ELEZIONI EMILIA-ROMAGNA/ Così le sardine preparano il terreno a Conte

- Gianfranco Lauretano

Ultime ore di campagna elettorale in Emilia-Romagna. Seduti sul divano di casa, nascono domande. E a volte le conclusioni sono più chiare

sardine papeete
Mattia Santori, leader delle sardine (LaPresse)

Caro direttore,
ultime ore di campagna elettorale per le elezioni in Emilia-Romagna. I fatti si accavallano e le informazioni che arrivano nelle case e/o nei cellulari del cittadino faticano a spiegare ciò che sta succedendo davvero. Dietro le quinte, intendo.

Alla fine siamo spettatori, di tivù o social, poco importa. Ma anche quaggiù, seduti su un divano della Romagna profonda e provinciale, non rinunciamo a capire. Lo spettatore che sono, ad esempio, è confortato dal fatto che neppure i politologi di professione o i professionisti dei talk-show sanno fare chiarezza, tutt’altro. Anche per loro, si sospetta, l’informazione di punta, quella che chiamiamo mainstream, riporta solo frammenti di realtà, mescolati e confusi in mezzo a montagne di elementi fuorvianti, inutili, dannosi alla verità.

Ma poi lo spettatore si ricorda di essere anche insegnante e che uno dei suoi obiettivi didattici è infondere negli allievi il senso critico, così prova a metterlo in moto in se stesso utilizzando i frammenti di informazioni disponibili in modo intelligente, cioè leggendo tra le righe, perché intelligente viene proprio da lì: inter-ligere.

La prima cosa a cui pensa è la notizia recente del raduno delle sardine a Bologna e il fatto che i paragoni dei commentatori alla moda potrebbero essere sbagliati. Convince poco che le sardine siano come i girotondi di qualche anno fa, i movimenti di protesta spontanei della nostra giovinezza, che la sardina-capo ha evocato dicendo che tanto entusiasmo ricorda quello degli anni Settanta, non avendo neppure il coraggio di dire Sessantotto, il vero punto di riferimento.

Non c’entra neppure la resistenza, Bella Ciao e lotta-per-la libertà, ipotesi suggestiva ma storicamente improbabile e anche leggermente offensiva. Poiché ingrediente fondamentale del senso critico è avere memoria della storia, anche recente, allo spettatore viene in mente, come un’intuizione poetica, un paragone più nascosto ma reale per le sardine: Macron.

La Francia che lo portò al potere era in effetti in una situazione identica all’Emilia-Romagna. Anche lì il partito socialista, corrispettivo del Pd, si stava decomponendo, guidato da un leader, Hollande, non più presentabile. In Emilia-Romagna c’è la stessa situazione, ma capovolta: il governatore Pd uscente, Bonaccini, ha capito che associare troppo il suo volto al simbolo del Pd gli avrebbe fatto perdere voti, così l’ha cancellato ovunque, con motivazioni che fanno un po’ ridere lo spettatore.

E anche qui è tangibile il terrore della vittoria dei sovranisti di destra: Le Pen in Francia, Salvini quaggiù. Occorreva fare qualcosa, letteralmente inventarlo, per fermarli. I cugini transalpini fecero Macron, da noi si son fatte le sardine. Bisogna a questo punto, però, fare anche le debite proporzioni, perché là erano elezioni nazionali, qui solo regionali. E infatti le sardine, nonostante glielo chiedano ininterrottamente, non sono diventate come “La République En Marche”, il movimento fondato da Macron che, ricordiamolo, è un fuoriuscito del Partito Socialista (un po’ come Renzi) col quale ha vinto le elezioni. Il motivo è che, per adesso, non ce n’è bisogno. A questo giro basta che non vinca Salvini. Ma presto o tardi il problema si riproporrà a livello nazionale.

Macron ha vinto le elezioni perché si è riuscito a creare per lui un’immagine nuova, vergine, al passo coi tempi. Nessuna implicazione col partito fatiscente della sinistra, nonostante venisse da lì; ideali vaghi, inafferrabili, a metà tra attenzione alle classi deboli, alla tolleranza e all’accoglienza di matrice socialista, e insieme buona educazione, moderazione, liberalismo per non spaventare i centristi e perfino i cattolici (che in Francia non contano un granché e così in Italia); una spruzzatina di green economy e di ambientalismo come richiesto dai tempi che corrono; baluardo della libertà e dell’antifascismo in nome non si sa bene di che, ma tanto gli elettori non sono più molto esigenti in fatto di ideali, anzi meglio non impegnarli troppo.

Allo spettatore tutto ciò ricorda qualcosa: ma certo, proprio le sardine. A questo punto si capisce che esse sono un passaggio preparatorio di qualcosa a venire, che non saranno forse neppure loro, ma che sono comunque servite a preparare quello che potremmo definire un vago sentimento politico fatto di partecipazione ad alto tasso di entusiasmo effimero e basso (e vago) tasso di concretezza.

Un serbatoio di voti si sta preparando per qualcuno che verrà quando sarà ora di votare per elezioni più importanti: er Macron de noantri. Chi sarà? Non certo i ragazzotti (moltissimi attempati, in realtà: allo spettatore non sfuggono le immagini di tanti vecchi arnesi sessantottini visti in tivù) delle sardine che, come tutti i pesci, dopo un po’ o vengono mangiati o puzzano tanto da essere gettati via. Forse Giuseppe Conte, che ha le stesse caratteristiche di vaghezza ideologica, verginità politica, disinvoltura partitica di Macron, ammesso che l’esperienza attuale gli consenta di conservarle. Certe mosse attuali, soprattutto certi smarcamenti, tra i quali il più clamoroso è stato quello del dimissionario ministro dell’Istruzione Fioramonti, portano verso la cosa-che-verrà, la Repubblica In Marcia di italica fattura, che qualcuno sta certamente cercando di strutturare.

Lo spettatore non è neppure sicuro che quel “qualcuno” sia solo italiano: troppi segnali gli fanno vedere che il suo paese è svenduto da un pezzo. Si ricorda ad esempio che l’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni regalò proprio ai francesi le acque territoriali italiane perché potessero bellamente trivellarci a due centimetri dalle coste e prendersi i nostri combustibili, ricevendo in premio una carica europea. Oppure ha presente l’Ilva, l’Alitalia, il sistematico smontaggio della nostra economia.

Ecco, vogliono mettere in Emilia-Romagna ma ancor di più a Roma persone come lui, ma per farlo occorre uno strumento nuovo, una ricostituita verginità politica che i due partiti al governo non hanno più. Comunque vada alle regionali, allo spettatore sembra che il Pd sia un dead party walking, il M5s un Titanic agli ultimi istanti della sua navigazione e le sardine, fatto il compitino per cui sono state create, inizieranno a puzzare già dal 27 gennaio. Forse è impaziente di vedere cosa o chi sta per comparire all’orizzonte; ma in cuor suo sa già che né domenica né in futuro si lascerà turlupinare.

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