SCUOLA/ Chi ha ucciso il Professore? Italodramma in quattro puntate (3)

- Stefano Bertani

Stato e Privato, e poi il Sindacato, hanno tutti congiurato contro il professore, unico vero sconfitto della scuola. Italodramma in quattro puntate di STEFANO BERTANI

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La prima e la seconda puntata.

Intanto, tu pensa sempre all’Ottocento, al Progresso e all’Exposizione, all’Ascensione dell’uomo materiale e non men spirituale; il Moderno delle Nazioni Lottatrici, della morte del Celeste Padre, e della Madre Terreste e Naturale il secolo Natale; la Famiglia iniziò atavicamente a regredire, i Sessi a moltiplicarsi nel sol dell’avvenire: ci fu quindi l’anonimo individuo immerso nel numero sociale. Fu il Secolo dell’Orfano, dicevamo: da Hansel e Gretel a Bianca e Berni, da Cenerentola alla Fiammiferaia, Disney rileggeva il Buon Selvaggio e trascriveva i Grimm: lo stolto zio diseducava i nipotini paperini sfamigliati, il Paperone segnava la rotta del Dollaro Padrone. La dea della Memoria, madre di Poesia, abbandonò la Storia. Cominciò la lunga Supplenza, e lo Stato e le Chiese ne tenevan la Reggenza: cominciò una lotta di possesso e gelosia e fu presto lunga agonia: la Scuola fu il Fiore di questa nuova Presenza: la Patria Patrigna organizzava i figli, la Scuola Matrigna diveniva Istituto di allevazione. Mamma e papà si vedevano in televisione, alla rincorsa di 1 Milione. Mentre l’Affrica straripante attraversava il Mare, l’Europa senza figli inventava il Suv formato familiare. Il lusso d’esser genitore.

E volgiti poi alle nostrane vicende, che tutti constatano nei fatti, ma che resta difficile portare ad esplicitazione. L’elemento della solidale comunione, da cui nessuno vuole, né del resto ora potrebbe, cominciare a razionalizzare, è l’antica convergenza sulla Gran Quistione: lo stipendio dell’impiegatizia professione (che sia tutto tutto gratis il Resto; ma non Questo, non la Retribuzione). Dimmi come spendi e ti dirò chi sei, che cosa veramente apprezzi, a cosa dài Valore. La Spesa è il termometro del Cuore. A fine mese fai l’esame di coscienza: l’estratto conto sarà buona base di partenza (guarda voce libri scuola per i figli, corso tennis, danza, nuoto, cellulari, abbigliamento, paghette divertimento, gita d’istruzione, vacanza in esotico Meridione…; fai classifica di comparazione). Il Professore intanto ha rimosso il Problemone e si vergogna, preso com’è dall’educal motivazione o dal giustizialismo sindacale, dalla pomeridiana cura famigliare o dalla insicurezza occupazionale. L’anima doppia della Privata Impresa di Scolarizzazione  (l’esamivendolo e la religiosa ispirazione), batte ormai all’unisono ai ritmi del totipotenziario Consiglio di Amministrazione. Falliti (economicamente, per vuoto di fondi, e ammanco di iscritti e vocazione) gli enti di Antica ispirazione (era comunità del tutto militante di preti e suorine d’eccezione), han dovuto rispondere ai criteri del mercato, del marketing, della riscossione. Senza neppure aiuto alla retta per meriti di sussidiaria sovvenzione. Han creduto che per laicizzare sarebbe bastato imitare il cinismo commerciale. Ma presto torneranno al vecchio, religioso personale, solo più giovane giovane e gioviale, un po’ meno grigio, un po’ più normale. Stessa spiaggia, stesso mare. 

In tale situazione il laico neo dottore trovò spesso lì la prima occupazione, invidiando al collega dello Stato la per di lui succulenta retribuzione. Il privato, investendo nella struttura dell’Innovazione per stare al passo dell’Inflazione, tagliava sulla voce men qualificante della sua Istituzione: il neolaureato suo impiegato. E a buonissima ragione applicava ogni tipo di Svalutazione (vediti i Contratti in successione): l’insegnante innanzitutto era pervaso della sua ardente missione alla formazione della neo generazione; lo Stato teneva ben serrate le porte d’assunzione, impedendo al lavorante libera circolazione; e c’era il monopolio: il Concorso, che la Legge cadenzava con ritmo stabile biennale, fu in concreto per anni l’Illusione, il Concorsone: il mercato era fermo agli anni Trenta, privo al tutto di ogni concorrenza. O 24 ore a 2/3 di retribuzione, oppure la voragine delle liste d’iscrizione al Precariato, divenuta la più Stabile Occupazione. 

In quei Consigli d’Amministrazione intanto si preparavano i grimaldelli della dissoluzione: si vendevano ore di lezione come fosse tempo di ottimizzanda produzione. S’invocava indi il Sacrificio. Si valutava a chili l’istruzione; bastava poi far suonare prima la stessa campanella per ottenere ore ed ore gratis a disposizione. Il giovane impiegato non capiva, fremeva per la nuova iniziativa, ma era convinto della propria e altrui umanitaria operazione. Condensar da 60 a 50 “primi” il buon Petrarca è una bella pacchia per il Professore, un bel Risparmio per l’Ente Gestore; i minuti così recuperati al ciurlare in inutili, metrici sofismi, ben valgono quattro cinque ore di pomeridiana assistenza e aziendale supplenza di forza lavoro, a pascolare il gregge appunto, risparmiando sul pagamento di docenza (oh progressista Buona Scuola, come sei in ritardo nell’opera della dissolvenza). 

Il pedagogo gongolava, e teorizzava i minimi saperi, i nuclei fondativi, le razionalizzazioni interdisciplinari fra i grovigli inutili dei tanti, troppi cascami dei vecchi nozionistici programmi. La Didattica ci guadagnava in snellezza, contar sodo era la competenza, mica la già morta conoscenza. Il Monte ore (il Monte) miracolosamente cresceva in vertiginosa altezza. Miracoli della illuminata Reggenza. Cartesio resuscitava: computoergo (e qui però ci lasciava). L’economo d’azienda respirava; il Gestore esultava, e traduceva con le dovute chiose educative le nuove prospettive, le novità della Sua Azienda Scuola: al Centro siano i “Ragazzi”, non le discipline coi loro intrallazzi e dei professori gli schiamazzi. Studenti, alunni, allievi, roba e nomi dei Tempi Grevi. 

Il giovane impiegato allora rimodulava programmi, riprogrammava i moduli, ove ritmava le lezioni, che finalmente si succedevano seguendo ordinate produzioni (il gratis). L’editoria impazziva, e sceglieva la via del taglia e incolla facile e redazionale. Moriva indi l’Autore. Tutti da lassù potevan controllare le prestazioni degli impiegati della classe, l’armonia che nell’ufficio finalmente pareva che regnasse, l’ingranaggio oliato che lento lento uniformava il Risultato: dal Manzanarre al Reno, dalle Alpi alle Piramidi si era diventati tutti più efficienti e rapidi. 

L’età media di poi precipitava, in segno di rottamazione e bassissima anzianità di compensazione, e la Scienza dell’educazione proliferava nell’Università, esultando nella nuova conciliazione, nella collegialità uniforme della libera educazione, nel Registro Elettronico in perfetta trasparenza voyerista, dell’enorme mole che entrava nelle Casse dell’Iscrizione. Il Pedagogista (il Positivista) era finalmente il Primo artista, il Regista, la Regina dell’Istituto, il Capolista della Cultura Umanista. 

Il rito liturgico dell’amorosa lezione si svolgeva seguendo le Ministeriali Indicazioni, ma sotto il remoto controllo degli Esperti monitoratori: l’Italia produceva Sapere, bastava vedere il diagramma dei Docenti Connessi a tutte l’ore, in tutte le private dimore, perfino di notte dai cessi, ad aggiornare i Registri e i Programmi, quei fessi. Equiparare, soppesare, inventare strategie, fare medie di voti pesate e griglie ben numerate: tutti guidavano il buona andamento dello scolaro che giocava seriamente, e tutti giù a partecipare — Provveditore, Ministro, Direttore, Rettore, Studente, Genitore — allo Spettacolo Bello dell’Impiegato Educatore alfine Star dello scolastico Grande Fratello. Mancava la web cam a pagamento, ma lo smartphone dello studente trovò you tube atto al gran cimento. Spesso fu lo sputtanamento. L’arte…; l’algebra…; la poesia…; la storia…; i saperi si orientavano alle richieste sinuose di mercato, al vento leggero delle speculazioni e delle loro insane passioni, e il Professore fu come Il Mattia pirandelliano, fu il Passato, finalmente ridimensionato, fu la prof. Pivetti, che nelle fiction benedice le faccende di cuore dei suoi scolaretti, o il don Matteo Investigatore: che faccian pure, tranne quel che lor compete: niente è male, basta che sia d’utile sociale. Lui, il Pofessore, che pensava d’essere scampato: un altro colpo alla tracotanza umana, svaniva anche l’ultima aura sovrumana: Galileo, Darwin, Freud, l’Amministratore Dirigente Educatore. Si consolasse, l’impiegato indeterminato, finché potesse, con ben “tre mesi” d’improduttiva vacazione, ché, tanto, tutto (ma per poco) era pagato.

Il collega dello Stato era convinto poi che il Privato invece fosse un Privilegiato. Ma la Repubblica aveva fatto da tempo le sue scelte, nette, chiare; c’erano urgenze ben più urgenti, c’era l’Italia da Collocare, c’era la Quota Rosa da Rivendicare: il nostro Meridione e la femminile Emancipazione. E la Scuola, di nuovo, fu la facile Strumentazione. E che gli torni tutto a Onore, che le sia una volta almen Riconosciuta infine questa svendita sacrificale al giogo della quale Scuola fu dalla necessità sociopolitica tenuta. Ma che oggi non si dica Cultura nella Scuola, non si mentisca alla Generazione. Perché pagare un impiegato che già ottenne la sua retribuzione con la stabile Assunzione? Perché dare uno stipendio vero e intero a chi torna poi in famiglia a far la padre-madre come lavoro in nero? E come diversificare la carriera a un funzionario se fisica, storia, ginnica, romanzo o pittura sono solo il fascicolo della sua impiegatura? Diamo lode a Stato, Privato e Sindacato che tutti han con giustizia livellato. Il Professore, intanto, si è eclissato. Il professore è (forse) morto: viva il Professore, non facciamogli (almeno alla memoria) torto.

(3 – continua) 

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