SCUOLA/ Valutazione esterna, una sfida per il bene di studenti e prof

- Fabrizio Rozzi

Si è concluso il terzo seminario nazionale di formazione per i profili A e B dei componenti del Nuclei di valutazione esterna delle scuole. Lo stato dell’arte. FABRIZIO ROZZI

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LaPresse

Venerdì scorso, 15 dicembre, è terminato il terzo seminario nazionale di formazione per i profili A e B dei componenti del Nuclei di valutazione esterna delle scuole (i cosiddetti Nev). 

All’interno della procedura per la selezione, formazione ed individuazione degli esperti dei Nev, siamo, dunque, giunti alla fase conclusiva, propedeutica alla stesura di un elenco nazionale.

Sono stati ammessi al corso di formazione, finanziato da risorse Pon, professionisti individuati sulla base di una selezione per titoli. Questi ultimi sono stati raggruppati in tre macro-aree (Nord, Centro e Sud) ed hanno partecipato ad un’impegnativa attività formativa, articolata in tre identiche edizioni, una per ciascuna delle macro-aree individuate.

Complessivamente sono stati formati oltre seicento corsisti; di questi, 33 sono stati indicati direttamente dagli Uffici scolastici regionali.   

Ad ogni seminario sono intervenuti i presidenti di Invalsi e Indire (Anna Maria Ajello e Giovanni Biondi), Ettore Acerra rappresentante del contingente ispettivo e Damiano Previtali, dirigente dell’Ufficio del Miur “Valutazione del Sistema nazionale di istruzione e formazione”: anche i vertici degli organismi coinvolti nei processi di valutazione hanno voluto fare sentire la loro voce, a ribadire l’importanza, non solo a livello tecnico, ma anche politico, dell’esperienza che si stava vivendo.

Il seminario si è articolato in serrate sessioni in plenaria e partecipate attività di gruppo ed è terminato con una rigorosa valutazione finale obbligatoria. Il test conclusivo, ha dichiarato Donatella Poliandri, responsabile del corso e dell’area valutazione delle scuole di Invalsi, non ha rappresentato una formalità, ma un momento serio per verificare quanto siano stati veramente assimilati i contenuti formativi e per poter stilare le graduatorie finali. Si è trattato anche, ha aggiunto Poliandri, di uno strumento di trasparenza e di rendicontazione sociale di come siano state spese risorse pubbliche.

Ma qual è l’obiettivo di tale formazione? E quale senso assume all’interno del percorso di valutazione del sistema scolastico italiano? Che cosa sono veramente i Nev, qual è la loro composizione e funzione? E che cosa significa “profilo A” e “profilo B”?

Si può rispondere facilmente a tali domande facendo riferimento al Dpr 80/2013, il Regolamento sul sistema nazionale di valutazione (Snv) attualmente in vigore.

Il decreto attribuisce all’Snv la funzione di valutare il sistema scolastico italiano, per migliorare la qualità dell’offerta formativa e degli apprendimenti; l’Snv funziona, come si dice, con una struttura “a tre gambe”: è composto da Invalsi, Indire e contingente ispettivo. Indire esercita un ruolo di supporto alle istituzioni scolastiche nell’attuazione dei piani di miglioramento; all’Invalsi, che gioca il ruolo di coordinamento, spetta, tra l’altro, la messa a punto dei protocolli di valutazione, la definizione dei relativi strumenti, e la “selezione, formazione ed inserimento in un apposito elenco” degli esperti incaricati della valutazione esterna.

All’articolo 6 vengono definite le quattro tappe del “procedimento di valutazione”: autovalutazione delle istituzioni scolastiche, valutazione esterna, azioni di miglioramento, rendicontazione sociale delle istituzioni scolastiche.

La prima fase ha avuto avvio già nell’anno scolastico 2014/15 e si è concretizzata nell’elaborazione dei Rav (i rapporti di autovalutazione), con l’indicazione da parte delle scuole di obiettivi strategici di miglioramento (priorità) che le avrebbero impegnate nel medio termine; tali obiettivi rappresentano un punto di riferimento imprescindibile per l’elaborazione degli stessi Piani triennali dell’offerta formativa.

Spetta, invece, ai Nev il ruolo centrale nella seconda fase del processo, la valutazione esterna; i nuclei sono composti da un dirigente tecnico, un esperto proveniente dal mondo dalla scuola, docente o dirigente scolastico (il cosiddetto profilo A) ed un professionista esterno alle realtà scolastiche, esperto di processi organizzativi (il profilo B).

Il dirigente tecnico coordina i Nev ed è garante della legittimità del processo valutativo. Il profilo A conosce i processi didattici, organizzativi e gestionali della scuola e ha un ruolo di “peer evaluation”, condividendo punti di vista, esperienze e conoscenze con gli operatori scolastici. Il profilo B ha competenza di metodologie di ricerca valutativa e di lettura dei dati. Consente di uscire dall’autoreferenzialità che spesso caratterizza la scuola e garantisce della qualità delle informazioni raccolte.

Le visite alle scuole sono già partite con l’anno scolastico 2015/16, ma entreranno a pieno regime soltanto dopo che saranno stilati gli elenchi definitivi degli esperti valutatori. L’obiettivo ambizioso è quello di coprire il 10 per cento delle istituzioni scolastiche. I valutatori avranno il compito di attuare con rigore il nuovo protocollo, che è stato il fulcro della formazione nei seminari nazionali ed è reso pubblico sul sito dell’Invalsi. I Nev sono chiamati a superare ogni approccio di tipo ispettivo, focalizzato a verificare l’aderenza alla norma; sarà loro preoccupazione primaria, invece, quella di “raccogliere informazioni utili a capire la situazione formativa, didattica e organizzativa della scuola e di interrogarsi su quali interventi proattivi possano essere utili per sostenere le azioni di miglioramento ipotizzate dalla scuola stessa” (dal sito web dell’Invalsi). 

Il Rapporto di valutazione esterna, consegnato alle scuole al termine delle visite dei Nev, non avrà dunque finalità premiante o sanzionatoria, ma intende rappresentare lo stimolo per azioni correttive o per promuovere forme di apprendimento organizzativo.

I nostri istituti impegnano spesso energie e cospicue risorse umane e finanziarie per rincorrere adempimenti normativi o l’implementazione di procedure burocratiche richieste dai vari livelli dell’amministrazione. 

Le visite per la valutazione esterna, nell’intento del legislatore, vorrebbero rappresentare un prezioso momento in cui le scuole possano dedicarsi al pensiero strategico, con l’aiuto di uno sguardo competente, in grado di costruire ponti con la realtà esterna e la complessità dei problemi cha la caratterizzano. In ottica di miglioramento, trasparenza, qualità ed equità dei processi formativi. 

Soltanto il tempo ci potrà dire se il protocollo messo a punto da Invalsi sarà in grado di rispondere a questa importante esigenza.

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