SCUOLA/ Imparare a scrivere “smontando” i giornali: ecco come fare

- Daniela Graffigna

Imparare a scrivere si può, o è un inspiegabile dono dall’alto? Vale la pena di studiarsi “Leggere scrivere argomentare. Prove ragionate di scrittura”, di Luca Serianni. DANIELA GRAFFIGNA

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“Cosa deve fare mio figlio per imparare a scrivere, professoressa? Eppure legge molto!” Spesso chi insegna italiano si è sentito ripetere questa frase, da parte di genitori più o meno tuttologi ed autoreferenziali.
Ma il passaggio che talvolta anche l’insegnante sembra dimenticare o dare per scontato è che ciò che viene letto, perché possa essere utile a tutti i livelli, deve essere capito, nel senso etimologico del termine, cioè afferrato e fatto proprio dal lettore, non solo negli aspetti contenutistici, ma anche, e soprattutto, in quelli formali, che del contenuto sono fondamentale veicolo. “Scrivere bene significa anche leggere bene, non solo comprendendo parole e frasi, ma cogliendo le sfumature e le implicazioni del discorso e, eventualmente, l’intento persuasivo dell’autore“: così Luca Serianni nell’Introduzione al suo ultimo libro, Leggere scrivere argomentare. Prove ragionate di scrittura, uscito per i tipi di Laterza in primavera. L’opera è, come recita il titolo, una guida alla composizione scritta di testi argomentativi. Fin qui sembra non ci sia nulla di nuovo: anche la manualistica, scolastica e non, pullula di guide più o meno ragionate alla scrittura (creativa, argomentativa, per l’esame di Stato, ecc.). La novità dell’opera di Serianni è tutta sul versante metodologico: l’autore infatti non propone regole e procedimenti teorici, che inevitabilmente finiscono per risultare, a docenti e ancor più a discenti, astratti e quindi inutili; egli parte dall’oggetto che vuole insegnare a realizzare – testi argomentativi giornalistici -, lo smonta e lo analizza, per far vedere come è costruito, in modo che l’aspirante scrittore possa ricavarne elementi per migliorare la propria tecnica di scrittura: “L’intento di questo libro è insieme umile e ambizioso: illustrare, commentando un certo numero di brani contemporanei, come funziona un testo ben costruito; che cosa se ne può ricavare attraverso una lettura attenta a cogliere il rapporto tra contenuti, espliciti o impliciti, ed espressione linguistica; quali esercizi e operazioni di smontaggio possono servire, entrando nel laboratorio di uno scrivente esperto, perché chi esperto non è migliori la sua abilità di scrittura” (ibidem, p. X). 

Altro effetto “salutare” e assolutamente non secondario di un simile approccio ai testi è quello di affinare la sensibilità linguistica, testuale e, perché no, letteraria, del lettore. Si tratta insomma di portare ad acquisire la capacità di gustare prima e produrre poi quei testi che anche dal più recente lessico didattico-ministeriale vengono definiti “complessi” (si veda l’allegato A delle Indicazioni Nazionali per i Licei del 2010, dove tra i risultati di apprendimento attesi per l’area linguistico comunicativa si colloca anche quello di “saper leggere e comprendere testi complessi di diversa natura, cogliendo le implicazioni e le sfumature di significato proprie di ciascuno di essi, in rapporto con la tipologia e il relativo contesto storico e culturale“, che segue immediatamente il primo obiettivo di apprendimento, cioè “dominare la scrittura in tutti i suoi aspetti, … modulando tali competenze a seconda dei diversi contesti e scopi comunicativi“).

Gli esercizi proposti nel libro sono di tre tipi: cloze (“ricostruzione di un brano tramite il reinserimento di alcune parole precedentemente cancellate secondo vari criteri”); la “ricerca dell’intruso” (sostituzione di una parola nel testo originale con un’altra di significato opposto: lo studente deve individuarla e sostituirla con l’originale); individuazione di una parola partendo dalla sua definizione.
Anche per gli esercizi, peraltro sempre molto stimolanti e la cui soluzione è fornita alla fine del volume, l’aspetto più interessante è che essi, per esplicita dichiarazione dell’autore, si propongono soprattutto come esempio di un metodo di lavoro, che il docente – destinatario prioritario del volume, non a caso non pubblicato nella manualistica scolastica – può seguire a sua volta, creando quesiti analoghi su altri testi: La batteria di domande va considerata in primo luogo come una proposta per costruire quesiti equivalenti, ricavandoli da altri testi (ibidem, p. XXI).
L’opera di Luca Serianni ha già ricevuto autorevoli recensioni (“Leggere meglio per scrivere bene. E diventare cittadini più attivi”, di Luca Mastrantonio, Corriere della Sera, 19 aprile 2013), in cui tra l’altro si sintetizzano le proposte che il linguista avanza nel libro riguardo alle tipologie della prova scritta di italiano dell’esame di Stato conclusivo della secondaria superiore, proposte che non è quindi qui il caso di riproporre.
Credo valga la pena invece sottolineare un ulteriore aspetto per cui l’autore va controcorrente: il fatto che egli abbia scelto di trarre gli esempi di testi “ben scritti” dalla saggistica, dalla tanto spesso vituperata prosa giornalistica contemporanea (“A differenza di molti miei colleghi … sono convinto che i giornali italiani siano mediamente scritti bene; e ottimamente nelle parti costitutive, come l’editoriale e i commenti degli opinionisti”, ibidem, pg. VIII) e, cosa inaudita!, da testi di studenti (si veda la sezione Scritture adolescenti, penultima del volume).  Il messaggio è chiaro e più volte esplicitato: sostituiamo al lamento sulla tragica situazione del presente la capacità di individuare il bene, di valorizzarlo e la volontà di imparare da esso.
I brani proposti, distinti per tipologia di testo – rispettivamente La scrittura giornalistica (brani 1-7); La saggistica (brani 8-13); La divulgazione (brani 14-16), le già citate Scritture adolescenti e Articoli di cronaca – e, all’interno di ciascuna tipologia, distinti per il contenuto, sono tratti dai maggiori quotidiani italiani (“Corriere della Sera”, “La Repubblica”), talvolta dai loro inserti o supplementi (“Il Venerdì di Repubblica”, “Io Donna”, “Sette”, “Style”, ecc.), oppure da periodici più specialistici (“Cartabianca”, “Italianieuropei”, “Vita e Pensiero”, ecc.). Le firme sono tutte autorevolissime; gli argomenti, e di conseguenza i registri linguistico-stilistici sono i più vari – si spazia dalla politica estera all’articolo di intrattenimento alla medicina −. 

Ciò che conta, anche sotto il profilo della scelta dei testi, è ancora una volta il suggerimento metodologico dell’autore: poiché all’esame di stato si propone agli studenti di scrivere, tra altre tre tipologie, anche un saggio breve o un articolo di giornale, occorrerebbe che i discenti fossero condotti a familiarizzare, in maniera non episodica, né impressionistica o superficiale, ma con precisa cognizione di causa, con queste tipologie di scrittura. Che peraltro sono quelle più facilmente reperibili e che, anche a causa della loro non eccessiva lunghezza, meno dovrebbero annoiare gli studenti. 

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