ELEZIONI & LAVORO/ L’aiuto del Rosatellum al dialogo che serve in Italia

- Massimo Ferlini

C’è da augurarsi che dopo le elezioni si possa tornare a un dialogo tra le forze politiche per difendere la nostra economia e il lavoro

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(LaPresse)

Un tipico comizio politico nella repubblica dei partiti storici, ma anche una semplice relazione in una delle tante sezioni, incominciava con una descrizione della situazione internazionale, proseguiva con l’analisi della situazione del Paese, arrivava ai temi cittadini e poi spiegava come affrontare il quadro generale tracciato. Spiegava anche le dinamiche sociali del quartiere. Il metodo veniva applicato e replicato in modo così automatico che si erano sviluppate caricature, ironie e autoironie.

Ho avuto nostalgia della scuola politica antica il giorno in cui Putin ha lanciato una nuova fase dello scontro con i concetti di libertà e autodeterminazione dei popoli con un’escalation dell’aggressione contro l’Ucraina e contro l’alleanza dei Paesi occidentali. Nostalgia sollevata dal notare che nessun partito italiano, tutti impegnati nella campagna elettorale ormai in chiusura, ha avuto l’intelligenza di cambiare la scaletta delle priorità dei suoi messaggi.

Aumenta il rischio di guerra nucleare, ma la priorità è cancellare il canone Rai, per altri il tema è difendere il Reddito di cittadinanza magari aggiungendo il “bonus elmetto”, comunque per alcuni lo scontro bipolare nel Paese deve diventare perenne mantenendo pure l’originalità del bipopulismo. Il senso di irresponsabilità che arriva da questi messaggi spiega come con enorme superficialità alcune forze politiche hanno creato le condizioni per andare a elezioni mandando a casa il Governo che, assicurandosi il sostegno trasversale delle forze politiche, riusciva a dare all’Italia un ruolo centrale nelle vicende economiche nazionali, ma soprattutto aveva una grande credibilità internazionale. Certo pesava la grande personalità che lo guidava, ma anche l’impegno di una maggioranza che si era presa in carico la difficoltà delle sfide che erano di fronte alla comunità.

Ripensiamo un attimo alle ragioni che portarono a sostituire il Governo Conte-2. Erano sostanzialmente due scelte di fondo che non si schiodavano. Prima di tutto vi era un’emergenza vaccini. Si era ancora in emergenza pandemia, arrivavano i vaccini come opportunità per iniziare a riprendere un percorso per tornare ad avere una vita sociale e regnava il caos e l’incapacità di promuovere un piano di intervento nazionale. In secondo luogo, era stato approvato il piano di aiuti europeo. All’Italia, riconoscendo il grande prezzo pagato nella pandemia, erano state attribuite risorse di grande entità. Per usarle si doveva però elaborare un piano di iniziative che sommavano riforme legislative, programmi di investimento, pianificazione di interventi per la transizione ambientale e digitale dell’economia. Appariva chiaro che era l’occasione per creare le condizioni di rilancio dell’occupazione. Investimenti e innovazione possono creare, sia nel settore privato che nella Pa, le condizioni per compiere un salto nella produttività di sistema e, insieme agli interventi sulla formazione duale e le politiche attive del lavoro, per un aumento stabile del tasso di occupazione. La coalizione giallo-rossa non è riuscita a produrre nulla che fosse in grado di mettere in moto il sistema. Prigionieri della politica dei bonus, non sono riusciti a mettere al centro un nuovo modello di crescita e sviluppo.

Con fatica e grazie all’autorevolezza del presidente del Consiglio incaricato è nato un Governo che in poco tempo ha risolto i due problemi aperti (sempre grazie per l’impegno profuso al Generale Figliuolo per come ci ha assicurato i vaccini per tutti) ed è riuscito anche a iniziare il lavoro di attuazione delle riforme previste dal Pnrr nel rispetto dei tempi concordati a livello europeo.

Le scelte fatte sono state quelle giuste? I risultati di crescita dell’economia stanno a dimostrare che una via diversa da bonus e regalie è possibile. Si poteva fare di più? Certamente. Per quanto seguiamo in materia di lavoro e formazione l’attuazione delle politiche attive (programma GOL) e il Fondo nuove competenze potevano partire prima e meglio e avrebbero accompagnato la crescita del Pil con un impatto maggiore sull’occupazione.

In mezzo a questa situazione è arrivato l’impatto della aggressione russa contro l’Ucraina. È soprattutto per la crescita del costo dell’energia che ci accorgiamo tutti che la guerra alle porte di casa ha un impatto forte sulla nostra economia. Ma come già la pandemia ha messo in luce, la globalizzazione incide su tutte le filiere produttive. Il rallentamento di alcune filiere dovuto alla mancanza di particolari componenti che arrivavano dall’estero ha provocato blocchi alla produzione anche di beni di massa.

È possibile rispettare gli impegni che abbiamo per le nostre alleanze internazionali e proseguire nel programma di crescita e riforme. Ma i partiti hanno smesso di guardare il mondo e da lì decidere come mantenere il benessere del Paese. Le loro riflessioni hanno invertito il metodo delle scuole della politica. Partono dall’ultimo punto invece che dal primo e quindi è determinante per loro la valutazione quanto riescono a emergere nella visibilità di sistema invece di valutare il contributo portato alla soluzione dei problemi collettivi.

Prevale inoltre un politicismo slegato dalla realtà per cui esistono due schieramenti che non devono mai collaborare o confrontarsi. È solo un perenne scontro dove chi vince prende tutto. Teoria un po’ discutibile visto che da 20 anni la realtà è diversa dopo ogni elezione.

Un vecchio detto applicato alla politica dice che è la semplicità che è difficile a farsi. Certo la situazione, dopo le ultime vicende belliche, dovrebbe portare a discutere unitariamente il che fare per difendere la nostra economia e il lavoro. Non con slogan che promettono salari e pensioni per legge, ma indicando un progetto in cui tutti siamo chiamati all’impegno per avere di più da distribuire.

Insomma, le condizioni internazionali e la crisi sanitaria ancora in corso dovrebbero portare a patti per lo sviluppo cui tutti portano il proprio contributo. Pochi chiedono il voto per tornare a utili collaborazioni. Allora, ricordandoci che un esperto di leggi elettorali aveva definito il rosatellum una legge che non permette di governare a chi vince, non resta che augurarci che abbia ragione e si torni così a un dialogo fra chi cerca con gli altri il bene comune.

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