SCUOLA/ Valutazione esterna, alle scuole piace

- Brunella Fiore

La prima tornata della rilevazione di valutazione esterna delle scuole si è conclusa. L’Invalsi ha presentato un bilancio delle prime 175 scuole visitate, risultato positivo. BRUNELLA FIORE

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Immagine di repertorio (Foto: LaPresse)

La prima tornata della rilevazione di valutazione esterna delle scuole si è conclusa. Saranno in tutto 390 le scuole coinvolte nel 2016 ovvero circa la metà di quelle annualmente previste dalla Direttiva 11/2014. Proprio in questi giorni sta ripartendo la seconda serie di visite previste per quest’anno da parte dei Nuclei esterni di valutazione (Nev). I nuclei si compongono di un dirigente tecnico (che coordina il team), un profilo proveniente dal mondo delle istituzioni scolastiche e un terzo profilo esterno alla scuola ed esperto di valutazione e/o di organizzazioni. Le scuole interessate verranno coinvolte con un preavviso di circa una settimana; anche il momento più indicato per avvisare le scuole è stato oggetto di sperimentazione. Le scuole infatti non dovrebbero avere né troppo tempo, né devono presentarsi impreparate all’appuntamento. L’idea è quella di lasciare che la scuola si presenti valorizzando i suoi pregi ma senza nascondere i suoi difetti. 

Obiettivo delle visite esterne è quello di offrire uno sguardo esterno funzionale al Piano di miglioramento. Il protocollo  di visita prevede una ritmo intenso di tre giornate nelle quali sono intervistati e coinvolti, oltre al dirigente scolastico e al suo staff, anche le funzioni strumentali, alcuni docenti, il personale Ata, i rappresentanti dei genitori e i rappresentanti degli studenti. In più, c’è un po’ di documentazione da presentare ma nulla che la scuola non abbia già pronto. Si tratta di organizzare gli incontri e sistematizzare il materiale già presente. 

L’Invalsi lo scorso 6 ottobre ha organizzato un primo incontro di restituzione con i coordinatori dei team sulle prime 175 scuole già visitate. È emerso un forte bisogno di ascolto da parte delle scuole e sembra sia stato colto l’obiettivo centrale delle visite, ovvero l’occasione importante di un confronto per il miglioramento. Insomma, alla fine, le visite sembrano essere piaciute alle scuole. Già al termine dei tre giorni di visita il team offre una prima restituzione e un primo momento di confronto con il ds e il suo staff. A questo primo incontro ne segue un altro in cui viene discusso il Rapporto di valutazione esterna prodotto dal Nev. Questo rapporto riprende le aree già esplorate dal Nucleo di valutazione interna (Niv) e offre lo sguardo esterno del Nev con una nuova valutazione. Tale valutazione si compone — esattamente come nel Rav — di un voto numerico e di un commento descrittivo che giustifica la valutazione su ciascuna area. Nell’ultima parte del Rapporto, il Nev esprime se condivide, non condivide o condivide parzialmente le priorità e gli obiettivi che la scuola si è data ed eventualmente ne suggerisce, motivandoli, di nuovi. 

Nel comunicato stampa diffuso dall’Invalsi sull’incontro del 6 ottobre si sottolinea anche come le scuole “gradiscono interloquire con i team se hanno la percezione di persone competenti e autenticamente interessate al loro mondo”. Viene di fatto ribadita la necessità di nuclei di esperti esterni non annualmente improvvisati, ma solidi nelle competenze e posti nelle condizioni di formarsi per rimanere aggiornati sull’enorme mole di informazioni prodotte quotidianamente sulla scuola in Italia e oltre confine. 

La questione di valutatori esterni competenti e formati, tra l’altro, è una preoccupazione che serpeggia, con ragione, anche tra quanti stanno seguendo le vicende dalla valutazione della dirigenza scolastica. Si tratta quindi di creare un corpo di valutatori stabile e preparato nel tempo e su cui sia possibile fare formazione continua sul campo e/o in aula. Per quanti ritengono che solo chi proviene dal mondo della scuola sia in grado di “capirne di scuola” vogliamo segnalare come in alcuni stati degli Usa, paese con lunghissima tradizione di valutazione, ci si stia orientando verso nuclei di valutazione completamente esterni alla scuola. 

La configurazione dei team nazionali vuole coprire competenze e professionalità differenziate ma convergenti: il dirigente tecnico porta uno sguardo normativo, il profilo proveniente dalle scuole è quello che conosce meglio alcune dinamiche interne ed è quello che forse più si presta alla continuità comunicativa con la scuola ed infine il profilo esterno porta il vento di altre realtà nazionali ed internazionali (di ricerca scientifica, di procedura aziendale eccetera) con il compito specifico di spezzare il meccanismo dell’autoreferenzialità di cui la scuola italiana notoriamente soffre. 

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