ELEZIONI CALABRIA/ Divisioni e liti senza fine, serve subito una “costituente”

- Sabatino Savaglio

In Calabria le due coalizioni hanno litigato ferocemente e non mancano le divisioni interne. Intanto la Regione è sempre più in crisi. Serve una costituente con tutti

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LaPresse

Domenica prossima la Calabria andrà al voto per eleggere il suo nuovo governatore e il nuovo consiglio regionale; per uno strano meccanismo nei tempi di indizione delle elezioni la data è fissata a più di cinque anni dalla precedente consultazione, che si tenne il 23 novembre 2014.

La campagna elettorale, di breve durata e andata avanti in modo stantio e con scarso interesse, con piccole folle radunate solo nelle rare presenze dei leader nazionali, sembra il prologo a un’affluenza di votanti che potrebbe non discostarsi di molto da quella del record negativo (44,07%) del 2014. Segni di una crisi della politica, più forte qui che altrove, che indicano come in Calabria sia necessaria una profonda rigenerazione, una nuova fase costituente che liberi da una apparente lotta politica finalizzata solo all’occupazione di spazi lasciati liberi da chi è costretto a uscire, ma senza un’idea su cosa si possa fare e come farlo per tirare fuori la Regione da una crisi economica, sociale e istituzionale che appare sempre più irreversibile.

I due principali poli hanno litigato ferocemente, al loro interno, prima della definizione delle candidature. Divisioni interne che hanno costretto alla resa il presidente uscente, Mario Oliverio, e colui che aveva da più di un anno lanciato la propria candidatura per riportare il centrodestra alla guida della Regione, ovvero il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto. Le scelte dei vertici nazionali dei due schieramenti e i veti da più parti posti all’interno degli stessi hanno portato all’investitura della parlamentare (e vicesindaco di Cosenza fino a pochi giorni prima della sua indicazione) Jole Santelli (Forza Italia) per il centrodestra e dell’imprenditore Pippo Callipo, indipendente già candidatosi autonomamente nel 2010, allora sostenuto dai Radicali di Marco Pannella e da Italia dei Valori, oggi voluto fortemente da Nicola Zingaretti per il centrosinistra.

Il Movimento 5 Stelle, che a livello locale non ha mai brillato neanche in Calabria (nel 2014 non superò lo sbarramento di coalizione dell’8%) ha scelto l’economista Francesco Aiello, non iscritto al Movimento, anche se era già stato nominato dall’allora ministro Toninelli quale rappresentante del governo nel Comitato per la Zes di Gioia Tauro. La scelta di Aiello è stata fortemente contestata da due ex colonne del movimento grillino calabrese, la parlamentare Dalila Nesci, che pretendeva per sé la candidatura, e il presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Nicola Morra.
L’altro candidato è il geologo e ricercatore del Cnr, Carlo Tansi. Tansi è stato per oltre metà legislatura, scelto dal presidente Oliverio, direttore della Protezione civile regionale, fino a quando non ha avuto la peggio nello scontro con la potente burocrazia regionale e con parte del sindacato.

Il centrodestra può farsi forte di un maggior numero di liste (sono sei a sostegno di Santelli in ognuna delle tre circoscrizioni) e anche del presumibile apporto di politico di più o meno lungo corso. Nelle sue liste sono presenti, tra gli altri, Pino Gentile, il più longevo degli amministratori regionali, in consiglio ininterrottamente dal 1985, più volte assessore regionale e fratello del senatore Antonio Gentile, attualmente alla sua sesta legislatura, già sottosegretario all’Economia nel governo Berlusconi e alle infrastrutture nel Governo Renzi. Una longeva attività politica quella dei due fratelli, nata sotto l’ombra del garofano socialista, poi passati a Forza Italia e con qualche parentesi nei repubblicani e nel Ncd.

La Santelli ha in qualche modo ricomposto anche la frattura con gli altri due germani, quasi sempre avversi ai Gentile, Mario (sindaco di Cosenza) e Roberto (vicecapogruppo FI alla Camera) Occhiuto, con qualche candidatura vicina alle loro posizioni.

Il centrodestra presenta nelle sue liste anche transfughi passati velocemente dalla barca di Oliverio al nuovo carro degli aspiranti vincitori. Hanno attratto molte candidature, potenzialmente apportatrici di forti consensi, anche Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni e la Lega di Matteo Salvini; tra loro, secondo le dichiarazioni dei relativi candidati, è aperta la corsa a quella che potrà essere la lista più votata in Calabria.

Dopo il niet alla candidatura di Mario Occhiuto, nel centrodestra si profilano ulteriori nuovi contrasti. A Catanzaro, dove il sindaco Sergio Abramo è già indicato vicino alla Lega, si sta registrando uno scontro acerrimo. La scusa data dalla trasmissione televisiva di La7, con uno scandalo “gettonopoli” per false presenze nelle commissioni consiliari, ha portato alla presentazione o all’annuncio di una serie di dimissioni che al momento sembrano essere in totale 14 su 32 consiglieri eletti. Le eventuali dimissioni di altri tre consiglieri potrebbero quindi portare alla caduta automatica del sindaco e alle elezioni anticipate.

La “guerra” si sta consumando soprattutto tra i dieci consiglieri di Forza Italia, guidati da Domenico Tallini, consigliere regionale uscente e ricandidato alla Regione, e il sindaco Abramo. La dichiarazione del sindaco di non voler abbandonare Catanzaro per puntare alla vicepresidenza della Regione (come assessore esterno) probabilmente raffredderà gli animi, almeno fino a lunedì. Se Jole Santelli diventerà la prima presidente donna della Regione Calabria non avrà vita facile nel gestire gli equilibri interni alla coalizione.

Il candidato del centrosinistra, Pippo Callipo, ha puntato molto su due temi: quello della legalità, inseguito anche con qualche clamoroso diniego a soggetti che avrebbero voluto ricandidarsi, e quello di una auspicata rivoluzione della burocrazia regionale (che Callipo già in passato definiva “la mafia con la penna”) puntando sulle sue caratteristiche decisioniste di imprenditore, su una maggiore trasparenza delle procedure degli uffici regionali e sostenuto da una squadra di sostenitori, ed in parte di candidati, molto concentrati sui temi dell’etica e della moralità.

Francesco Aiello ha i principali avversari proprio nel Movimento 5 Stelle. Gli è stata montata una polemica su un presunto abuso edilizio commesso dal padre su un immobile poi ereditato da lui e dal fratello e sono state riesumate parentele lontane con persone indagate che lui sostiene di non aver mai frequentato. Certo, l’opposizione più forte Aiello ce l’ha in molti dei parlamentari grillini, soprattutto di quelli di più lungo corso, attualmente alla loro seconda legislatura, tranne Paolo Parentela che è stato uno dei suoi principali sostenitori.

Chi spera di essere la vera sorpresa di queste elezioni è Carlo Tansi. Ha fortemente criticato i sondaggi, fin quando erano pubblicabili, e ha persino preannunciato una denuncia nei confronti di Bruno Vespa, perché nella grafica della trasmissione Porta a Porta non era stato citato il suo nome, ma solo indicato come “altri”. Tansi e Aiello dovranno probabilmente entrambi lottare con i numeri per raggiungere il quorum.

Nel redde rationem di domenica notte (o più probabilmente di lunedì) scopriremo quali sono le speranze disilluse e quali saranno i nuovi equilibri e il nuovo presidente della Regione.

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