UNIVERSITA’/ Oggioni (Clds): i medici “senza futuro” non chiedono posti, ma garanzie

È stata pubblicata ieri sul sito www.medicisenzafuturo.it una petizione on-line in difesa degli studenti ed aspiranti specializzandi in medicina. Ne parla ANDREA OGGIONI (Clds)

27.03.2014 - Andrea Oggioni
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Immagini di repertorio (Infophoto)

È stata pubblicata ieri sul sito www.medicisenzafuturo.it una petizione on-line in difesa degli studenti ed aspiranti specializzandi in medicina. L’iniziativa nasce da un gruppo di studenti di Medicina uniti nel Comitato Nazionale Studenti in Medicina per la RI-FORMAzione, e di neolaureati del Comitato aspiranti specializzandi. L’iniziativa ha ricevuto un sostegno primario fondamentale dal Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio e dall’Associazione Italiana Giovani Medici, Sigm. La petizione ha raggiunto in 24 ore più di 15mila firme, registrando inoltre l’adesione di numerose personalità accademiche tra cui i rettori delle Università di Milano, Milano-Bicocca, San Raffaele, Padova, Genova e Chieti-Pescara, nonché del presidente del Consiglio Universitario Nazionale, Andrea Lenzi, e di grandi personalità scientifiche. Ilsussidiario.net ne ha parlato con Andrea Oggioni, presidente del Clds e primo firmatario dell’appello.

Siete soddisfatti del supporto che sta ricevendo la vostra iniziativa?
Ieri, nelle prime 12 ore in cui era possibile aderire, abbiamo raccolto 12mila sottoscrizioni e già questa mattina abbiamo superato ampiamente le 15mila. Tra i firmatari spiccano anche grandi personalità del mondo accademico e scientifico che, condividendo appieno le richieste e lo spirito dell’Appello, hanno scelto di esprimere la loro solidarietà.

Perché questo appello?
Il Governo deve prendersi carico della responsabilità di decidere quanti studenti italiani vorrà fornire come medici al proprio Paese e quanti invece dovranno emigrare altrove o abbandonare le proprie aspirazioni. Nei prossimi anni infatti il nostro paese rischia seriamente di non avere a disposizione tutti i medici necessari a curare i cittadini italiani.

Quali sono i soggetti da cui è nata questa iniziativa?
Sono mesi oramai che segnaliamo questa situazione critica: il problema del finanziamento dei contratti di specialità per la formazione medica non nasce oggi. L’iniziativa parte dall’intraprendenza di alcuni studenti di medicina e neo-laureati aspiranti specializzandi; noi del Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio, insieme all’associazione italiana giovani medici-Sigm abbiamo subito sostenuto la necessità di un’iniziativa pubblica decisa, che potesse sensibilizzare coloro che hanno la possibilità di intervenire per risolvere questa situazione.

Eppure della cosa si era tenuto conto a suo tempo in sede legislativa. 

In legge di stabilità si era certamente riusciti ad evitare il disastro, aumentando le possibili borse da circa 2.000 a 3.300, ma la situazione è rimasta critica: come spiega l’appello, a fronte di 9.000 candidati, solo poco più di un terzo avrebbe avuto la possibilità di portare a compimento il suo percorso formativo. Questa situazione è assolutamente inaccettabile per un Paese che intenda tornare a crescere partendo dai giovani, come dichiarato più volte da numerose personalità politiche.

Quindi vi prospettate un approccio diverso da parte del ministero sulla gestione globale della formazione dei medici?
In questi anni abbiamo assistito a politiche prive di un’apparente logica di lungo periodo nella definizione del numero dei posti per le immatricolazioni al corso di laurea in medicina e chirurgia. Ogni anno lo stato immette, investendo ingenti risorse, migliaia di matricole nel sistema universitario, senza affiancare a questo ingresso un’effettiva programmazione dell’intero percorso di formazione. Per questo motivo possono venire a formarsi distorsioni come quella che stiamo cercando di affrontare.

Insomma volete stabilizzare dei precari.
No. La nostra richiesta non è quella di un posto fisso o la garanzia dell’occupazione per qualcuno, ma la possibilità che coloro che hanno investito il loro tempo e denaro per ben sei anni possano concludere il loro percorso formativo.

Qual è il futuro di medicisenzafuturo?
Ora l’Appello va avanti, ma inevitabilmente la palla passa al presidente del Consiglio e ai ministri. Sta a loro infatti decidere se prendere in considerazione la volontà di migliaia di giovani che, senza arrendersi alle difficoltà della crisi, desiderano essere una risorsa per il nostro paese. Siamo disponibili al confronto e attendiamo risposte urgenti.



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