ESAME DI MATURITA’ 2018/ Accesso con la media del 6? La vendetta del prof di ginnastica

E’ contenuta in una delega attuativa della legge 107 “Buona Scuola” la nuova disciplina riguardante l’esame di maturità: ammissione con la media del 6. SERGIO PALAZZI

18.01.2017 - Sergio Palazzi
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LaPresse

Qualche giorno fa era un titolo distratto: “Maturità: diventa più facile”. Non ci avevo pensato, non ne val la pena. Credo che in nessuna struttura al mondo abbia senso mantenere in vita una prova così difficile che boccia (forse) un candidato ogni 200, mica è una gara tra cuochi in tv. Oggi però si delineano gli esatti termini della questione, e lo sconforto aumenta.

Bocciature escluse anche de jure e non solo de facto, in quella che illo tempore fu la prestigiosa e formativa scuola elementare. Nulla di nuovo per i tre anni successivi, che per molti sono il buco nero del sistema.

In compenso, alla maturità viene eliminata la migliore idea di vent’anni fa, la terza prova; pace all’anima sua, visto com’era stata svilita ed obliterata dalle vischiosità del sistema, che la voleva solo grottesco “quizzone”.

E ritorna la commissione interna: uh che bella espressione, un frìccico di giovinezza per chi ricorda l’assemblearismo dei formidabili Settanta. Ma nessuno ha il coraggio di dire che le motivazioni sono sostanzialmente due: trattenere in servizio gli insegnanti senza rincorrere i fantomatici “esterni”, e ovviamente pagarli molto meno.

Signori, nessuno pensa a quanto sarebbe più economico ed onesto abolirla una volta per sempre?

L’ultimo bijou: l’ammissione all’esame pare avverrà con la “media del 6”, non più con “nulla sotto il 6”. Finalmente la rivincita, la vendicazione del prof di ginnastica, il cui voto sarà spesso decisivo!

Sì, beh, cancellerà l’ipocrisia dei tanti 4 di maggio che a giugno sbocciano in 6, con l’inutile lamentazione “metti a verbale che è a maggioranza”. Ma è anche vero che la possibile non ammissione era un esile deterrente al catafascio, l’unico timido sorriso verso quei famosi “capaci e meritevoli”.

Nell’era post-Gelmini il balletto delle riforme aveva uno strano ritmo, tre passi avanti e due indietro, ma comunque si intravedeva un lentissimo progresso. La moda 2017/18 prevede tre passi indietro e mezzo avanti: si vede che il popolo-elettore preferisce così.

Chiedo un parere ad una maturanda, ride: “tutti d’accordo, fa venir voglia di farsi bocciare e farla l’anno prossimo!”.

La cosa più incredibile è che siamo ancora in tanti, nonostante tutto, ad aver voglia di fare questo lavoro.

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