SCIENZA&STORIA/ Antonio Vallisneri. L’Opera e la Riflessione Scientifica

- Dario Generali

Nel Settecento si afferma in biologia e fisiologia un metodo d’indagine basato su ipotesi rigorose e verifiche sperimentali. Una biografia illustra i metodi d’indagine dei sistemi naturali.

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Antonio Vallisneri

Grazie all’opera di personalità scientifiche spesso poco note, agli inizi del Settecento si afferma progressivamente nella biologia, nella fisiologia e nella geologia un criterio di indagine fondato su ipotesi rigorose associate a un’accurata verifica sperimentale, secondo il metodo galileiano. Così una biografia scientifica apre alla scoperta dei passi metodologici necessari nell’indagine di sistemi naturali caratterizzati da una maggior complessità rispetto al mondo fisico.

Antonio Vallisneri nacque a Trassilico, in Garfagnana, il 3 maggio 1661, da Lorenzo, allora capitano di ragione di quella vicaria per il duca di Modena e Reggio Alfonso IV d’Este, e da Maria Lucrezia Davini. La sua formazione seguì la via tradizionale, riservata ai figli delle migliori famiglie del tempo.
Per diretta testimonianza dello scienziato si sa che iniziò lo studio della «grammatica in Scandiano sotto Don Pellegrino Angeli»(a), che individua così come il suo primo maestro significativo. Nel 1676, seguendo la famiglia, studiò «sotto Don Marco Soli in Spilamberto la grammatica ed umanità con molto frutto, mentre colà stava il Sig.r padre per governatore»(b). Il progresso dei suoi studi, evidentemente strutturato secondo il modello classico della Ratio studiorum gesuitica, articolata nei corsi di grammatica, umanità, retorica e filosofia, continuò nel 1678, quando, con l’occasione che «si portò il Sig.r padre a stare in Modona»(c), Antonio frequentò il Collegio dei nobili, tipico e prestigioso collegio gesuitico d’educazione destinato alla formazione degli aristocratici. Qui ottenne l’aggregazione, «come da patente», il «26 giugno 1678»(d) e «nuovamente con frutto», studiò «l’umanità sotto il Padre Airoli genovese»(e).
L’anno successivo, il primo novembre 1679, fu messo «in studio a Reggio sotto il Padre Previdelli gesuita a studiare rettorica», essendosi suo padre ritirato definitivamente dalla magistratura e avendo fatto ritorno a Scandiano. Sempre a Reggio, dove i gesuiti tenevano il monopolio della formazione media dei giovani sin dall’inizio del secolo(1), affrontò, «l’anno 1680, 81, 82» il triennio di studi di filosofia «sotto il Padre Biagi giesuita».
Tale modello d’istruzione gli permise di acquisire una sicura conoscenza della lingua e della letteratura classica latina, che l’avrebbe accompagnato per tutta la vita e che sarebbe stata la premessa della sua intensa frequentazione dei classici della lingua volgare e della sua piena padronanza della lingua italiana. Nel 1682 passò all’Università di Bologna, dove venne a contatto, come egli stesso dichiarò nella sua autobiografia(2), con le tesi corpuscolaristiche e con quelle cartesiane, ma soprattutto con lo sperimentalismo galileiano, esigenza assai viva fra i più noti studiosi di quell’ambiente(3), sia per i legami che univano questi ultimi all’esperienza dell’Accademia del Cimento, sia per la forte presenza del pensiero baconiano, che venne integrato con quello galileiano, al fine di eliminarne le pericolose potenzialità metafisiche che avevano portato al processo e alla condanna dello scienziato pisano.
Tali riferimenti culturali e metodologici furono anche di Marcello Malpighi – maestro indiscusso di Vallisneri in quegli anni – che, forse più di ogni altro scienziato della realtà bolognese del tempo, realizzò una collaborazione continua ed apprezzata con la Royal Society, nell’ottica baconiana dello sforzo per la stesura di una storia naturale completa. [Immagine a sinistra: Marcello Malpighi (1628-1694)]
Oltre alla menzionata adesione alla concezione scientifica baconiana, Malpighi condivise con quell’ambiente anche il modello meccanico-corpuscolaristico, che aveva contattato e fatto proprio negli anni 1656-59 trascorsi a Pisa come professore straordinario di Medicina teorica nell’università di quella città, in conseguenza della stretta collaborazione intrecciata con Giovanni Alfonso Borelli.
Laureatosi nel 1685 nello Studio di Reggio, Vallisneri passò a far pratica a Venezia, Padova e Parma, dove rimase sino al 1687, e dove, a Venezia, seguì Jacopo Grandi e Lodovico Testi e, a Parma, Giuseppe Pompeo Sacco.

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Dario Generali
(Università di Trento. Coordinatore scientifico della Edizione Nazionale delle Opere di Antonio Vallisneri)

Note

  1. O. Rombaldi, Gli estensi al Governo di Reggio. Dal 1523 al 1859, Editrice Age, Reggio Emilia 1959, p. 88.
  2. G. A. di Porcia, Notizie della Vita, e degli Studi del Kavalier Antonio Vallisneri, a cura di D. Generali, Pàtron, Bologna 1986, p. 45.
  3. Sull’ambiente culturale bolognese tra la seconda metà del Seicento e i primi decenni del Settecento cfr.: M. Cavazza, Verso la fondazione dell’Istituto delle Scienze: filosofia “libera”, baconismo, religione a Bologna (1660-1714), in Sull’identità del pensiero moderno, I – Classe storica, La Nuova Italia, Firenze 1979, pp. 97-146 e Id., Settecento inquieto. Alle origini dell’Istituto delle Scienze di Bologna, Il Mulino, Bologna 1990.

Opere di Antonio Vallisneri

  1. Fondamenti della nostra Casa Vallisneri nuovamente gettati da me Antonio Domenico, Archivio di Stato di Reggio Emilia, Archivio Vallisneri, Busta 27, n. 1, c. 142.
  2. Ibid.
  3. Ibid.
  4. Fondamenti…, cit., c. 145.
  5. Ivi, c. 142

© Pubblicato sul n° 19 di Emmeciquadro




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