SCUOLA/ Per sopravvivere a burocrazia e scetticismo, i prof non rimangano soli

- Romana Romano

Da un convegno svoltosi a Catania mesi fa è nata uniniziativa autonomia di docenti a sostegno della propria attività professionale

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LaPresse

Nella scuola che, per opinione diffusa e superficiale, molti ritengono sia allo sfascio, può accadere anche qualcosa di nuovo, dal momento che, fortunatamente, essa — la scuola — non è fatta solo di regole, di spazi da amministrare, di giudizi da elargire.

Può accadere ed è accaduto a Catania che alcuni amici, docenti in scuole diverse, abbiano avuto voglia di parlare della loro esperienza, fatta sì di difficoltà nel trasmettere il sapere, ma anche di incontri e di spazi di libertà e bellezza.

La scuola, insomma, non è solo l’istituzione preposta ad occuparsi dei giovani, è anche un tempo e un luogo concreto di vita, frequentato e vissuto da persone, studenti e professori.

Un piccolo gruppo di questi ultimi, mesi addietro, su pungolo e provocazione di uno in particolare, non riuscendo ad accontentarsi del solito trantran, né dello scoramento rassegnato che si respirava in sala docenti o nei corridoi, si è chiesto: ma noi di cosa abbiamo bisogno? Di cosa vogliamo veramente parlare per aiutarci nel fare scuola?

Così, con naturalezza e coinvolgendo qualche altro amico (fra cui chi scrive), sono iniziati un lavoro e un confronto che continuano fino ad oggi, e che hanno fatto diventare quel piccolo gruppo un soggetto consapevole di poter dire qualcosa dentro le scuole di appartenenza, nella realtà locale e periferica in cui siamo, la Sicilia.

Volendo parlare ai colleghi rispondendo al disagio dei più consapevoli, è sembrato utile pensare e proporre un corso di aggiornamento che fosse più concreto possibile e consentisse a ciascuno di dire ed esprimere il proprio vissuto.

In quattro giornate di lavoro, parlando e confrontandoci, è venuto fuori l’altro elemento centrale della scuola, gli studenti, ai quali e per i quali ha senso insegnare.

Non lo studente come categoria o come astrazione, ma lo studente, il singolo studente, con la sua età, la sua famiglia, la sua ricerca di senso, la sua aggressività e il suo bisogno di incontrare nel professore, nel genitore, nell’adulto, una persona con lo stesso desiderio e la stessa scommessa dinanzi alla realtà.

È accaduto, insomma, che quel piccolo gruppo di insegnanti sia diventato un soggetto capace di proporre un’ipotesi di lavoro, un percorso da fare insieme. Anche nei centri di formazione professionale è stato possibile trovare fiducia presso i colleghi più vicini, che si sono fatti coinvolgere, hanno aderito e hanno creduto che quella condivisione  iniziale potesse svolgersi e continuare oltre gli incontri canonici programmati. Queste le parole di una docente, a sei mesi dal convegno: “Quanto ascoltato e approfondito ha cambiato la coscienza di insegnare, perché ha rafforzato l’idea che un approccio pienamente umano coi ragazzi a scuola non è solo il buon proposito di un insegnante particolarmente predisposto, ma coincide con l’unico vero obiettivo: far crescere la persona! E i ragazzi si accorgono se un insegnante ha questo scopo, e a volte rispondono anche provando a studiare più seriamente la sua materia: la simpatia umana e la stima che ricevono li invoglia non solo a ricambiare un rapporto col prof, ma anche a mettersi al lavoro, persino con la matematica! Inoltre la ricchezza sperimentata nel convegno ha portato a condividere con i colleghi sia il racconto delle scoperte che il convegno ha permesso sia il materiale raccolto, e ha fatto desiderare di mantenere i contatti con quella rete di insegnanti amici che si è palesata durante i 4 giorni di lavoro”.

È stato evidente, insomma, che per sostenersi in quel delicato compito che è l’insegnamento occorre non essere soli, per non soccombere alle difficoltà educative di questo nostro tempo, alla burocrazia, allo scetticismo e al cinismo dei più.

Un altro docente poi — per la prima volta — su proposta della nostra amicizia, ha partecipato ai “Colloqui Fiorentini” con alcuni studenti di un istituto tecnico. Questi ultimi si sono messi in gioco e sono tornati con un giudizio talmente positivo da voler coinvolgere altri due loro docenti, insieme ai compagni, nella prossima occasione di parteciparvi.

Sono accaduti, insomma, in questi mesi incontri, articolati in momenti di dialogo e di convivialità, che cercano di individuare, scegliere e proporre letture, esperienze e prospettive utili a questa nostra amicizia in cammino.

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