PROVE INVALSI/ La disinformazione può fare “miracoli”, i risultati anche

- Fabrizio Rozzi

Anche quest’anno le scuole sono impegnate nello svolgimento delle prove Invalsi. Un test inutilmente demonizzato di cui le famiglie non devono preoccuparsi. FABRIZIO ROZZI

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Scuola (LaPresse)

Anche quest’anno le scuole sono impegnate nella somministrazione delle prove del Sistema Nazionale di Valutazione (prove Invalsi), fissate per il 3 ed il 5 maggio nella II e nella V primaria e per il 9 maggio nella II secondaria di secondo grado.

Come sempre, le scuole sono impegnate in un imponente sforzo organizzativo, collaudato da un’esperienza più che decennale, che porta circa 2 milioni di studenti ad essere sottoposti ad una prova standardizzata. “Standardizzata” significa che le prove sono uguali per tutti gli studenti, non solo nella formulazione dei quesiti (i cosiddetti “item”), ma anche (e soprattutto) nella modalità di valutazione degli esiti.

Ciò che cambia è la possibilità per alcune categorie di studenti con bisogni educativi speciali di usufruire di alcuni strumenti compensativi, dispensativi, di tempi più lunghi o di ausili tecnologici, purché questi siano correttamente idonei al superamento delle specifiche disabilità o dello specifico disturbo. Gli studenti con svantaggio socio-economico, linguistico e culturale (anche questi appartenenti all’ampia categoria dei alunni con Bes) svolgono le prove esattamente come gli altri compagni.

Come sempre, alla somministrazione (che di solito procede senza rilevanti incidenti di percorso), si accompagnano diffidenze, perplessità, proteste, scioperi e voci di dissenso (talvolta anche qualificate). Ma ciò accompagna le prove sono, soprattutto, le ansie più o meno velate di docenti, genitori e, in alcuni casi, di alunni.

Da che cosa nasce l’ansia per le prove Invalsi? Perché, almeno mediaticamente, sembrano esserci resistenze? Come mai sui social network il tema tiene banco? E qual è l’utilità di prove standardizzate, quando la parola d’ordine della scuola è quella della personalizzazione degli apprendimenti e del rispetto della diversità degli alunni?

Una forte preoccupazione è espressa di gruppi di docenti che si sentono se non valutati, almeno “monitorati”; come è noto, i risultati delle prove vengono messi a disposizione delle scuole già a partire dal mese di settembre. La finalità è quella di poter disporre di uno strumento essenziale di conoscenza per il lavoro didattico. La valutazione di sistema non dovrebbe essere un “giudizio”, ma un monitoraggio della didattica per verificarne l’adeguato impatto; si tratta di disporre un elemento di valutazione e di discussione collegiale, per verificare l’attuazione del curricolo e per condividere modalità di lavoro comune. Sta alle scuole trovare la modalità giusta per discutere serenamente della restituzione dei risultati, senza generare conflitti e tensioni. La prospettiva non è quella della competizione, né quella del giudizio facile e sbrigativo, ma quella della collaborazione e della condivisione. E non ci si può fermare ai dati grezzi: le informazioni rese disponibili alle singole scuole e alle singole classi vanno comunque analizzate, discusse e comprese nelle loro specificità. 

Un’altra preoccupazione è quella dei genitori che, in qualche modo, considerano le prove come un elemento forte della valutazione dei propri alunni e come un fattore limitativo delle esperienze scolastiche: i test punterebbero solo sulla valutazione di conoscenze scolastiche, e tralascerebbero gli aspetti legati alla crescita personale, emotiva e sociale degli studenti. 

E’ assodato, invece, che le rilevazioni nazionali, per loro natura, non si pongono in sovrapposizione o antitesi con le attività realizzate dalle scuole, ma intendono rappresentare un punto di riferimento per integrare gli elementi di valutazione attualmente esistenti. Si concentrano solo su alcuni aspetti del curricolo scolastico e non esauriscono la ricchezza delle proposte delle scuole, né mirano ad appiattire le proposte formative. E questo viene dichiarato esplicitamente: gli aspetti oggetto di valutazione sono riportati dettagliatamente nei “Quadri di riferimento” resi disponibili e pubblicati sul sito dell’Invalsi.

Le prove, inoltre, sono anonime (tecnicamente, “anonimizzate”): ogni singolo alunno è semplicemente contraddistinto da un codice per permettere l’incrocio dei dati e per seguire gli esiti degli studenti nel loro percorso scolastico, anche nel corso degli anni. Per la scuola primaria, però, non si prevede alcuna restituzione individuale, ma solo una restituzione aggregata a livello di singola classe. Dal prossimo anno le prove del Snv saranno anche eliminate dall’esame di stato della secondaria di I grado, e non “faranno media” per la votazione finale globale degli studenti. 

L’ansia, infine, si riflette anche sugli studenti che, già a in seconda primaria, si cimentano con una prova e con regole di somministrazione nuove per loro. A tale proposito è molto importante lavorare, anche con gli alunni più piccoli, perché il clima che accompagna lo svolgimento dei test sia sereno: è bene richiamare l’importanza del protocollo di somministrazione, ma occorre fare presente che si chiede di rispondere con attenzione, ma anche con serenità e senza preoccuparsi se la prova non si riuscirà a svolgere interamente o se non tutte le domande sembreranno di facile comprensione. 

Può essere anche utile prevedere qualche forma di esercitazione per gli alunni, con l’obiettivo di consolidare la confidenza con uno strumento con cui gli alunni sono chiamati, comunque, cimentarsi. L’ottica, però, non deve essere quella di forme di addestramento esplicito ed ossessivo degli studenti (il cosiddetto “teaching to test”), che orienti le menti verso forme di automatismo per i quesiti a risposta multipla. L’esperienza internazionale evidenzia come ciò sia dannoso per la reale formazione degli studenti, oltre che di fatto scarsamente efficace.

Detto questo, non significa che tutte le critiche siano comunque ingiustificate o prevenute o che le prove siano uno strumento perfetto (gli strumenti statistici, per loro natura, sono soggetti ad errore!); l’Italia, inoltre, non ha una tradizione consolidata in proposito, e c’è da dire, che negli anni, l’Invalsi ha cercato di lavorare in collaborazione con le scuole, producendo negli anni aggiustamenti o modifiche e cercando di mantenere viva la discussione scientifica e politica nel campo della valutazione; lo sforzo è quello rendere sempre più coerente il contenuto delle prove con le Indicazioni Nazionali e, in qualche misura, con le esigenze di una didattica orientata al successo formativo di ogni alunno.

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