MATURITA’ 2015/ Colloquio orale, come superarlo? Imitate Peppone

- Mauro Monti

E’ tempo del colloquio di maturità, ultimo, temuto scoglio prima della sospirata fine. Occorre stare calmi conservare la lucidità, non ingannare. Innanzitutto se stessi. MAURO MONTI

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Don Camillo e Peppone nella versione cinematografica (Foto dal web)

Caro candidato che ti prepari al colloquio di maturità, dopo i consigli  ricevuti dalla mamma, dallo zio, dagli amici, dai professori e dal vicino di casa,  se hai ancora un po’ di spazio mentale, ecco i suggerimenti senza pretese di un vecchio preside che fa esami quasi ininterrottamente dal 1985.

1. Stasera cerca su You Tube lo spezzone del film con l’esame di quinta elementare del sindaco Peppone, guardalo con attenzione e chiediti che cosa gli consente di superare la prova con un bel 10 in tutte le materie. Scoprirai forse che il suo “trucco” è quello di essere se stesso, di parlar di sé, di raccontare in modo personale le cose più importanti che gli sono capitate (nel suo caso le vicende della Resistenza e il suo incontro con don Camillo). Prova quindi a pensare al tuo esame non come allo spazio in cui recitare, più o meno bene, un copione uguale a quello di centomila altri, ma come una possibilità (senza strafare, mi raccomando, perché non sei Peppone) di poterti esprimere per ciò che sei, per dire ciò che ami e ti interessa.

2. Per rafforzare il concetto trovati un’attività particolarmente noiosa (ognuno ha le proprie: copiare elenchi di parole, riordinare in casa, guardare un programma Tv che non ti piace) e prova a farla per un po’ di tempo, osservando attentamente le tue reazioni. Se ti viene da sbuffare, ti vien voglia di dormire o saltare dalla finestra, pensa che una delle attività più noiose al mondo è fare il commissario che ascolta le cosiddette “tesine” alla maturità. Chiediti allora se tra gli argomenti con cui hai scelto di partire c’è uno che ti “intriga” particolarmente, che è il “tuo” argomento, quello che ti ha affascinato e un po’ ti esprime. Se c’è, dai spazio a quello e non avere paura di ridurre o  tagliare tutte le cose che hai aggiunto solo per compiacere i professori della varie discipline che volevano un loro posto al sole. Ricorda che non c’è scritto da nessuna parte che all’inizio del colloquio si debba parlare di sette/otto materie diverse, ma solo che il candidato sceglie “un argomento” da cui partire. Se quell’argomento veramente ti coinvolge, aumentano le possibilità che, almeno per simpatia umana, possa risultare interessante anche per chi ti ascolta.

3. Quello che invece è scritto chiaramente è che la parte di “tesina” (in realtà “argomento di avvio”) deve avere uno spazio minoritario rispetto alla conduzione diretta dei commissari. Prima del colloquio fai quindi oneste prove di tempo e non tentare di sfondare il muro dei 10 minuti che ti sono concessi, provando ad allungare il brodo, magari nella speranza di togliere spazio alle domande difficili. Le domande difficili comunque arriveranno e spero tu ne sappia affrontare la maggior parte.

Se te ne capitasse qualcuna a cui non sai rispondere, cerca di non perderti d’animo e non andare in crisi. Il colloquio è fatto di tante parti e la valutazione finale non è la somma algebrica di esse, ma una considerazione globale, anche di come hai saputo muoverti nelle situazioni di difficoltà.

4. In sintesi, pensa di andare al colloquio consapevole di avere delle carte da giocare e un valore di te da comunicare. Un passaggio di un testo rap scritto quest’anno da un allievo del mio Ipsia diceva così: “ti sembrerò un fallito ma dentro me ne vanto/ perché in apparenza costo meno di quello che realmente valgo”. Si può rovesciare, togliendolo un po’ della drammaticità che contiene, dicendo che ognuno di noi ha un valore e quindi vale più di quello che a volte è disposto a riconoscere (il costo-valore nel testo rap). L’esame è l’occasione per scoprire questo valore, ancor prima davanti a se stessi che davanti alla commissione. In fondo solo a questo servono gli esami, a prescindere dal risultato. E quando accade di fare qualcosa in cui ci riconosciamo espressi, è allora che siamo contenti. Veramente.



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