SCIENZAEVENTI/ ScienzAfirenze 2012. IX Convegno Nazionale

- Giuseppe Tassinari

Un concorso e un convegno nazionale, per promuovere nelle scuole percorsi di ricerca e di sperimentazione che coinvolgono la creatività di docenti e allievi impegnati a lavorare insieme.

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Nei giorni 29 e 30 marzo 2012 l’Associazione di Docenti Diesse – Firenze ha organizzato la nona edizione del convegno ScienzAfirenze, dedicato quest’anno al tema Modelli alla prova. La dimensione sperimentale nello studio delle scienze della natura.
Questo evento è realizzato con la collaborazione del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana, dell’Associazione Euresis, e della Rivista Emmeciquadro.
Hanno partecipato circa trecento docenti e studenti, provenienti dalle scuole di secondo grado di molte regioni d’Italia giunti per confrontarsi su esperimenti e approfondimenti che avevano svolto, a gruppi, sul tema del convegno.
La finalità del concorso ScienzAfirenze, che si conclude con il convegno, è infatti quella di coinvolgere docenti e allievi in un percorso che porti a riscoprire quella attitudine a interrogare incessantemente la realtà che sta alla base della conoscenza. È una sfida che si gioca durante tutto l’anno scolastico, e che chiede agli uni e agli altri di mettersi in gioco innanzitutto in un rapporto docente/discente libero e aperto.
Ma cosa muove chi dedica tempo ed energie alla ricerca scientifica? Per rispondere a questa domanda è stato chiamato il professor Giorgio Dieci, dell’Università di Parma, che ha introdotto la prima giornata di convegno con la relazione intitolata Esperimento e amore alla realtà.
«Quello che ci ha spinti ad essere qui oggi» – ha esordito il professor Dieci – «è qualcosa della stessa natura di ciò che determina il mio lavoro. Il desiderio che muove ciascuno è che dal proprio impegno emerga qualcosa di bello e di vero».
Tuttavia affrontare una disciplina scientifica non si presenta inizialmente come qualcosa di semplice o immediatamente piacevole, ma viene spesso percepito come qualcosa di duro, di arido.
Lo studio di una formula chimica o l’espressione matematica di una legge fisica si presentano in una forma immediatamente complessa, quasi «ostile», al contrario, per esempio, di molte forme d’arte. È forse questo che fa affermare a Leopardi, nello Zibaldone, che «la matematica – dico – dev’essere necessariamente l’opposto del piacere».
Inoltre, a partire dalla propria esperienza di biochimico, il professor Dieci ha illustrato come la ricerca scientifica moderna presuppone un sempre maggior grado di specializzazione, tanto che il ricercatore può dedicare la sua esistenza a studiare un particolare processo fisico o chimico: vi è quindi la tendenza a concentrarsi sul dettaglio, su un aspetto particolare del proprio campo di studi.
Nondimeno il solo desiderio di una nuova scoperta, l’aggiungere un tassello alle conoscenze raggiunte su un particolare argomento, non può essere sufficiente a motivare lo scienziato.
Ma quei dati scientifici, quelle formule, se osservati senza preconcetti, conducono inesorabilmente a un nuovo traguardo, spesso non previsto. È come se qualcosa della realtà ti venisse incontro.
I modelli sono un nostro tentativo di interpretare i dati, di comprendere un fenomeno, una realtà che si lascia intravvedere in un modello per poi fuggire dai limiti dal modello stesso. Nasce quindi una commozione, lo stupore di fronte alle cose.
«Cosa ci spinge a passare anni a studiare la proteina di un fungo unicellulare? È l’entrare in rapporto con qualcosa di più grande. Così che, anche se non sempre i risultati sono quelli attesi, si comprende che non c’è meno verità nel cammino fatto rispetto al risultato ottenuto.»
L’esperienza dello stupore di fronte alle cose studiate è certamente stata testimoniata anche dagli studenti che hanno poi presentato i risultati delle loro ricerche, anche realizzando in diretta alcuni esperimenti. Riproponendo esperimenti classici o realizzandone di assolutamente originali, i gruppi hanno portato a termine la sfida, coinvolgendosi fino in fondo nel mettere alla prova modelli fisici, chimici e biologici.
Tra le molte osservazioni scaturite dal loro lavoro, il filo rosso che ha unito le loro presentazioni è stata certamente la necessità di adeguarsi ai dati che emergevano dalle loro prove, la cui inesorabilità li ha costretti a volte a rivedere il metodo di lavoro o il modello interpretativo adottato.
Nella seconda giornata il professor Giorgio Bavestrello, biologo, dell’Università Politecnica delle Marche ha portato la platea a «immergersi» nello studio dei rapporti ecologici che si instaurano tra organismi marini. Anche grazie all’originale repertorio fotografico, studenti e docenti hanno virtualmente visitato i fondali detritici dei mari antartici, le barriere coralline delle isole indonesiane, le scogliere mediterranee delle Cinque Terre.
Sviluppando il tema della sua relazione Competizione e cooperazione negli organismi marini: il modello darwiniano alla prova, il professor Bavestrello ha proposto un percorso che partendo dai fattori della competizione, alla base della struggle for life, è passato dai fenomeni di epibiosi fino alle forme più sviluppate di simbiosi.
La cooperazione tra gli organismi diventa così una strada per migliorare la possibilità di sopravvivenza, permette la comparsa di proprietà emergenti, favorisce la biodiversità. E quest’ultima, a sua volta, determina una maggiore competizione, che spinge gli organismi verso forme più evolute di cooperazione.
È stata una relazione che ha svelato un affascinante mondo di rapporti tra gli organismi, che ha evidentemente suscitato lo stupore e il coinvolgimento dei presenti.
I due giorni di convegno sono stati così l’occasione, per i partecipanti, di riscoprire che la natura, resistendo ai nostri tentativi di indagine, imponendoci la fatica del lavoro scientifico, proponendosi con un aspetto di non amabilità che non si può censurare, ci chiede di andare oltre all’apparenza.
Così costruire un esperimento, mettere alla prova un modello, è un mettersi in movimento, certi che la realtà, se indagata con uno sguardo aperto, non nega una risposta, e ci fa consapevoli insieme del suo e del nostro valore.
Per informazioni sul X concorso e convegno ScienzAfirenze dal titolo Ordine e disordine nel mondo della natura. La dimensione sperimentale nello studio delle scienze: www.diessefirenze.org.

Giuseppe Tassinari
(Docente di Scienze naturali presso l’I.T.I.S. “G. Ferraris” di S. Giovanni Valdarno (AR))

© Pubblicato sul n° 45 di Emmeciquadro




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