SCUOLA/ La cannabis, ultima sfida alla libertà degli eterni adolescenti

Il dibattito sulla legalizzazione della cannabis coinvolge direttamente la scuola e il suo compito educativo e formativo. Il concetto di libertà al centro di tutto. GIANNI MEREGHETTI

12.01.2014 - Gianni Mereghetti
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Immagine di archivio

Caro direttore,
il dibattito sulla legalizzazione delle droghe leggere coinvolge e in modo diretto il mondo della scuola. Spinello e cannabis rappresentano di fatto, al di là della scelta di chiudere gli occhi, una pratica, se non maggioritaria, di certo diffusa.

Il dibattito in corso è teorico e non ha attinenza con la realtà, che invece è fatta di dramma e di sofferenza. Si discute astrattamente di libertà e di riduzione della sfera di influenza della mafia, ma senza stare di fronte a chi le droghe le assume perché non sa stare alla realtà.

Siamo tornati indietro di anni e anni, ancora ci stiamo allineando alle truppe di coloro che hanno sostenuto e risostenuto che ogni essere umano deve essere libero, che deve poter scegliere. È una logica, questa della libertà  come diritto di scegliere, che sta vincendo quanto più si rimane a livello astratto. Infatti chi mai potrebbe negare che ogni uomo o donna ha la libertà di scegliere? Uno slogan che si ripete: “io non lo farei mai, però se qualcuno vuol farlo perché impedirglielo? Ha il diritto di farlo!”

Su questo si sta costruendo l’assalto alla cannabis la quale, prima o poi, sfonderà le ultime e fragili barriere di una vigilanza moralistica e di conseguenza fragile.

Il mondo della scuola non sta a guardare, non può farlo: il mondo della scuola si pone come la contraddizione più forte e più decisa a questo tentativo di legalizzazione quanto mai determinato. Da anni la scuola ha assunto una scelta che negli anni 90 è stata identificata nei Progetti di educazione alla salute. Ricordo lo slogan di allora, “star bene con se stessi e gli altri nell’istituzione”; uno slogan che non era convincente, ma che ora capisco aver avuto la sua funzione, quello di tener desta la questione educativa.

Ma la risposta alla legalizzazione delle droghe leggere è proprio l’educazione, quanto mai implicata nel compito di ridefinire la libertà.

Ci aiuta Papa Francesco a capire che cosa sia la libertà. Lo ha fatto in modo chiaro il 4 maggio 2013, quando ha detto: “Ma che cosa significa libertà? Non è certo fare tutto ciò che si vuole, lasciarsi dominare dalle passioni, passare da un’esperienza all’altra senza discernimento, seguire le mode del tempo; libertà non significa, per così dire, buttare tutto ciò che non piace dalla finestra. No, quella non è libertà! La libertà ci è donata perché sappiamo fare scelte buone nella vita! Siamo vittime di una tendenza che ci spinge alla provvisorietà… come se desiderassimo rimanere adolescenti. È un po’ il fascino del rimanere adolescenti, e questo per tutta la vita! Non abbiamo paura degli impegni definitivi, degli impegni che coinvolgono e interessano tutta la vita! In questo modo la vita sarà feconda! E questo è libertà: avere il coraggio di prendere queste decisioni con grandezza”. 

Questa è l’educazione, quanto mai implicata a rendere ogni ragazzo e ogni ragazza liberi, veramente liberi, cioè capaci di scegliere ciò che fa il loro bene.

Siamo così ad una sfida decisiva, da una parte chi ripropone un sì o un no ai vecchi schemi, legalizzazione sì, legalizzazione no, secondo la logica di una libertà zoppa e ridotta; dall’altra parte chi vede nell’educazione il bisogno primario dei giovani e quindi si batte perché si possa riscegliere per la centralità educativa. Solo un “pieno” di vita può sfidare spinello e cannabis, che invece vincono laddove manca una proposta che si rivolga all’umano.

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