MATURITA’ 2015/ E’ solo un “Truman Show”, recitano tutti

Secondo un sondaggio, uno studente su due ha avuto suggerimenti dagli insegnanti, e uno su quattro ha copiato da internet. Va così: gli esami sono ormai una farsa. VALERIO CAPASA

25.06.2015 - Valerio Capasa
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Jim Carrey in "The Truman Show" (1998)

Gli esami di maturità sono un Truman Show: recitano tutti. Terza prova: l’impaccio più totale. Fisica? Cos’è ‘sta roba? Lo spettro della pagina bianca. E allora… brusio, agitazione, suppliche, torsioni del busto a 360 gradi, occhi prensili, banchi posseduti dagli spiriti, che si avvicinano centimetro dopo centimetro. Ed eccoli, gli insegnanti compiacenti (quelli stessi che difendono la scuola pubblica). Come bambini che giocano al gatto e al topo, il commissario interno chiacchiera di Renzi con l’esterno che si è portato fuori (è esterno, appunto), con la scusa del cappuccino, facendo finta di non vedere che girano vocabolari di inglese ripieni di fisica, e di tanto in tanto, quando il brusio assurge a mercato del pesce, si limitano a un “ragazzi, insomma!”, o perfino alla minaccia di ritirare i compiti, meno credibile di quando la signora sulla spiaggia promette ogni cinque minuti di bucare il pallone ai ragazzini che ci giocheranno invece per tre mesi di fila.

«È il potere dei più buoni», come cantava Gaber. Che sfigati quegli alunni a cui professori cattivi non hanno già rivelato sotto banco le tracce della terza prova, o quelle classi dello scientifico in cui gli interni non sono riusciti a inserire educazione fisica al posto di fisica! Secondo un sondaggio, uno studente su due ha avuto suggerimenti dagli insegnanti, e uno su quattro ha copiato da internet. E se ancora permanessero valutazioni negative, che si fa? Si pompa il voto di italiano, tanto lì basta sparare quattro fesserie per avere 13 quindicesimi. “Dài, aiutiamoli, questi ragazzi!”. Meno male che qualcuno ha anche passato tutta la seconda prova, così il troglodita improvvisamente è diventato bravo quanto il bravo. 15 pari. Egalité!

Va be’, cose che si sanno. Però non sia mai che mi abitui all’assurdo, preferisco morire prima. Ai crocerossini della scuola vorrei chiedere: primo, cosa significa aiutare i ragazzi? Farli copiare vuol dire aiutarli? Alzare il voto vuol dire aiutarli? Usciamo, per favore, dalla logica dei buoni e dei cattivi, dello stare dalla loro parte o dell’essere troppo fiscali, della commissione tranquilla e di quella che rompe. Ragioniamo in termini di scopo: vorresti che tuo figlio fosse trattato così? ammettere agli esami alunni imbambolati di fronte a una prova di matematica neanche fosse giapponese vuol dire averli aiutati? Il professore che spiega senza farsi capire, poi falsifica il voto finale, poi pensa una traccia, poi la svolge, poi la passa, poi alza il voto allo scemo che nemmeno è riuscito a copiare, quando inizierà ad avere un rapporto con la realtà? quando accoglierà il suggerimento di cambiare il suo metodo? quando si accorgerà che i ragazzi vanno in tilt davanti al mare magnum di cinque materie da ripetere a causa dell’impostazione analitica dello studio che lui ha favorito?

Aiutare un ragazzo vuol dire invece metterlo di fronte alla sfida affascinante e faticosa della conoscenza. Se non ce la fa, dirglielo: “hai sbagliato strada”. Se non ne vuole sapere, rispettare la sua libertà: bocciarlo. Poi stare insieme a lui, spendere il proprio tempo libero, magari. Riempirlo di debiti, ma mettendosi a tradurre o a fare esercizi con lui. Aiutarlo cioè a sbattere contro i propri limiti, senza parargli il colpo. Altrimenti andrà avanti oggi e crollerà domani, o andrà avanti sempre, ma farà crollare l’Italia. Perché quel che è grave non è cadere, ma non accorgersi che cadiamo. Viviamo un tempo in cui tutti fanno finta di non cadere, e sono tutti a terra. 

Secondo, sarà mai possibile trattare i nostri alunni da uomini? Ragazzo mio, non sai l’inglese o il greco o informatica. Bene, guarda in faccia questo dato: non ne sai niente. Sappi che io non ti abbandono. Proviamoci. Fatti aiutare. C’è un tuo compagno di classe che ne sa di più? hai un amico che ti può far appassionare? Se poi proprio sei “tufo”, dovevo dirtelo in tempo: fai altro, vai a lavorare. Ma non bocciare chi scrive l’ivello, con l’apostrofo, vuol dire “dargli fiducia”? Troppo facile mettersi a posto la coscienza facendo pastette per 1 punto in più a una prova o per 0,2 punti che innalzino la media di fine anno da 7,89 a 8,09 e facciano avere 1 credito in più, in modo che alla fine esca 87 anziché 84. Tre punti su cento! Tre punti! Quel ragazzo vale i tuoi miserrimi tre punti? Vale infinito, porca vacca! Sia quel che sia, 87 o 84, ma vale infinito! Vale cioè il tuo tempo, le tue lacrime, e quello che non puoi dargli. Non puoi prostituirlo, non puoi comprartelo con qualche punticino: vale di più! 

Giocatela, maturando, goditela: pensa, scopri, scrivi, sbaglia, piangi, rialzati! Mettimi in croce, dimmi dove cambiare, cercami di giorno e di notte: abbiamo avuto un anno per essere pronti! Aiuta i tuoi amici, ma andandoci a studiare insieme, non durante la prova. Lì non stai fregando proprio nessuno: l’insegnante che credi di fregare, oltre a esserti complice, è il responsabile della tua paura e della tua ignoranza e del tuo spaesamento. Se non è cieco ma è solo finto cieco, allora è uno buono, che vuole proteggerti (come faceva Christof con Truman). Ma allora non vuole farti crescere, neanche stavolta. 

Come vorrei che i ragazzi, per una volta, fossero trattati da uomini. Ma per questo ci vorrebbero degli uomini dall’altra parte.

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