SCUOLA/ Toccafondi: 500 milioni più detrazioni crescenti, la parità reale comincia così

“Per il riconoscimento della parità è stato fatto di più da questo governo in due anni che negli ultimi 70 anni”. GABRIELE TOCCAFONDI, sottosegretario al Miur, illustra i provvedimenti

03.11.2016 - int. Gabriele Toccafondi
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LaPresse

“Per il riconoscimento della parità è stato fatto di più da questo governo in due anni che negli ultimi settant’anni”. Gabriele Toccafondi, sottosegretario all’Istruzione, spiega in dettaglio i provvedimenti — “strutturali”, tiene a precisare — voluti e ottenuti da Ap nella legge di bilancio, che ieri ha iniziato l’iter parlamentare in commissione bilancio della Camera.

Sottosegretario Toccafondi, Maurizio Lupi, il suo capogruppo alla Camera, ha detto (ad Avvenire) che nella legge di bilancio si “riconosce alle paritarie vera dignità nel sistema dell’istruzione pubblica” (…) “è una svolta culturale”. Condivide? Ci può spiegare esattamente in cosa consiste tale svolta?

Condivido pienamente. Per il riconoscimento della parità è stato fatto di più da questo governo in due anni che negli ultimi settant’anni. Chiariamoci: la vera parità scolastica è lontana, ma nella legge di bilancio del 2014 la previsione per le paritarie era di 272 milioni di euro, oggi il fondo è stabilizzato a 500 milioni; ora e per il futuro non passiamo più dalle regioni attraverso un decreto a triplice firma, e a questi soldi vanno aggiunti 24 milioni per aiutare le scuole con ragazzi disabili e altri 25 milioni per aumentare le risorse per le scuole materne. Tutte azioni che faranno, ne sono sicuro, abbassare le rette in favore delle famiglie. A questo si deve poi aggiungere un’altra novità introdotta l’anno scorso con le 400 euro di retta da portare in detrazione fiscale all’anno a bambino che aumentano progressivamente fino a raddoppiare: 800 euro. 

Ci sono anche altre misure?

Sì. Con la legge di bilancio, grazie al lavoro di Area Popolare e del ministro Costa, si aiutano le famiglie con un voucher di 1.000 euro dato alla famiglia per l’asilo nido sia esso statale, comunale o privato comprese le sezioni primavera. Infine la lotta ai cosiddetti “diplomifici”, iniziata l’anno scorso e che sta dando buoni risultati, va proseguita perché siamo per la parità non per chi si nasconde dietro le paritarie. Tutto questo, insieme, rappresenta la strada per la parità scolastica che è libertà di scelta educativa e per arrivarci serve una svolta culturale, possibile solo se agiamo tutti con realismo e non con preconcetti ideologici. 

Avete ottenuto 600 milioni (512+100) che definite come contributo strutturale alla parità scolastica. “Strutturale” significa che nelle prossime manovre questo contributo è assicurato; è così?

Facciamo chiarezza, i 512 milioni per le paritarie sono già “strutturali” cioè stabili anche per i prossimi anni e li abbiamo messi l’anno scorso, oltre alle detrazioni per 400 euro di retta scolastica. In questa legge di stabilità sia aggiungono in maniera stabile altri 12 milioni per la disabilità, in più il tetto della detraibilità della spese effettuate dalle famiglie salirà dagli attuali 400 euro a 640 euro per il 2016, a 750 euro per il 2017 e 800 euro per il 2018. Tutto strutturale, cioè da oggi in avanti. Nessun governo ha avuto mai questa attenzione per circa un milione di famiglie nel nostro paese, sta cambiando l’attenzione e penso anche la reale conoscenza verso questa realtà che rappresenta una delle due gambe del sistema scolastico. 

Negli anni sono sembrate delinearsi due strategie: una puntualmente attuata, l’alta ancora da percorrere. La prima consiste nella lotta (meritoria) per inserire nuovi fondi in legge di bilancio. La seconda (solo da più parti auspicata, di fatto irrealizzata perché intentata) richiederebbe una revisione del modello sistemico di finanziamento. Come mai lei e il suo partito avete perseguito fino ad oggi solo la prima? 

Realismo. Partendo dal presupposto che le bacchette magiche non esistono che nelle fiabe, per arrivare ad un risultato bisogna lavorare e se si deve passare in Parlamento occorre fare una legge, trovare le risorse e avere i voti. Chi pensa di andare in parlamento e arrivare alla legge sulla parità scolastica alla francese, dove lo stato paga gli insegnanti delle scuole non statali, si accomodi. Chi parla di bellissime proposte in merito al costo standard scriva una proposta di legge e provi a trovare i voti in Parlamento. Personalmente credo nella parità scolastica, anzi nella libertà di scelta educativa da parte della famiglia, proprio per questo penso che l’unica strada percorribile sia quella del realismo e dei passi: uno dopo l’altro. Chi pensa ci sia altro metodo ci provi pure. 

 

Quindi voi come vi muovete?

L’azione politica che portiamo avanti come Area Popolare è duplice da sempre. Una lavora sui fondi, cioè sull’esigenze annuali delle scuole, io conosco la situazione, ho sempre parlato di vera e propria sopravvivenza di alcune scuole. L’altra, che va in parallelo, lavora invece sulla prospettiva ovvero su elementi di vera parità, cioè non solo giuridica ma anche economica. L’aver fatto passare il principio per cui la spesa fatta per l’istruzione ha un valore pubblico, attraverso la possibilità per le famiglie di portare in detrazione fiscale le rette, è un piccolo passo che va in questa direzione. Un passo di prospettiva. Una vera e propria rivoluzione culturale. 

 

Torniamo alle cifre. Una delle novità è che i soldi andranno direttamente alle scuole. Le famiglie invece dovrebbero giovarsi dei nuovi tetti di detraibilità. Questi significano, all’incirca, 121 euro di detrazione per rette che si aggirano dai 2mila ai 4mila euro in media. Come commenta?

C’è sempre chi è pronto a dire che il bicchiere è mezzo vuoto. Giusto, però bisogna riconoscere che prima neppure c’era il bicchiere! Potrà anche essere “poco”, ma prima non c’era niente per le famiglie e poco anche per le scuole. Per inciso ogni 400 euro di retta portata al Caf o dal commercialista in detrazione fa rimanere in tasca alla famiglia 77 euro, con 800 euro detratte il risparmio annuo è di oltre 150 euro a figlio l’anno. Ma la cosa più importante è ribadire che dopo 70 anni di immobilismo, lo Stato inizia a riconoscere qualcosa alla famiglia che spende per l’educazione del proprio figlio in una scuola paritaria. 

 

Circa 24 milioni dovrebbero andare al sostegno. Per 12mila studenti fa circa 2mila euro a testa. Rispetto ai soldi dello stato sembra un’inezia. Come commenta?

È un inizio. Fino ad ora la risposta dello stato semplicemente non c’era o era limitata ad alcune scuole, adesso inizia ad esserci. Mi pare una novità positiva, finalmente in Italia i ragazzi disabili che frequentano una scuola paritaria iniziano ad avere una risposta. Fino a 6 mesi fa lo stato non riconosceva niente o quasi per il sostegno, adesso per ogni ragazzo disabile vengono riconosciuti 2mila euro. Fossero tutte così le inezie nel nostro paese saremmo a posto. Mi sembra invece un intervento tangibile e concreto che va a sanare una mancanza grave, di cui lo stato fino ad ora non si era occupato.

 

Ai fondi Pon non possono partecipare le paritarie. Come commenta?

E’ un tema del quale mi sto occupando direttamente. Le scuole paritarie nel caso dei fondi Pon, secondo l’accordo di partenariato, non possono essere beneficiarie dirette ma possono partecipare in rete con le scuole statali e questa è una novità positiva. Purtroppo però la questione non è semplice e non è solo di competenza nazionale. I fondi Pon sono fondi europei considerati a tutti gli effetti dalla legislazione europea come aiuti di stato e per questo sono beneficiari sono le realtà di “proprietà statale”.  A proposito di Europa, possibile che questa si occupi della parità scolastica in Italia solo per chiedere spiegazioni sull’Imu e non sul fatto che siamo l’unico paese europeo senza una parità scolastica economica ma solo giuridica? I nostri parlamentari europei, alcuni anche molto impegnati nel giudicare “deludente” l’azione in aiuto alla parità scolastica del governo, cosa hanno fatto e stanno facendo in Europa sul tema?

 

(Federico Ferraù)

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