SCUOLA/ A Torino la scuola “buona” di Renzi c’è già da 10 anni

- Dario Odifreddi

La Piazza dei Mestieri, Tra i primi casi in Italia a rappresentare un vero sistema duale, nasce nel 2004 a Torino. In questi giorni festeggia il decennale. Ne parla DARIO ODIFREDDI

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Infophoto

La Piazza dei Mestieri è una scuola professionale che nasce nel 2004 a Torino, un luogo pensato per sostenere la speranza dei giovani e valorizzare i loro talenti. Li accompagniamo nel percorso scolastico che è incentrato sul recupero del lavoro manuale, sui mestieri, su quella capacità di “mettere le mani in pasta” che ha fatto grande l’Italia nel mondo. In piazza da 10 anni si diventa pasticcieri, cioccolatieri, panettieri, cuochi, barman, acconciatori, grafici, termoidraulici. Una scuola professionale che nasce dalla scommessa che anche in Italia è possibile coniugare sistemi educativi e lavoro, scuola e impresa. Per questo a fianco di ogni percorso educativo abbiamo dato vita a una vera e propria attività produttiva, perché i nostri ragazzi potessero misurarsi con il lavoro già durante il percorso di studi. E’ molto di più dell’alternanza, è una vera e propria esperienza di sistema duale.

1.500 giovani sono già usciti dalla Piazza dei Mestieri e la gran parte di loro ha trovato un’occupazione coerente con il percorso di studi. Oggi altri 1.500 stanno frequentando i percorsi di studio a Torino e nella nuova sede di Catania.

Un’esperienza che sin dalle origini ha cercato di educare i giovani alla bellezza; solo la bellezza mobilita veramente l’umano. La bellezza del posto dove stai, ma anche di un piatto ben fatto, di una poesia; per questo in Piazza abbiamo dato vita da subito a un cartellone annuale che conta circa 70 eventi culturali (dalla musica al teatro, dagli incontri con grandi personalità alle mostre, dal concorso di poesia e prosa a quello di arte contemporanea).

Nel tempo la Piazza è diventata un casa per i giovani, ma anche un luogo aperto alla città; come accadeva nelle piazze dei Comuni, in questo luogo si intrecciano infatti tante necessità e bisogni differenti: c’è chi va in piazza per vendere e comprare, chi semplicemente per incontrarsi, bere e mangiare insieme, ma anche (come accadeva alle origine di quelle realtà che, poi, diventeranno le università) per insegnare, imparare e capire.

Nello sviluppo della Piazza un ruolo importante e decisivo è stato giocato dal territorio e dalle imprese. Le istituzioni, le fondazioni bancarie, ci hanno sostenuto, ma anche tante imprese si sono coinvolte; 700 piccole imprese collaborano con noi per la stesura dei programmi, per accogliere i giovani in stage e per inserirli nel mondo del lavoro. Poi ci sono le grandi imprese che esercitano la loro responsabilità sociale collaborando con la Piazza, sostenendo i giovani più bisognosi con borse di studio o le attività culturali; Da L’Oreal che ci segue sin dal 2004, a intesa San Paolo, Iren e Bosch. 

Il decennale è un modo per dire grazie a tutti per questa collaborazione e per offrire un contributo alla riflessione in atto su temi come la dispersione scolastica, la disoccupazione giovanile, il mercato del lavoro. Dal 28 settembre al 4 ottobre ogni giorno ci saranno incontri che toccano i temi del rapporto pubblico privato, del nuovo welfare, dell’educazione dei giovani, delle prospettive di lavoro, della carità che si fa opera.

Ne parleremo con i ministri Poletti e Giannini, con il presidente Chiamparino, con i sindaci Fassino e Bianco, con gli amministratori delegati de L’Oreal, di Bosch, Di Eataly e di Iren, con il presidente del comitato di gestione di Intesa San Paolo, Gros Pietro, con il nostro vescovo Nosiglia, con numerosi giornalisti, uomini delle fondazioni bancarie, di cultura e di sport, e altri impegnati nella costruzione di opere di carità. E poi ogni sera momenti di festa con spettacoli che vanno dal jazz alle canzoni di Jannacci. 

Il decennale è anche un modo per sollecitare il governo, i ministri Giannini e Poletti e lo stesso premier. Stanno facendo un lavoro importante. Il documento La buona scuola e il Jobs Act stanno finalmente affrontando alcuni temi decisivi. Dall’alternanza scuola lavoro al riconoscimento del ruolo della formazione professionale, dal passaggio di tutele per pochi a una loro estensione; bisogna sostituire la cassa integrazione in deroga e la mobilità con politiche attive, con azioni che aiutino davvero i giovani e chi perde lavoro a entrare o rientrare sul mercato del lavoro. Certo poi contano le azioni concrete e questa è una sfida ancora tutta da vincere: si può essere d’accordo o meno sugli 80 euro e sull’assunzione di 150mila precari, ma queste misure non sono sufficienti per far ripartire il paese. Ci vuole una nuova fase in cui si investe sui sistemi educativi e sulla formazione professionale dei giovani. Come diceva Derek Bok, presidente di Harvard, “se pensate che l’istruzione costi, provate con l’ignoranza”.

Investiamo sui nostri giovani con risorse economiche, ma anche con passione; i giovani non sono bamboccioni, siamo noi adulti che proiettiamo su di essi le nostre paure e le nostre insicurezze e se continuiamo a dir loro che saranno precari a vita e che vivranno peggio dei loro genitori non potremmo che generare in loro depressione, ma se sapremo fargli proposte affascinanti, sfidarli sulla loro responsabilità e sulla loro libertà, come faceva un grande maestro dell’educazione dei giovani come don Giussani, o come ha fatto Marchionne al Meeting di Rimini, si metteranno subito in moto.


Sul sito www.piazzadeimestieri.it si può consultare il programma di eventi in occasione del decennale.

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