SCUOLA/ Il Pd piange sulla Buona Scuola e vagheggia l’Europa, ma degli studenti non parla

Ieri a Milano il Pd ha organizzato la manifestazione “Il futuro si chiama Stati Uniti d’Europa”. Chi si aspettava qualcosa su giovani e scuola è rimasto deluso. SERGIO BIANCHINI

21.01.2018 - Sergio Bianchini
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Matteo Renzi ieri a Milano (LaPresse)

Caro direttore,
assieme ad un mio ex insegnante di religione che si è iscritto al Partito democratico, ieri sono andato al convegno milanese del Pd sul “sogno” degli stati uniti d’Europa. 

Siano abbastanza esperti per non subire più incantesimi di alcun genere e conseguentemente nemmeno spiacevoli disincanti. Volevamo però verificare se i tavoli di lavoro, ascolto e approfondimento promessi nei depliant potessero davvero accogliere la nostra antica e ben nota proposta sulla scuola.

Sì, perché l’asimmetria della scuola italiana rispetto a quella europea è davvero gigantesca, con un curricolo di studi più pesante di almeno il 30 per cento rispetto alla media europea. E ogni qualvolta ascoltiamo sedicenti amanti dell’Europa che non vedono quest’anomalia o fanno finta di non vederla restiamo a bocca aperta e pensiamo regolarmente alla vecchia favola del re nudo.

E così alle 8.30 eravamo in via Piranesi per registrarci e confermare l’iscrizione al tavolo di lavoro #9, quello della cultura. La scuola non era esplicitamente nominata ma era, degli undici tavoli previsti, l’unico compatibile.

Alle 9 Patrizia Toia ha preso in mano la riunione con piglio deciso e toni perentori, facendo una grande professione di europeismo. Hanno parlato anche Fassino, Gori e qualche altro. Tutte cose molto generiche, seppure dichiarate con forti tonalità e accenti retorici. Il meno perentorio e con parole più misurate è stato Gori. Gli altri avevano frasi piene di esortazioni a vincere “sfide e battaglie”.

Intanto si erano fatte le 10.30. A quel punto è iniziato il lavoro di “ascolto e approfondimento”. Il tavolo 9, di gran lunga il più affollato, aveva circa un centinaio di iscritti e ci sono voluti dieci minuti buoni per raccogliere le richieste di chi volesse parlare. 

I primi cinque oratori erano cosiddetti “esperti”. Il primo in assoluto, don Gino Rigoldi, è intervenuto con un appello a formare docenti capaci di relazioni educative e non solo di freddo nozionismo. Niente di più approfondito, dopo 50 anni di donmilanismo. Poi avanti con esperti di musei, di musica eccetera. Finiti i primi cinque oratori, teoricamente si doveva dare la parola al pubblico, ma erano così numerose le richieste che il tempo assegnato a ciascuno era di due minuti. L’ordine di intervento non era però quello delle iscrizioni a parlare, bensì quello di una pila di foglietti individuali manovrata dalla conduttrice. Quindi anche gli interventi liberi erano in realtà programmati. L’ascolto del pubblico non c’è stato perché a mezzogiorno in punto uno strillo fortissimo degli altoparlanti ha richiamato tutti nella plenaria. E lì di nuovo la Toia, sul grande palco, circondata dai vecchi deputati europei e dai giovani futuri candidati, si è lanciata in un discorso pieno di slanci, esortazioni e incitamenti. 

Nel frattempo sul palco è arrivato anche Renzi, ma io me n’ero già andato e giunto a casa l’ho visto parlare in televisione. Devo dire che l’unica idea che mi è rimasta in testa è quella di far eleggere dal Parlamento europeo un presidente unico sia per il Consiglio che per la Commissione. E di costruire dei gruppi transnazionali. Evitando il rischio “gravissimo” che i paesi dell’est europeo, visti come nemici, si saldino con l’opinione pubblica “populista” crescente dell’Europa occidentale.

Prima che ci separassimo il mio ex insegnante era andato a parlare con un sindaco Pd a cui ha riproposto l’idea di un forte taglio dei curricoli scolastici e l’introduzione di attività mirate ed opzionali per risolvere le difficoltà del lavoro a classe intera. Lavoro che oggi è difficilissimo, a causa delle enormi differenze di livello culturale e motivazionale degli alunni che passano nella classe tutto lo smisurato tempo-scuola medio di 1100 ore annue.

“Non capiva niente” mi ha detto poi. “Secondo lui gli insegnanti si sono messi contro la Buona Scuola per via del trasferimenti”. 

Il tema dell’anomalia scolastica italiana è tabù. La Buona Scuola è fallita? Certo, scontentava sia gli innovatori che i conservatori e degli alunni non recava nessuna traccia. Purtroppo degli alunni non c’è traccia non solo nel programma Pd ma anche in quelli di tutte le forze politiche.

Personalmente non sono amareggiato perché la mia aspettativa era minima. Ma se dovessi votare solo con riguardo alla scuola oggi non voterei nessuno. Auguri.

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