SCIENZ@SCUOLA/ La miniera d’oro della Bessa. Da una gita spunti per introdurre il concetto di «densità»

- Claudia Finzi

Ogni occasione d’incontro con il mondo della natura è possibilità di un approfondimento di un concetto spesso ostico come la «densità» che diventa più accessibile.

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Estrazione delloro durante luscita didattica al parco della Bessa

Ogni occasione d’incontro con il mondo della natura può fornire spunti per attività interessanti quando insegnanti e allievi sono coinvolti in un’esperienza di conoscenza.
Così una gita non si riduce a un momento di evasione, ma diventa possibilità di un approfondimento disciplinare specifico suggerito dalle domande degli allievi. E un concetto spesso ostico come la «densità» può diventare più accessibile se affrontato a partire da esperienze dirette.

Da qualche anno, durante le prime settimane di scuola, gli insegnanti propongono alle classi prime una uscita didattica allo scopo di introdurre al lavoro di osservazione, descrizione e classificazione sia in ambito scientifico che nell’ambito delle altre discipline.
Tutto ciò che c’è intorno a noi merita di essere «guardato» più seriamente di quanto siamo abituati a fare: osservare la realtà per poterne riconoscere positività e bellezza è infatti un obiettivo primario della classe prima della secondaria di primo grado. In particolare in ambito scientifico si tratta in primo luogo di far percepire la realtà naturale come dato di cui riconoscere la complessità e poi di far cogliere elementi comuni per evidenziarne l’ordine intrinseco.
Quest’anno l’uscita didattica si è svolta presso la miniera d’oro della Bessa, una miniera a cielo aperto costruita dai romani e situata nel Piemonte settentrionale allo sbocco della Valle d’Aosta e alla base delle pendici meridionali delle Alpi Biellesi, in provincia di Biella.
In questo ambiente suggestivo, oltre a vedere il museo e visitare la miniera, siamo stati aiutati dagli appartenenti all’Associazione dei cercatori d’oro a estrarre l’oro dal greto del torrente Elvo, col semplice ausilio di una batea, una «padella» di plastica munita di scanalature altrimenti dette trappole.
La terra, che si presuppone «carica» di oro, viene raccolta in essa, successivamente si lascia entrare l’acqua del fiume e con movimenti opportuni si favorisce il dilavamento della sabbia e dei materiali meno densi. Restano intrappolati i materiali più densi, che sono oro (di colore giallo) e magnetite (di colore nero), facilmente separabili manualmente a causa della differenza del loro aspetto.
Questa esperienza, oltre a essere significativa dal punto di vista antropologico, perché è connessa alla ricerca di ciò che è prezioso e bello, ci ha dato modo di introdurre un nuovo argomento, quello delle caratteristiche della materia, in par¬ticolare massa, volume e densità, a partire dalle domande dei ragazzi su quanto sperimentato in gita.

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Claudia Finzi
(Docente di Matematica e Scienze nella Scuola Secondaria di primo grado “Paolo VI” di Rho).
L’attività descritta è stata presentata e discussa nel gruppo di ricerca “Educare Insegnando” promosso dall’Associazione Culturale “Il rischio educativo”.

© Pubblicato sul n° 40 di Emmeciquadro

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