SCUOLA/ Che cosa chiede la riforma di Renzi alle scuole paritarie?

Disal e Foe hanno organizzato a Bologna un seminario sul tema “Che cosa Chiede la L. 107/2015 alle scuole paritarie”, con Stefano Versari ed Ermanno Puricelli. ROBERTO PASOLINI

11.01.2016 - Roberto Pasolini
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Papa Francesco visita una scuola durante l'ultimo viaggio negli Usa (Infophoto)

La scuola paritaria continua ad approfondire la nuova normativa, legge 107, varata dal Parlamento nel luglio scorso, cercando di capire quanto possa incidere sulla sua autonomia organizzativa e quanto contenga di “obbligatorio” al fine di non trovarsi in difficoltà in caso di ispezioni, peraltro previste dal comma 152 della stessa legge e già avviate dal ministero.

Volontà da apprezzare poiché è indice di quanto la scuola paritaria sia positiva e voglia comprendere ed interpretare al meglio le nuove norme per espletare la sua funzione pubblica, spesso dimenticata da istituzioni e mondo politico: dare alla nuova norma piena attuazione.

Disal e Foe per rispondere a questa esigenza hanno appena svolto il seminario tenuto a Bologna dal titolo “Che cosa Chiede la L. 107/2015 alle scuole paritarie” che ha riscosso pieno successo di partecipazione.

Gli ottimi interventi dei due relatori di sicuro spessore, Stefano Versari, direttore dell’Usr Emilia-Romagna ed Ermanno Puricelli, dirigente scolastico, formatore e collaboratore dell’Università di Bergamo, sono stati impostati in modo pragmatico per dare ai partecipanti il maggior numero di certezze possibili in ordine alle incombenze formali, legate alle vicine scadenze previste.

Chi non conosce molto il settore della scuola paritaria potrebbe chiedersi il perché di questa esigenza ma, come scritto più volte su queste pagine, il testo della legge 107 sembra redatto con la volontà di non tenere in considerazione le scuole paritarie, citate direttamente solo in 3 commi (137, 152, 181 – tutti relativi ad obblighi) sui 212 complessivi, come se non facessero parte, con pari dignità, dell’unico sistema nazionale di istruzione e formazione, legge 62/2000 docet.

Il direttore regionale, nel suo apprezzato intervento, ha voluto dare una chiave di lettura diversa della legge invitando ad eliminare sia i pur giustificati pregiudizi, sia la mentalità vittimistica da “Calimero” per coglierne il messaggio positivo che invita a riorientare il modo di insegnare una in nuova dimensione pedagogica verso un curricolo esplicito ed implicito che tenga conto anche degli ambienti di apprendimento, attuabile grazie alle aperture della legge tese a dare piena attuazione all’autonomia delle istituzioni scolastiche (comma 1), ampliando la flessibilità con indicazioni significative nei commi 3 e 7 (integrazione tra discipline, dimensione internazionale, agenda digitale…).

Secondo Versari questa impostazione, che chiama tutte le scuole a dar vita alla loro riorganizzazione interna, può essere favorevole alla scuola paritaria che ha sempre dovuto ingegnarsi con creatività alla costruzione di un’offerta formativa competitiva per poter attrarre l’interesse di genitori e studenti e, quindi, già pronta per un ulteriore miglioramento. 

Il direttore emiliano ha voluto sottolineare che nell’ambito dell’unico sistema nazionale ritiene giusto che nella legge si parli solo di istituzioni scolastiche ed evidenziava che anche lo specifico termine “statale” è previsto solo in pochi commi. Ad esemplificazione ha segnalato che 59 commi riportano norme che riguardano la scuola paritaria anche se non esplicitamente indicata e ne ha commentati alcuni per aiutare tutti ad acquisire una chiave di lettura più oggettiva.

Tolti i commi che si riferiscono al piano straordinario delle assunzioni, agli organici dell’autonomia per il potenziamento e che prevedono capitoli di spesa, la legge non prevede niente di scostante rispetto all’attuale. Rimane evidente che in prospettiva chi di dovere dovrà prendere in considerazione anche le scuole paritarie per un loro coinvolgimento nell’attribuzione delle risorse.

Dopo questo interessante intervento, il ds Puricelli ha dato indicazioni operative, puntando molto sull’ampliamento dell’autonomia, circa la stesura del Pof triennale ricordando che “è obbligatorio” anche per le scuole paritarie, visto che il comma 137 obbliga la sua pubblicazione sul portale del Miur e il comma 152 ribadisce che sarà documento da presentare in caso di ispezione.

La sua costruzione, sfrondata dalle parti relative agli organici riguardanti espressamente la scuola statale, non presenta difficoltà e può essere facilmente realizzata sulla base dei piani dell’offerta formativa già redatti dalle singole scuole, con la sola aggiunta obbligatoria di quanto previsto dal Piano di miglioramento uscito dal Rav, con l’indicazione delle azioni da attivare per realizzarlo.

Importante è stato ribadire che nulla cambia circa la responsabilità dell’approvazione, sempre in capo a chi è all'”apice della gestione” ossia ente gestore nelle sue diversificate forme a seconda della natura giuridica di ogni scuola, o di un suo delegato.

Nel confronto si è notato che la legge 107 ha trasferito analoghe responsabilità al dirigente scolastico della scuola statale, tanto che il consiglio di istituto non può approvare il Ptof se contiene parti in contrasto con l’atto di indirizzo del dirigente (come per il progetto educativo della scuola paritaria).

A conclusione di un seminario positivo che ha permesso ai partecipanti di uscire dall’incontro con maggiori certezze sul come operare per attuare la legge, rimane ora da affrontare il tema delle risorse. Organico dell’autonomia, recupero e potenziamento, insegnamenti opzionali, scuola digitale, formazione del personale, alternanza scuola-lavoro sono temi per i quali la scuola statale avrà le risorse per migliorare la sua offerta formativa, e chi vuol bene alla scuola e al Paese non può che esserne felice; ma se il legislatore, nel portare a termine le deleghe, non terrà conto che la scuola paritaria fa parte a pieno titolo e con pari dignità del sistema ed ancora una volta sarà dimenticata, la scuola paritaria si troverà di fronte ad una grande sfida e correrà il rischio di diventare una scuola di nicchia anziché la scuola per tutti, come vorremmo e come recita la stessa Costituzione.

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