SCUOLA/ Se fosse un’azienda, il merito sarebbe premiato

Esiste una vulgata, molto ideologica e poco aderente alla realtà, che attribuisce i mali della scuola al fatto di funzionare come un’azienda. PIERLUIGI CASTAGNETO

03.05.2018 - Pierluigi Castagneto
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Scuola (LaPresse)

Lo scollamento tra istituzioni e cittadini è un fatto evidente. A forza di demonizzare le istituzioni, di trattare gli altri da nemici, di pensare che i politici siano tutti ladri, la corda si è spezzata e la gente ci ha creduto: medici e insegnanti, impiegati e funzionari sono diventati la controparte. Non ti aiutano, ma ti fregano. Ergo con loro si possono alzare le mani. Ma Carlo Bellieni, noto neonatologo, sulle pagine del Sussidiario offre una spiegazione strampalata riguardo alle recenti aggressioni di medici e professori. 

La causa di tanta temerarietà è da attribuire al fatto che sia le scuole che gli ospedali sarebbero diventati aziende, e “come ogni azienda devono garantire il successo del prodotto” e il consumatore “siccome si sente tradito (…) aggredisce”. 

Non so degli ospedali, ma sulla scuola il professor Bellieni può dormire sonni tranquilli. Forse è un po’ che non varca i cancelli e forse si fida troppo degli esperti, dei giornalisti che tutto sanno e che scrivono anche libri sulla scuola (non c’è opinion leader che non abbia pubblicato sull’argomento). La verità è che la scuola non è mai stata un’azienda perché non c’è alcuna efficienza, non c’è alcuna gerarchia, non c’è alcun prodotto da mettere sul mercato. Si immagini, il dottore, che funzionano ancora i meccanismi assembleari del lontano sessantotto, che il sindacato gioca ancora un ruolo condizionante, che al dirigente scolastico hanno tolto quel poco di potere sulla nomina dei docenti (chiamata diretta) affidatogli dalla “Buona Scuola” di Matteo Renzi. Forse Bellieni non ha mai guardato gli studenti di oggi: entrano a scuola, si siedono, ascoltano le lezioni, ridono, parlano, amoreggiano, scherzano e se possono guardano il loro telefonino con disinvoltura. Ma non hanno il tratto di essere prodotti di un’azienda educativa. Nella nostra scalcinata scuola statale e statalista, non c’è progetto, non c’è attenzione alla loro formazione. L’approssimazione regna sovrana. 

Ma quale efficientismo aziendalista! La maggior parte del corpo docente è costituita da insegnanti competenti, che si occupano della loro formazione culturale, che si interessano della crescita umana, ma può anche accadere che chi sta dietro alla cattedra non abbia voglia di fare un tubo. E nessuno gli dice nulla. I controlli sono solo formali e basta che vengano rispettate le norme e compilato formalmente il registro, che tutto fila liscio. Il dirigente ha solo la “moral suasion” per far funzionare un istituto di mille studenti e 150-200 insegnanti e Ata. E’ noto a tutti che la sospensione dall’insegnamento, con commissioni paritetiche piene di sindacalisti, viene comminata solo per le violenze e per gli scandali sessuali o sentimentali, che fanno fare i titoloni sui giornali nazionali. I genitori, quando non sono complici dei loro figli, quando sono interessati alla preparazione dei propri ragazzi e sentono che il prof legge il giornale, possono protestare, firmare petizioni, ma non succede nulla di nulla. Tutti sanno che i docenti statali sono inamovibili e il rapporto tra il milione di addetti e lo Stato, come datore di lavoro, è sempre lo stesso, impostato dai governi democristiani del dopoguerra: vi paghiamo poco, ma vi chiediamo anche poco. 

La scuola azienda, caro dottor Bellieni, è una bella chimera, che riempie la bocca ai sociologi progressisti, ai sindacati di base, ai nostalgici di una sinistra rimasta orfana di Marx, Lenin e Mao. L’odio all’efficientismo è sulla bocca di tutte quelle categorie di persone che vogliono entrare nell’istituzione scolastica non per merito, competenze professionali, non per concorso, ma per i diritti acquisiti, per le mille leggi e leggine che hanno permesso di accedere alla docenza “per grazia politica ricevuta”. 

Si guardino le modalità con cui si gestisce l’assunzione del personale di ruolo e di quello a tempo indeterminato o alle supplenze annuali. Dottor Bellieni, ha mai assistito alla chiamata dei supplenti annuali? Beh l’anno prossimo, tra settembre e ottobre, si faccia una passeggiata in una scuola-polo e le assicuro che si farà una cultura dell’inefficienza statale. Le aggressioni, il vilipendio, la mancanza di rispetto da parte di genitori e studenti ha altre origini e la dignità di una categoria impegnata in prima linea nell’educazione delle giovani generazioni nasce da lontano. Le formule semplicistiche non aiutano davvero a capire.

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