Elena Ceste/Michele Buoninconti assume investigatore privato: nuovi accertamenti ma…

- Emanuela Longo

Omicidio Elena Ceste, il marito Michele Buoninconti, condannato a 30 anni, assume investigatore privato: a caccia di una terza verità. Il caso oggi a Quarto Grado

elena ceste
Elena Ceste (Quarto Grado)

Il caso di Elena Ceste sarà al centro della nuova puntata odierna di Quarto Grado, l’appuntamento con la cronaca nera in onda nel prime time di Rete 4. Elena, mamma di Costigliole d’Asti, fece perdere misteriosamente le sue tracce il 24 gennaio 2014 ma il suo corpo senza vita fu ritrovato a distanza di quasi 9 mesi a pochi metri dalla sua abitazione, nelle campagne limitrofe. Per il delitto di Elena Ceste è stato condannato il marito Michele Buoninconti alla pena di 30 anni, nonostante abbia sempre sostenuto la sua innocenza. Nel frattempo però la famiglia dell’uomo ha incaricato un investigatore privato con l’intento di individuare tutte le possibili falle nell’inchiesta che ha portato alla sua condanna. E’ possibile che ci sia una seconda verità nel caso di cronaca nera che sconvolse l’Italia intera? Come spiega La Nuova Provincia, a distanza di un anno e mezzo dalla sentenza della Cassazione, Buoninconti ha incaricato la Falco, società di investigazione privata affinché potesse compiere delle indagini difensive a sostegno della sua versione e chiedere così la revisione del processo. Tuttavia, pare che i biologi forensi abbiano spento definitivamente una speranza dell’uomo.

ELENA CESTE, MICHELE BUONINCONTI: INVESTIGATORE PRIVATO E NUOVI ESAMI

Le tre sentenze che hanno portato ad altrettante condanne a carico di Michele Buoninconti hanno riportato una versione molto precisa di quanto accadde l’inverno di sei anni fa, con l’omicidio di Elena Ceste. In aula Michele ha sempre sostenuto la versione delle presunte crisi psicotiche della moglie che l’avrebbero fatta allontanare, nuda e in preda alle allucinazioni, per poi morire di freddo dopo essere scivolata nel rio trasformatosi nella sua tomba per nove mese. Gli esperti della Falco avrebbero dovuto presentare una versione ancora nuova dell’accaduto, ovvero che Elena quella mattina, in preda alle crisi psicotiche, era sì nuda quando uscì di casa ma scomparve immediatamente scivolando in un tubo di cemento per lo scolo delle acque piovane dove avrebbe perso la vita nel giro di un’ora a cause del freddo. Poi il suo corpo sarebbe stato trascinato dalle acque fino al suo ritrovamento ad ottobre. Tutti i nuovi accertamenti, spiega ancora La Nuova provincia, sarebbero stati eseguiti ad inizio novembre, con sopralluoghi e prelievi di campioni sia all’inizio che al fondo del tubo di scolo a caccia di materiale genetico che provasse il “passaggio” di Elena Ceste. A metà marzo sono giunti però i risultati che hanno smentito tracce genetiche della donna, chiudendo definitivamente il caso.

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