ELEZIONI QUIRINALE/ “Non ci sarà scontro frontale e Draghi non finirà come Prodi”

- int. Stefano Folli

Il centrodestra ha presentato la sua terna di nomi per il Quirinale, respinta dal centrosinistra. Ma il vero scoglio che i partiti devono superare riguarda le sorti del governo

Elezioni Quirinale
Elezioni Quirinale, il voto per il Presidente della Repubblica (LaPresse, 2022)

Secondo giorno di votazioni per il Quirinale e seconda ondata di schede bianche, inframmezzate dall’indicazione di molti outsider. Intanto il centrodestra ha calato le sue carte: Letizia Moratti, Carlo Nordio e Marcello Pera. Ma dal centrosinistra non sono arrivati segnali di apertura: “Non riteniamo che su quei nomi possa svilupparsi quella larga condivisione in questo momento necessario”. Pd, Movimento 5 Stelle e LeU hanno comunque proposto al centrodestra un incontro per oggi, con l’obiettivo di trovare il nome giusto.

Si possono aprire nuovi spiragli di dialogo o c’è il rischio di tornare al muro contro muro? “Il dialogo rimane ovviamente aperto – risponde Stefano Folli, editorialista politico di Repubblica – perché in qualche modo bisognerà trovare prima o poi una soluzione. Il dialogo però non sarà su questi nomi, che sono frutto di una mossa del centrodestra attesa e che doveva essere fatta. Ma sono nomi, al pari di quello di Frattini, di cui si è parlato in queste ore, che il centrosinistra non ha accettato. A torto o a ragione, non è il momento di discuterne adesso”.

Cosa potrà succedere a questo punto?

I leader del centrodestra si sono lamentati di questa preclusione e si andrà ancora per un po’ al muro contro muro. Ma è evidente che il dialogo dovrà riprendere alla ricerca di un nome che possa essere accettabile per entrambi gli schieramenti. Non riesco a immaginare che un presidente della Repubblica possa essere eletto da uno schieramento contro l’altro sulla base di uno scontro frontale.

Enrico Letta è preoccupato: “Il mio ruolo è proteggere Mario Draghi ed è assolutamente importante averlo nelle istituzioni del Paese”. Draghi può fare la fine di Prodi? La sua “quirinabilità” resta ancora intatta?

Non voglio neppure pensare all’ipotesi che Draghi venga portato in Parlamento senza che vi sia un accordo molto forte su di lui, esponendolo quindi al rischio di subire i colpi dei franchi tiratori. Sono abbastanza sicuro che questo sia l’intendimento di Letta: l’ipotesi di finire come Prodi non esiste, Draghi va tutelato, è una risorsa importantissima del paese. Che sia a Palazzo Chigi o al Quirinale, utilizzarlo per giochi politici sarebbe davvero delittuoso.

Salvini però si dice ottimista: “Spero di chiudere l’elezione entro il fine settimana”, e sulla stessa linea c’è Rosato di Italia Viva: da domani, dalla quarta votazione a maggioranza assoluta, può cambiare lo scenario?

Adesso stiamo assistendo a dei fuochi d’artificio preliminari, il cui esito è già abbastanza scontato. Con il voto a maggioranza assoluta bisognerà trovare uno spiraglio. In questo momento è difficile capire come potrà evolvere questo dialogo, ma un punto di ricaduta ci dovrà essere, se le forze politiche sono responsabili.

E’ anche il quadro internazionale a imporre un’accelerazione?

Non è pensabile offrire questo spettacolo delle istituzioni ancora a lungo. E ovviamente anche lo scenario internazionale influisce.

Il nocciolo della questione è che i partiti devono trovare un accordo. Tra loro? Con Draghi? Su quali garanzie?

L’ostacolo maggiore, il cui superamento spianerebbe la strada a tutto, è legato alle sorti del governo. E’ il primo caso della storia repubblicana in cui un Presidente del Consiglio potrebbe passare direttamente dalla guida del governo al Quirinale.

Questo cosa implica?

E’ ovvio che ci si ponga il problema di che governo avremo dopo in un Parlamento molto slabbrato, sfilacciato, e quando manca un anno alla fine della legislatura. Non dico che va trovata la quadra sul governo fin nei dettagli, questo è impossibile, però bisognerà avere un’idea più precisa su quale sarà il destino del governo, su chi lo guiderà e sulle due o tre priorità che dovranno essere affrontate. E mi permetto di aggiungere che una di queste priorità, che non riguarda strettamente il governo, ma certamente la sua larga maggioranza, sarà la legge elettorale.

Questo spiega perché anche Draghi ha avuto degli incontri con i leader politici. Il presidente del Consiglio chiede garanzie ai partiti in caso di permanenza a Palazzo Chigi?

E’ abbastanza normale che il Presidente del Consiglio abbia degli incontri con i leader della maggioranza e in questo caso a maggior ragione, perché Draghi è una delle ipotesi forti per il Quirinale. Le vicende si intrecciano. Ed è chiaro che anche Draghi ha bisogno di chiarezza circa il futuro del governo: dovesse restare a Palazzo Chigi, ci saranno delle ferite da sanare e delle verifiche importanti da fare. Non mi spingo a dire che ci sarà un secondo governo Draghi, ma certamente sarà un governo da valutare a fondo nelle sue prospettive.

Tra Salvini, Letta e Conte chi gioca un ruolo da kingmaker?

Non usiamo questa espressione. In questo momento mi sembra che non ci sia un vero kingmaker, tutt’al più degli aspiranti kingmaker. Aspettiamo di vedere se ne emergerà uno.

Qualora i leader di partito raggiungessero un accordo, quanto seguirà l’intendenza? Quanto hanno saldamente in mano i loro rispettivi grandi elettori?

Assolutamente no. Una delle caratteristiche di questo Parlamento è che non vedo un raccordo stretto fra capi partito e parlamentari. Ognuno ha le sue riserve e le sue paure, la principale delle quali è lo scioglimento anticipato delle Camere. Ed è un altro problema molto serio che dovrà essere affrontato. Comunque siamo ancora in una fase in cui occorre un’indicazione politica dei partiti. Quando ci sarà, bisognerà poi vedere quanto questa indicazione potrà essere accettata da un Parlamento così “particolare”.

(Marco Biscella)

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