ELEZIONI DANIMARCA/ La sinistra vince con il no ai migranti, una lezione ai populisti

- Raffaele Iannuzzi

I socialdemocratici di Frederiksen conquistano la maggioranza proponendo politiche anti-immigrazione. Mettendo in pratica un vecchio adagio di Gianni Agnelli…

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Manifestazioni per il clima in Danimarca (LaPresse)

Fin troppo facile tirar fuori il vecchio Agnelli: per fare cose di destra, ci vuole la sinistra. Un messaggio noto anche in Danimarca: vince la socialdemocrazia guidata da Mette Frederiksen e gli immigrati sono avvisati. La politica della sinistra danese non è buonista, per dirla con la neolingua dei perdenti populisti. Non solo: la sinistra disegna un orizzonte social-ecologista, che, con la politica muscolare sull’immigrazione, crea un assetto completo e articolato. Chi perde sono i populisti, dal Danish People’s Party al movimento Hard Line, guidato dall’avvocato Rasmus Paludan.

Bene, questo è il quadro. Cosa è successo? Un fatto già anticipato da Orwell nel suo celebre e insuperato saggio sul legame tra la grammatica e la politica: chi conquista le parole d’ordine e le inserisce in un progetto politico, vince.

Le parole portano lontano. Non bastano, da sole, a far decollare un movimento politico, infatti i populisti non ci riescono, in Danimarca. Ma se tu coniughi un buon vocabolario, la grammatica e poi la sintassi (progetti, strategie, proposte), allora vinci.

Questa è pura metapolitica e dispiace che il neopopulismo parolaio non riesca a compiere l’operazione metapolitica intelligente e calibrata che la Nouvelle Droite compì tra la fine degli anni 70 e la seconda metà degli anni 80: si vince con la cultura e la grammatica. La realtà deve essere decifrata, interpretata e infine affrontata con un orizzonte strategico di medio-lungo periodo.

La società arrabbiata non basta e la sociologia seria questo lo sa. Perché costruire il vento in poppa sulla base degli umori popolari significa ipotecare il fallimento storico. A meno che non si instauri un secondo momento strategico-progettuale che inscriva il movimentismo nelle istituzioni e renda feconda la dialettica tra l’esterno (società, popolo) e l’interno (il Palazzo). Come insegnava Machiavelli, il Principato lo devi prima conquistare, caro Principe, ma il passo vero è quello che viene dopo, ossia mantenerlo.

È tutta una questione di grammatica, scippata la quale, con grammatica e sintassi pronte, il gioco è fatto. La deriva demagogica non conosce la grammatica e la politica è come una cortigiana permalosa pronta a cambiare Principe al momento opportuno. In Danimarca, il momento è arrivato. Non credo che rimarrà isolato. La grammatica, anche in pieno Mediterraneo, è un arcano che non investe gli Arcana imperii. Vocabolario alla mano, ritornerà, prima o poi, la politica, anche da noi.

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