SCIENZAinATTO/ Competizione e cooperazione. Nelle storie vitali degli organismi marini

- Giorgio Bavestrello

Un’esposizione della biodiversità che illustra le proprietà tipiche della complessità biologica introducendo le reti simbiotiche per interpretare l’organizzazione dei sistemi biologici.

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Un polipo espanso di una specie non ancora descritta di corallo nero vivente sulla costiera corallina indonesiana

Un percorso concettuale dalla competizione alla cooperazione documentato con molteplici esempi relativi alla vita degli organismi marini, il campo di ricerca in cui l’autore ha compiuto importanti scoperte.
Una sottolineatura e uno sviluppo che aprono nuove piste per chi vuole trattare l’evoluzione biologica in termini adeguati al nostro tempo, superando gli stereotipi a cui ancora la maggior parte dei media e dei tecnici della didattica resta legata.
Una chiara illustrazione della biodiversità, utilizzabile a tutti i livelli di scuola, che si articola su fatti concreti, le relazioni simbiotiche tra gli organismi, per spiegare proprietà tipiche della complessità biologica e per introdurre il concetto di reti simbiotiche, come criterio interpretativo dell’organizzazione dei sistemi biologici, a completamento del criterio basato sulle reti trofiche.

Per i tipi dell’editore John Murray, il 22 Novembre 1859 veniva stampata a Londra un’opera destinata a segnare una svolta nell’ambito del pensiero biologico.
Il volume, intitolato On the origin of species by means of natural selection, or the preservation of favoured races in the struggle for life, era l’opera matura di un ormai celebre naturalista inglese, Charles Robert Darwin, nella quale era descritta, corredata di un’ampia esemplificazione, quella che da lì a pochi anni sarebbe stata chiamata la teoria dell’evoluzione.
Darwin aveva elaborato la sua idea di origine delle specie basandola su due pilastri: la mutazione, apportatrice di variabilità casuale negli organismi, che tante conferme avrebbe avute un secolo dopo, grazie alla descrizione della struttura del DNA, e la selezione naturale.
Quest’ultimo elemento rappresentava probabilmente la novità più interessante del pensiero darwiniano che, in questo modo, aveva trovato l’agente in grado di indirizzare il corso del cammino evolutivo, favorendo gli individui più adatti ad affrontare le contingenze di un ambiente continuamente mutevole.
Che Darwin stesso ponesse particolare attenzione su questo punto è evidenziato dal titolo stesso dell’opera, nel quale figurano esplicitamente la selezione naturale (natural selection) e la lotta per la sopravvivenza (struggle for life). In un ambiente reso competitivo dalla limitatezza delle risorse (è noto che Darwin fu molto colpito dal celebre An Essay on Principle of population che Thomas Malthus aveva pubblicato sessanta anni prima), ogni organismo si trova impegnato in una continua gara che premia i più adeguati a ottenere cibo, a sfuggire ai predatori, a conquistarsi uno spazio, a riprodursi.
Da allora, i rapporti antagonistici, sia a livello inter sia intra specifico, sono stati la chiave di lettura delle interazioni biotiche all’interno degli ecosistemi.

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Giorgio Bavestrello
(Ordinario di Zoologia presso il Dipartimento di Scienze del Mare dell’Università Politecnica delle Marche, ad Ancona)

© Pubblicato sul n° 29 di Emmeciquadro

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