SCUOLA/ Il trucco per avere voti più alti? Stare di più nella natura

- Max Ferrario

Genitori, docenti e specialisti sottovalutano l’apporto, oggi indispensabile, che il mondo naturale riesce a dare a bambini e adolescenti

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LaPresse

Oggi i genitori di bambini e adolescenti condividono gravi ma comuni preoccupazioni. La maggior parte dei figli infatti manifesta disagi che riguardano ormai tutte le famiglie: ansia, depressione, difficoltà di concentrazione, disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa). Fino alle situazioni più gravi di ritardo nello sviluppo delle facoltà cognitive, dipendenze, turbe del comportamento come l’aggressività o l’autodistruttività, il ritiro sociale dal mondo (sindrome hikikomori) o la tendenza al suicidio. Si è occupato dei motivi di questo disagio e di alcune soluzioni “innovative” per affrontarlo Antonello Vanni, nel suo ultimo libro, dal titolo molto particolare, Portami nella natura! Come salvare i nostri figli dall’intossicazione tecnologica (San Paolo 2019).

Tra i diversi motivi di questo disagio, Vanni segnala l’effetto negativo su bambini e adolescenti (ma in realtà su tutti noi) dell’allontanamento dalla natura. Nella società occidentale i bambini crescono rinchiusi tra le mura domestiche e passano all’aperto meno di un’ora al giorno, cioè meno della classica “ora d’aria” raccomandata per i detenuti nelle carceri. Se questo è il presente della indoor childhood (“infanzia chiusa in serra”) il suo futuro non è migliore, dato che le prossime generazioni vivranno secondo le statistiche in un mondo completamente urbanizzato, pagando un enorme prezzo in termini di salute fisica, psicologica e spirituale.

Vanni però dedica ampia parte della sua trattazione a un problema che le famiglie vivono più da vicino: l’effetto devastante delle tecnologie, della connessione permanente e del virtuale sulla vita dei figli. Smartphone, tablet, pc, videogiochi sono spesso all’origine di problemi che possono sfociare in vere e proprie patologie. L’autore le chiama “tossine digitali” e ne presenta le conseguenze: eccessiva sedentarietà, disfunzioni degli organi sensoriali, forme di “nuova” dipendenza (new addictions), insonnia, sovraccarico del cervello con conseguente calo del rendimento scolastico e aumento degli errori durante le verifiche, sviluppo o inasprimento di disturbi specifici dell’apprendimento come la dislessia, problemi di concentrazione, aumento dei casi di iperattività (Adhd)… Uno scenario di allontanamento dell’essere umano dal mondo vivente della natura che Vanni racchiude nel concetto di Nature Deficit Disorder, inaugurato anni fa dal pedagogista Richard Louv e poi ampliato da molteplici studi di tipo clinico e neuroscientifico presentati ora in Portami nella natura!

Per questi problemi esiste però una cura, gratuita, sempre disponibile e senza effetti collaterali: la frequentazione della natura. Nel saggio Antonello Vanni presenta un’ampia “ricetta” a base di natura da “somministrare” ai nostri figli dalla gravidanza della madre all’infanzia fino all’adolescenza, con un nutrito elenco di esempi e attività concrete che possono essere svolte con i figli o possono essere suggerite ai figli più grandi.

Lo scopo di queste pratiche è far riguadagnare ai nostri ragazzi un migliore stato di salute psicofisica. La natura infatti sa donare, a chi la pratica e in qualsiasi età, un benessere che riguarda tutto l’organismo (dal sistema cardiocircolatorio a quello muscolare, da quello immunitario a quello sensoriale), le facoltà cognitive e creative, la capacità di concentrazione necessaria a chi affronta gli studi scolastici, la serenità perduta a causa dell’abuso di tecnologia.

Non solo: l’autore approfondisce anche l’esperienza nella natura come occasione per ritrovare la serenità nel caso di vicende famigliari traumatiche (come la separazione dei genitori o le problematiche dovute all’assenza paterna su cui Vanni ha dedicato i precedenti libri), o come fonte di benessere per i figli disabili e le loro famiglie.

Vengono poi affrontate le tematiche relative al mondo della scuola che, anziché proporre le tecnologie come panacea di tutti i problemi degli alunni (come nel caso dei Dsa), dovrebbe aprire le porte alla natura nella progettazione didattica e nella realizzazione degli ambienti come ormai avviene in diversi Paesi in tutto il mondo. Uno spunto di riflessione e di iniziativa concreta, quello di Portami nella natura! di Antonello Vanni, che ci auguriamo venga colto con attenzione dalle famiglie interessate al benessere dei loro figli che oggi destano in tutti noi tanta preoccupazione.

Per contattare l’autore: antonellovanni@gmail.com  

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