SCUOLA/ Il merito non porta consenso: ecco perché M5s e Lega scaricano l’Invalsi

Il ddl sulla semplificazione contiene il ridisegno delle funzioni di Invalsi e Anvur. Si realizza un sogno nel cassetto di M5s (cui oggi si accoda la Lega)

18.12.2018 - Tiziana Pedrizzi
LaPresse

Chi oggi è contro la semplificazione? Nessuno, ovviamente. Ma nel pacchetto natalizio con questo correttissimo nome c’è, nei fatti, l’azzeramento della valutazione della scuola italiana. Invalsi e Anvur unificati diventerebbero uffici ministeriali.

Dopo le elezioni del 4 marzo, gli analisti dei flussi elettorali avevano segnalato che gli insegnanti avevano votato in una percentuale molto larga per i 5 Stelle, soprattutto nelle regioni dove il loro consenso è stato più ampio. Si è puntata spesso l’attenzione, in questo senso, sugli effetti negativi della “Buona Scuola”, con il suo maldestro tentativo di dare più competenze ai presidi e soprattutto di valutare gli insegnanti; un obiettivo che ha ottenuto effetti reali scarsi, in cambio però di molta ostilità, anche per il modo con cui era stato progettato. Perfino l’imbarcata di massa dei precari a prescindere dalle competenze reali non era piaciuta alla categoria. Errori dell’algoritmo? Non si è mai capito, anche perché è dal dopoguerra che gli insegnanti del Sud iniziano la carriera nelle scuole del Nord e, tranne rari casi, con soddisfazione reciproca.

Ma una promessa meno sbandierata, eppure ben presente, era stata anche quella di togliere dai piedi l’Invalsi. In giorni in cui la “ciccia” promessa sembra evaporare, la ricerca di consenso va dove può e in questo caso non ci sono ragioni di spesa a frenare.

Un primo passo è stato fatto in ottobre con la sospensione — non potevano fare di più — dell’obbligatorietà della certificazione a lato della maturità. Ma c’era, e c’è, il rischio che gli studenti, in barba agli esponenti parlamentari grillini promotori del liberi tutti, accorressero in massa a farsi certificare, consapevoli che un vuoto in tal senso parla già da solo. Meno chiaro, se non misterioso, in questo come in altri casi, è l’interesse della Lega, che ha addirittura il ministro.

Non bisogna dimenticare che l’Invalsi lo ha voluto il ministro Moratti con il governo di centro-destra e che la sinistra è, ed è stata fino ad anni recenti, ostile se non tiepida: anche il ministro Berlinguer non era riuscito a fare molto e il ministro Fioroni all’inizio del suo mandato cercò di sterilizzarlo. Ora, è noto che la scuola non è in cima ai pensieri della Lega e che non esiste fra gli insegnanti una base di produttori grandi o piccoli infuriati contro l’orientamento assistenzialista, statalista e conseguentemente anti-efficientista di altri noti provvedimenti od orientamenti dell’improbabile alleato.

Ma è abbastanza chiaro ormai che tutto il Nord e il Centro Italia (oltre che naturalmente una parte significativa del Sud) non è assolutamente contrario a una valutazione che non lo penalizza nel giudizio, che — diciamo la verità — ha effetti solo sul terreno morale e dell’immagine e che agli occhi della società tutta è comunque un elemento di valorizzazione della professione. Perché forse qualcuno non si è accorto che pretendere di non essere giudicati, in modo peraltro privo di conseguenze, da parte di chi legittimamente e professionalmente giudica come gli insegnanti non fa un gran bel vedere…

C’è, però, un altro interesse, forse il più stringente, che si può intuire quando si legge che Invalsi e Anvur unificati dovranno essere collocati all’interno degli uffici ministeriali. Per quanto le direttive su quanto Invalsi può e deve fare siano sempre state in capo al ministero — e non in tutti i Paesi è così, al fine di garantire l’indipendenza e pertanto l’attendibilità della valutazione —, non è mancato chi in questi anni ha visto con fastidio questa relativa indipendenza. E in questo caso probabilmente non prevalgono orientamenti ideali e/o ricerca di consenso, ma meri problemi di potere. Magari non principalmente dei dirigenti incardinati e inamovibili con competenze principalmente giuridiche, quanto soprattutto del personale proveniente dalla scuola nominato pro tempore con ruoli dirigenziali che si “appassiona” di più a problemi di merito e che comunque aspira a conquistarsi e garantirsi un potere e un ruolo più sicuro.

E i sindacati? A parte la Cgil, che ormai ha posizioni sovrapponibili a quelle dei vecchi Cobas, stupirebbe un silenzio-assenso da parte di un sindacato come la Cisl, che ha sempre apprezzato ragionevoli operazioni di valutazione e che ha anche impegnato le sue forze per dare loro qualità.

Ma tutto ciò dà una grande tristezza. E’ ormai chiaro che una seria e competente valutazione “interna” da parte degli insegnanti non è in contraddizione con operazioni di valutazione esterna che hanno altri compiti. Le operazioni di valutazione, con tutti i loro limiti, sono ormai diffuse a livello internazionale: in Cina hanno contribuito a modificare assetto e contenuti degli storici esami di “mandarinato”. E qui la speranza è quella di assistere alla replica della commedia sulla legge di bilancio.

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