SCUOLA/ Comitati di valutazione e merito, il “buco” del Miur

- Ezio Delfino

Valorizzazione e merito: di questo si stanno occupando migliaia di comitati di valutazione, in base alla legge 107/2015. Ma il Miur se ne lava le mani. EZIO DELFINO (Disal)

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Valorizzazione e merito: di questo si stanno occupando in queste settimane migliaia di comitati di valutazione in tutte le scuole, chiamati, in forza di un comma della legge 107 sulla Buona Scuola, a scrivere i criteri che i dirigenti scolastici dovranno utilizzare per valorizzare con un bonus economico, entro la fine dell’a.s., i docenti — appunto — meritevoli. E’ la sfida della meritocrazia lanciata dal Governo e dal legislatore alle scuole italiane. 

E’ possibile utilizzarla come ulteriore possibilità di rinnovamento? A condizione di chiarire che cosa si intende promuovere, come si intende procedere e che ruolo il Miur intende svolgere.

Decidere chi valutare ed in base a quali criteri è certamente un’occasione per aiutare i soggetti in gioco ad un paragone e un rilancio rispetto allo scopo della scuola, che è quello di educare e istruire i ragazzi. Se questo è vero, nel caso in specie la valutazione del merito dovrà essere tarata sul nesso tra l’azione didattico-professionale del docente ed il tutto di una scuola che è l’apprendimento significativo ed efficace del singolo alunno e la sua crescita. 

I docenti di merito non potranno che essere, quindi, quelli che applicano conoscenze ed esperienze professionali per promuovere l’apprendimento, quelli che usano adeguate modalità pedagogiche, risorse e tecnologie nella pianificazione didattica per rispondere alla domanda educativa dei singoli studenti e delle comunità scolastiche, quelli che aggiornano la pratica professionale e l’auto-apprendimento attraverso la ricerca e l’approfondimento delle conoscenze disciplinari e la formazione attraverso le reti professionali. Andrà, inoltre, valorizzato il docente che sviluppa capacità di promuovere comunità di apprendimento collaborative, sicure e di supporto, anche attraverso responsabilità condivise e ruoli di leadership. 

Al di là delle inevitabili criticità di avvio, compresa quella della quantificazione economica delle prestazioni da valutare, la valorizzazione del merito può diventare un ulteriore elemento per il dirigente scolastico e per le istituzioni scolastiche per favorire una  riflessione sui compiti, sulla funzione, sul profilo del docente in relazione all’idea di scuola che si intende promuovere ed in cui egli opera. Un bel match che sta portando nelle scuole, e non solo, discussioni, stimoli, confronti ed anche conflitti, tutti aspetti che possono realizzare, se gestiti con attenzione, chiarezza, condivisione di scopi, riflessioni metodologiche, stemperando, nel tempo, difese corporative di parte e diritti acquisiti. 

Tutti pronti alla sfida? Tutto oro quello che luccica? 

Molte le questioni aperte. Quali descrittori individuare? Chi sarà valutato? Solo chi ne fa esplicita dichiarazione d’interesse o tutti i docenti, rispettando lo spirito della legge? Si tratta di elaborare un elenco di meritevoli o predisporre una graduatoria di chi riceverà il bonus? Quale ne sarà l’importo? Qual è il peso da dare a ogni ambito di valutazione del merito? Chi svolgerà l’istruttoria che per l’assegnazione del bonus? 

Con la logica decisionista che lo caratterizza, il Governo ha messo in pista la sfida della meritocrazia nella scuola senza tener conto che la valutazione della professionalità docente è una azione complessa e che l’assenza di una cultura valutativa diffusa, le ostilità ed i pregiudizi esistenti richiedono chiarezza di criteri e strumenti, trasparenza e condivisione. Il rischio è l’avvio di procedure complicate (o troppo semplificate) e variabili da scuola a scuola che potrebbero snaturare le potenzialità del processo valorizzatore che si intende avviare.

Alla sfida del Governo ci si sarebbe aspettato che almeno il ministero dell’Istruzione giocasse, qui sì, correttamente, la propria parte a supporto delle azioni delle scuole, essendo in gioco, tra l’altro, una distribuzione di risorse che richiede equità, trasparenze ed un minimo di conformità. All’onorevole “fai da te” dei singoli comitati di valutazione il Miur avrebbe dovuto offrire modelli, chiavi interpretative, strumenti, letterature tematiche e sintesi normative, magari assegnando all’Indire un ruolo di coordinamento, di ricerca e di supporto tecnico alle scuole. 

Un ruolo ombra, invece, a tutt’oggi quello che il Miur si è attribuito, limitandosi a pubblicare sul tema qualche Faq in risposta alle numerose sollecitazioni delle scuole e delle amministrazioni scolastiche regionali ed una Nota attesa da mesi — la n. 1804 del 19 aprile 2016 — che riporta alcune semplici “considerazioni”, peraltro lacunose e generiche. Poca consapevolezza della complessità delle scuole e delle difficoltà che l’individuazione di criteri di valorizzazione del merito comportano se si mira anche ad ottenere il consenso ed il contributo di tutti? Spazio all’autonomia decisionale degli istituti scolastici? Consapevole presa di distanza nel timore di interferire su un tema delicato e decisivo per il quale un celebre ministro fu obbligato già nel lontano anno 2000 alle dimissioni? Prudenza dettata dalla politica, in vista di prossime scadenze elettorali? O, in fondo, scarsa considerazione del valore di un percorso di valorizzazione professionale, proprio mentre cresce nella scuola, al contrario, una nuova consapevolezza che l’innovazione passa anche attraverso la valutazione di chi ne è protagonista?

Trattandosi di un processo valorizzatore che mira a migliorare tutto il sistema scuola, il ministero avrebbe dovuto, ad esempio, preventivamente promuovere sul tema un progetto unitario di formazione e parallelamente avviare un’articolata sperimentazione per arrivare, nel breve periodo, all’applicazione da parte delle scuole di una procedura uniforme, anche se flessibile.

Intanto in molte scuole i comitati di valutazione, con dedizione ed intelligenza, hanno cominciato a scrivere i criteri per l’assegnazione del bonus, inventando, con non poca creatività e ricchezza, descrittori, indicatori, modalità di rilevazione e criteri per l’attribuzione delle quote. Ed anche i presidi, sui quali lo stesso ministero scarica di fatto tutta la responsabilità, non si sottraggono — senza acquiescenza nè rassegnazione — a svolgere la propria funzione utilizzando l’occasione secondo la sua finalità valorizzatrice, nel dialogo aperto con i docenti, consapevoli che dovranno svolgere anche il nuovo compito valutativo ed il carico di lavoro che la procedura di assegnazione del bonus comporterà, come nel caso di tante altre responsabilità, senza rete e in completa autonomia. 

Oltre all’incombenza di un monitoraggio repentinamente annunciato dal Miur che dovrebbe svolgersi dal 26 aprile al 6 maggio, relativo proprio alle modalità di costituzione dei comitati di valutazione e della definizione dei criteri di attribuzione e della loro applicazione, senza che ancora oggi si conosca neanche l’entità delle somme spettanti alle singole scuole.

Argutamente scriveva Italo Calvino: “Chi ha occhio, trova quel che cerca anche a occhi chiusi”. E nelle scuole non sarebbe difficile da parte dei prèsidi individuare e valorizzare i tanti docenti meritevoli anche ad occhi chiusi, senza troppe procedure.  

Saprà anche il ministero, a questo punto della vicenda, guadagnarsi qualche “merito”?

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