SCUOLA/ Quei giovani così “infantili” che preoccupano i prof

- Valerio Capasa

“Da adolescenti abbiamo vissuto una fase delicata: eravamo pieni di domande. Poi, per fortuna, abbiamo raggiunto la maturità”. Spesso la scuola non la pensa in questo modo? VALERIO CAPASA

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Dal film "Marcellino pane e vino" (1955) di L. Vajda

Io insegno in una classe difficile. Che ci volete fare, non ci sono più i ragazzi di una volta. Gli adolescenti di oggi sono così fragili! C’è bisogno che la scuola intervenga, che si faccia carico della loro formazione. Davvero, io a loro voglio bene come una mamma. Ho dato un compito, l’altro giorno. E molti hanno tirato fuori un’insospettabile vena poetica. Quanti casi umani, però!

C’è Giacomo, per esempio, quello bassino. Mi ha scritto che «tutto è poco e piccino» rispetto all’immensità dei suoi desideri e che quando gli hanno regalato un cavallo sì, è stato contento, ma ha sentito subito che era uno di quei piaceri «misti di dispiacere». Anzi, ha aggiunto che anche se avesse l’universo intero, «il desiderio nostro sarebbe ancora più grande che sì fatto universo». Io non li capisco più, questi ragazzi: hanno tutto e si lamentano! Le nostre generazioni sono cresciute a forza di sacrifici e con quel poco che avevamo stavamo bene; e questi qui più hanno e più vogliono! Ma dipende dalla famiglia: l’hanno viziato, troppi soldi in quella casa! E alla fine è chiaro che i ragazzi vengono fuori così, incontentabili. Si mette a parlare con la luna, lui, anziché socializzare un po’ di più con i compagni. Dice pure che si annoia: per forza! secondo me dovrebbe fare un po’ di volontariato, considerare gli uomini stretti «in social catena». Ma gli passerà, sono convinta. Ora stiamo organizzando una bella gita, a Roma, così Giacomino vede com’è il mondo fuori dal suo paesino, che non offre stimoli culturali adeguati a uno come lui a cui piace tanto leggere. 

Insomma, è un ragazzo un po’ troppo introverso, e non è neanche l’unico. Anche Italo è molto timido: ogni volta che deve dire qualcosa, prima di decidersi ci pensa e ci ripensa, e non riesce mai a fare una cosa con convinzione e a portarla a termine. Ci deve mettere più impegno, secondo me, più volontà: lui è bravo ma potrebbe fare di più. E poi ha un brutto vizio: fuma. Lo becchiamo sempre in bagno con una sigaretta in mano. Gliel’abbiamo detto mille volte, e ogni volta ci ha fatto la stessa promessa: «questa è l’ultima sigaretta», dice. Ma ormai è dal primo anno che andiamo avanti così: dobbiamo prendere dei provvedimenti, così vediamo se la smette davvero! Forse noi non abbiamo le competenze per capire quella che, a questo punto, è diventata una vera e propria dipendenza: dovrebbe andare dallo psicologo.

Sono tutti troppo individualisti, in quella classe non c’è spirito di gruppo. E Giovanni avrebbe proprio bisogno di un nido che lo protegga, anche perché si vede che gli manca una figura paterna, e da quando è orfano si è legato morbosamente a sua sorella piccola, che va in un’altra classe. 

Saffo e le altre ragazze, poi, stanno sempre fra di loro, e Vincenzo sarà anche bravo a disegnare, ma ultimamente si è spinto ad atti di autolesionismo che francamente mi preoccupano. Neanche il rappresentante di classe, Niccolò, fa niente: sembra buono, ma in realtà è furbo come una volpe e quando vuole sa essere anche violento come un leone. Mica pensa agli altri, lui: ora che ha avuto il potere, pensa solo a mantenerlo, anche a costo di fingere. 

Deve stare attento, però, che Gabriele da un momento all’altro lo può sovrastare. Gabriele, appunto: Sta sempre in giro, non lo vedi mai seduto al posto suo. Scrive, dipinge, si veste bene, fa un sacco di cose. Nel tema ha scritto che un giorno di questi vorrebbe fare un’okkupazione. Quello è matto, va a finire che lo fa davvero. Dobbiamo mettergli 5 in condotta, lo dirò al preside: rischia di diventare un caso di bullismo. Con tutte le storielle che c’ha in giro, poi! Prima almeno stava con Elena, che è tale e quale a lui. Ma ora fa la corte a Maria, che è una bravissima ragazza. Si scambiano poesie, per il momento. Ma lo sappiamo tutti come va a finire, con quello lì. Bisognerebbe attivare per tempo dei corsi di educazione alla sessualità, per evitare che la povera Maria, se non usa delle precauzioni, si ritrovi nei guai.

Dovrebbero crescere, diventare più responsabili. Impegnarsi di più, anche. Noi come scuola stiamo già organizzando dei corsi per aiutarli. Alessandro, per esempio, nel tema ci ha parlato di una sua amica, Lucia, che da qualche giorno viene perseguitata da uno stalker. E menomale che ce l’ha detto! fosse stato per lui, avrebbe aspettato chissà quale provvidenza divina. Invece è il momento di far sentire la nostra voce per i diritti delle donne e per dire basta alle discriminazioni (ché già Pier Paolo e Oscar ne hanno subite tante). Sicuramente, nell’ambito dell’educazione alla legalità, faremo una marcia contro tutte le mafie. Se stiamo ad aspettare che Dio tocchi il cuore ai teppisti e ai rapitori…

Sono tipi difficili, alcuni, non si adattano. Quell’Alighieri ha sempre la testa fra le nuvole, e il mondo lo vede coi paraocchi, lo divide fra bianchi e neri. È proprio un intollerante: appena uno non la pensa come lui lo manda al diavolo. La mattina, tra l’altro, fa spesso tardi, perché non fa mai la strada dritta e passa da un posto che è anche pericoloso, pieno di animali randagi. E menomale che lo accompagnano! Dovrebbe diventare più autonomo, e iniziare a fare la strada da solo. Se continua a fare così, un giorno di questi lo sbatto fuori. 

Poi ce ne sono altri che non si impegnano proprio. A parte Giovanni, sempre attanagliato da una strana malavoglia, c’è Giuseppe: mi ha consegnato il foglio praticamente tutto bianco. Solo due righe. Belle, va bene: «M’illumino d’immenso». Però troppo striminzito: fa il minimo indispensabile, non si applica proprio. Nemmeno si rende conto, nonostante tutti i corsi di educazione ambientale, di quanta carta che spreca!

Virgilio, poi, è andato un’altra volta fuori traccia. Gli ho dato un compito facile facile, sull’impero di Augusto, e ha fatto dodici colonne prendendola dalla guerra di Troia! Ma che c’entrava, dico io? Quando girano intorno alla domanda è perché non sanno rispondere. Tra l’altro, non ha neanche finito di ricopiare e qualche frase me l’ha lasciata in brutta. Avesse almeno il dono della sintesi, che potrebbe servirgli un domani! Niente, questi ragazzi moderni non ci pensano al futuro: sono cresciuti nel mondo del “tutto e subito”. Quando gli ho chiesto cosa avrebbe fatto dopo la scuola, Orazio mi ha risposto: «Smetti di chiederti cosa succederà domani. Carpe diem». 

Ma dove andremo a finire? Questi ragazzi non ti ascoltano. Ludovico pensa solo alla musica, e anziché a Roma vuole andare in gita a Vienna; ma quando gli diciamo qualcosa noi sembra che non senta proprio! 

Torquato è un altro personaggio strano: è venuto alla cattedra, stava consegnando il compito, e mi ha chiesto se andava bene. Gli ho risposto di sì, e lui è tornato al banco e l’ha riscritto da capo. Ma se gli avevo detto che andava benissimo! Quel ragazzo secondo me non ci sta molto con la testa: io dico che è un bes, e che avrebbe bisogno di un insegnante di sostegno.  

Quegli altri due poi li dobbiamo separare, ché stanno sempre a mandarsi dei bigliettini fra di loro: Seneca e Lucilio. Anzi, è l’ennesima volta che li cambio di posto, e lui mi ha detto che cambiare posto non cambia niente. Mi fa arrabbiare quella faccia imperturbabile in ogni momento. Anche i genitori non sanno più come fare: gli hanno tolto internet, non può più stare su Whatsapp con Lucilio, non lo fanno nemmeno più andare con gli amici agli spettacoli dei gladiatori, e lui rimane tranquillo, atarattico. Io non lo so, che cosa dobbiamo fare? gli dobbiamo tagliare le vene?

Chi li capisce è bravo. Non sanno ancora chi sono, è un momento delicato per loro, che ancora non hanno una personalità definita. Quel Luigi veramente sembra che non abbia capito chi è! Davanti ti fa una faccia e subito dopo te ne fa un’altra, come se ogni volta indossasse una maschera. Secondo me dovrebbe iscriversi al corso pomeridiano di teatro: lo aiuterebbe a non sentirsi nessuno.  

Questi ragazzi dicono di avere «il male di vivere» ma poi, se gli vai a chiedere che cosa vogliono dalla vita, che cosa sono, nemmeno ti sanno rispondere. Ti dicono «ciò che non siamo, ciò che non vogliamo». Come Eugenio: ogni giorno se ne sta seduto sul muretto, che non è neanche a norma, con tutti quei «cocci aguzzi di bottiglia» sopra! Le scuole italiane, del resto, cadono a pezzi, si sa, andrebbero tutte ristrutturate. 

E Cesare? quant’è complicato! Gli metti 8 ai compiti, torna al banco e scrive: «E con questo?». Ma così non si vive più! Nel tema ha scritto che «da chi non è pronto a legarsi con te per tutta la vita non dovresti accettare neanche una sigaretta». Esagerato! È vero che bisogna stare attenti alle droghe, e girare alla larga da certi tipi che non esiterei a chiamare maledetti (come Carlo, il francese, che frequenta brutti amici di un’altra scuola: Arturo, Stefano, Paolo). Io ho un sospetto, dobbiamo far intervenire i cani antidroga! Comunque drogarsi fa male, d’accordo, ma dire che non bisogna accettare neanche una sigaretta, figlio mio… bisogna anche essere un po’ spensierati, a quest’età! Se cominci così, da grande va a finire che ti ammazzi! Chissà quante gliene avrà offerte Italo, e Cesare non ha voluto! 

Che responsabilità, vedete! Perché saranno anche bravi a scrivere, però come pensiero sono ancora infantili. Va be’, anche noi da adolescenti abbiamo attraversato una fase delicata: non sapevamo cosa volevamo ed eravamo pieni di domande. Poi, per fortuna, abbiamo raggiunto la maturità. Cresceranno anche loro, e certe fissazioni se ne andranno da sole. La finiranno di fare i poeti, e inizieranno a parlare, come noi, di cose più serie. 

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