ELEZIONI IN MAROCCO/ “Vittoria dei liberali, una grande lezione a Usa e Occidente”

- int. Souad Sbai

Svolta storica in Marocco: dopo dieci anni di governo a guida di un partito islamista, alle ultime elezioni vincono i liberali di centro-destra

Elezioni Marocco
Elezioni Legislative in Marocco (LaPresse, 2021)

In Marocco, a differenza di altri paesi, una Primavera araba dagli esiti disastrosi è stata evitata per un soffio. Nel febbraio 2011, infatti, anche a Rabat migliaia di persone scesero in piazza per chiedere al re modifiche e concessioni democratiche, ottenute in parte grazie a un referendum popolare concesso dal sovrano Mohammed VI. Nonostante questo, come ci ha detto in questa intervista Souad Sbai, ex parlamentare Pdl, giornalista, presidente dell’associazione Acmid donna, “le fazioni islamiche e i Fratelli musulmani premevano per stravolgere il paese come successo in Siria, Libia ed Egitto. Con una sorta di compromesso per evitare guai peggiori, nonostante avesse votato solo il 35% della popolazione, il governo fu affidato al Partito per la giustizia e lo sviluppo, il Pjd, islamista ma moderato. Sono rimasti al governo per ben dieci anni e hanno portato il Marocco ai livelli più alti di povertà della sua storia”. Adesso, alle nuove elezioni di un paio di giorni fa, la svolta storica: il Pjd crolla, diventando l’ultimo partito con soli 12 seggi sui 125 che aveva, mentre trionfano i liberali di centro-destra del raggruppamento nazionale degli indipendenti (Rni) con 82 seggi, guidati da uno degli uomini più ricchi d’Africa, il miliardario Aziz Akhannouch. La dimostrazione che anche nei paesi islamici la democrazia può diventare realtà, senza bisogno di essere portata con la forza.

A cosa si deve il fallimento degli islamisti che hanno governato per dieci anni consecutivi, per un partito il periodo più lungo nella storia del Marocco?

Il risultato di queste elezioni rappresenta il fallimento islamista. Il Pjd al governo fu una conseguenza della Primavera araba, di fatto venne imposto al paese per evitare che anche il Marocco finisse come Libia, Egitto e Siria. Si decise il male minore, affidando la guida del paese a un partito comunque poco islamista. È stata una imposizione più che una votazione. Il risultato sono stati dieci anni di scandali che hanno coinvolto i loro dirigenti.

Ad esempio?

Hanno portato il Marocco al fallimento economico, mai il paese ha toccato il livello di povertà in cui si trova adesso, per non parlare della pessima gestione della pandemia. Tutte cose che hanno svelato l’incapacità di queste persone.

In questa tornata elettorale, invece, ha votato più del 50% della popolazione: perché?

Perché la gente voleva un cambiamento. Soprattutto tanti giovani, che votavano per la prima volta, hanno dimostrato di essere stanchi dei partiti islamisti e della Fratellanza musulmana. La maggior parte di loro è di tendenza liberal, sono persone aperte al mondo, grazie a internet si informano, si tengono in contatto con l’Occidente, con quello che succede e compiono scelte coraggiose. Non si può mentire loro.

Quanto conta la figura del re in Marocco? Forse avere una figura stabile alla guida ha evitato quanto successo in altri paesi arabi?

Il re conta tantissimo. Si è dimostrato una guida tollerante, ha lasciato che gli islamisti guidassero il paese dicendo: volete governare? Allora fateci vedere cosa sapete fare. Non c’è stata una opposizione forte degli altri partiti. Ciò che si è visto non è altro che il gravissimo errore che si commette quando una religione si abbina alla politica, devono essere due cose separate. Tutti gli intellettuali arabi oggi dicono: mai più partiti islamici, l’islam è una cosa, la politica un’altra. Con la scusa del partito islamico si uccide la democrazia. Quei partiti vanno messi fuorilegge, anche in Europa bisogna fare attenzione prima che sia troppo tardi.

Il Marocco dimostra che la democrazia nei paesi islamici è possibile: cosa pensa invece della idea dell’“esportazione della democrazia”?

No, sono assolutamente contraria a questa idea di esportare la democrazia, anche perché è una dottrina falsa. Non è vero che i paesi arabi non conoscano la democrazia, basta vedere come erano in passato l’Afghanistan e l’Iran prima che arrivassero al potere gli islamisti o come è da sempre il Marocco. Erano paesi democratici, c’era libertà per le donne.

Siamo noi occidentali che non abbiamo capito il mondo arabo?

Il problema dell’Occidente è che chiude gli occhi sull’estremismo fondamentalista. Nessuno deve accettare un governo come quello talebano, sono dei criminali. Chi oggi dice che dobbiamo dialogare, aspettando di vedere cosa fanno, vuole trattare con dei terroristi? Un altro grave errore è dire che in vent’anni non è stato fatto niente in Afghanistan. Si è fatto tantissimo, ad esempio per le donne, che hanno potuto studiare, diventare medici, giudici. Il fatto è che l’Occidente ha smesso di interessarsi all’Afghanistan.

Il Marocco potrà essere una guida per i paesi islamici?

Il Marocco ha sempre fatto da guida, il nostro re discende dal vero islam moderato e moderno. Ripete sempre che l’islam deve stare al passo con i tempi, cosa che dice anche il Corano. Il problema sono i salafiti e i Fratelli musulmani, finanziati da Stati canaglia con cui l’Occidente dialoga. È vergognoso che si tengano i Campionati del mondo di calcio in un paese come il Qatar, dove i lavoratori sono sfruttati e muoiono a migliaia. Stessa cosa vale anche per la Turchia.

È fiduciosa per il futuro del suo paese?

Sì, lo sono molto. La sinistra, come sempre, cercherà di attaccarsi a qualunque cosa per destabilizzare il governo, ma sono fiduciosa comunque.

(Paolo Vites) 

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