ELEZIONI EMILIA-ROMAGNA/ I quattro ostacoli che si frappongono tra la Lega e il Pd

- Romano Colozzi

In Emilia il governo del Pd si basa su un intreccio tra amministrazione e territorio che non ha eguali al mondo. Decideranno i “moderati” e gli astenuti

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Bologna, sgombero del centro sociale XM24 (LaPresse)

Caro direttore,
vale sempre il proverbio “Non dire gatto se non l’hai nel sacco”. Avere strappato l’Umbria alla sinistra dopo 50 anni di egemonia assoluta e con un distacco fra i due candidati presidente di 20 punti percentuali giustifica ampiamente l’entusiasmo del centrodestra e l’auspicio che la performance possa ripetersi anche in Emilia-Romagna.

Tuttavia in questa Regione è indispensabile avvicinarsi all’appuntamento del 26 gennaio con convinzione sì, ma con altrettanta prudenza.

Qui la partita sarà molto più difficile per almeno quattro motivi:

1. Le malefatte degli amministratori di sinistra (che pure ci sono state) non hanno mai avuto la risonanza mediatica di quelle del Pd umbro: basti pensare al silenziatore che tempestivamente è stato messo all’orribile vicenda di Bibbiano.

2. La crisi economica (con il conseguente disagio sociale) iniziata un decennio fa ha colpito duro anche in Emilia-Romagna, ma non ha causato un crollo del Pil paragonabile a quello che si è verificato in Umbria.

3. L’intreccio perverso fra politica, economia, finanza, larghi strati del terzo settore, mondo cooperativo e apparati amministrativi locali e regionali ha ancora oggi in Emilia-Romagna un radicamento e una pervasività che non ha paragoni con nessun’altra situazione.

4. La capacità di mobilitazione del Pd, pur non paragonabile con quella del vecchio Pci, è ancora tutt’altro che da sottovalutare e sarà sfruttata al limite delle sue potenzialità da un partito che sa che il 26 gennaio si giocherà non un’amministrazione regionale, ma il governo di cui è perno e, probabilmente, il suo destino.

In una situazione come questa sarà assolutamente decisiva per la vittoria finale la capacità dei candidati di saper parlare non solo alle proprie truppe, già ampiamente sensibilizzate e mobilitate per la battaglia, ma a quelli che da tempo non entrano in gioco e si rifugiano nell’astensionismo.

A mio giudizio, fra queste centinaia di migliaia di elettori una parte significativa è rappresentata da cittadini cui non viene “naturale” prendere posizione in un assetto politico caratterizzato da fortissime contrapposizioni, che spesso sfociano quasi nell’insulto. A questi va fatta una proposta più ragionata che urlata, fatta di proposte e impegni realistici più che slogan.

Spero che il centrodestra sappia coprire anche questo spazio politico, garantendosi una vittoria molto probabile.

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