SCIENZA&CLASSICI/ La struttura del Cosmo [Rilettura]

- Lorenzo Mazzoni

La rilettura di un testo copernicano ignorato, ma utile per un approfondimento storico della ancora controversa vicenda su come si andò affermando il modello eliocentrico.

Mazzoni_Copernico_439x302_ok
Dalla copertina del libro

Questa casa editrice ha editato nella collana Immagini della ragione scritti di pensatori europei di varie epoche; tra questi, La struttura del Cosmo, noto come titolo (ma chi l’ha mai letto?), libro primo del De Revolutionibus orbium coelestium.
Si tratta del più interessante e più leggibile dei sei libri dell’opera, dato che gli altri sono dedicati ai calcoli matematici relativi alle posizioni della Terra e dei pianeti nell’ipotesi eliocentrica.
Argomento di questo libro primo è «fare il punto» sullo stato della conoscenza del moto dei corpi celesti e mostrare l’insufficienza e in qualche caso le contraddizioni del modello tolemaico; da qui la possibilità (non la necessità, dato che Copernico è sempre molto cauto nell’esporre le sue idee) di nuove ipotesi che comportano il movimento della Terra e degli altri pianeti intorno al Sole, che vengono esposte negli ultimi capitoli: è il primo tentativo moderno di modello eliocentrico.
La rilettura di questa opera, alquanto ignorata, riveste una notevole importanza da un punto di vista sia storico sia didattico.
Ciò vale innanzitutto per le premesse (a parte una ulteriore introduzione a cura della attuale casa editrice a cui accenneremo alla fine). Esse contengono un’introduzione, opera di uno dei «curatori» della stampa, che la scrisse a insaputa di Copernico, fingendo di essere lui stesso, una lettera del Cardinale di Capua, che invita Copernico a pubblicare la sua opera, e la prefazione in cui Copernico cita la lettera del Cardinale, insieme a un analogo invito del vescovo di Kulm. Certo Copernico porta questi inviti come prova che egli ha solo voluto rispondere a un esplicito invito delle autorità ecclesiastiche; ma, anche tenendo conto di una strategia difensiva dell’autore, rimane il fatto che è proprio la Chiesa del tempo, da un certo illuminismo considerata nemica del nuovo, in particolare della scienza, che … ha dato il là alla rivoluzione copernicana!
In secondo luogo nell’introduzione si opera una distinzione tra una ipotesi che ha il solo scopo di rendere conto dei dati sperimentali e un’affermazione vera in senso ontologico. Si afferma infatti che: «Non è […] necessario che queste ipotesi siano vere, anzi neppure verosimili. Questo solo è sufficiente: che presentino un calcolo conforme alle osservazioni».
La distinzione fra quello che oggi chiameremmo un «modello» e un’affermazione in qualche modo veritativa è stato l’atteggiamento prevalente nella Chiesa nei confronti della vicenda della «rivoluzione copernicana» allo scopo di evitare un conflitto sul piano delle «essenze», per usare un termine caro a Galilei; si comprende allora l’affermazione del Cardinal Bellarmino nella famosa lettera a Foscarini, in cui Galileo viene diffidato dal sostenere che la Terra «oggettivamente» giri intorno al Sole: «dico che mi pare che V.P. e il signor Galileo facciano prudentemente a contentarsi di parlare ex supposizione, come io ho sempre creduto che abbia parlato il Copernico».
Se però leggiamo la prefazione scritta da Copernico troviamo un atteggiamento più complesso; infatti quando afferma che «i pensieri del filosofo sono lontani dall’opinione comune, proprio in quanto la sua assidua occupazione è la ricerca della verità in ogni cosa», sembra proprio che creda che le sue ipotesi non siano puri artifici matematici.
Più avanti si sofferma sull’insufficienza del meccanismo degli epicicli, sul suo aspetto artificioso e su alcune affermazioni che risultano contradditorie rispetto ad altre; ne conclude che tutto il sistema è basato su «ipotesi ingannevoli»; ancora una volta c’è un criterio di verità non solo di efficienza. Anche se a questo punto motiva la sua ricerca come tentativo di render meglio conto dei dati sperimentali è ben chiaro cosa intende quando si esprime sulle proprie ipotesi dicendo: «Dopo aver postulato i moti che attribuisco alla Terra [sono quelli che oggi conosciamo] più in là nel corso dell’opera, […] ho scoperto che se si rapportavano i movimenti delle altre stelle erranti [i pianeti] a un’orbita circolare della Terra e se ne teneva conto come presupposto per la rivoluzione di ciascuna stella, non solo ne conseguivano i loro moti apparenti, ma anche gli ordini e le grandezze delle stelle e di tutte le sfere, e il cielo stesso costituiva un insieme così armonico che non si poteva mutare di posto a nulla in nessuna sua parte senza provocare confusione in tutte le altre parti e nella sua totalità». Siamo ben oltre a «ipotesi di lavoro» fatte solo per salvare le apparenze, ma senza alcun rapporto con la realtà!
E infine si azzarda anche su un terreno su cui si esprimerà Galilei in modo molto più esteso, quello della coerenza con le Sacre Scritture, con un’affermazione che ha un piglio polemico non certo inferiore a quello di Galilei: «e se per caso vi saranno dei pettegoli che, ignari di tutte le scienze matematiche, si arrogano il diritto di giudicare queste cose e, in base a qualche passo della Sacra Scrittura, dopo averne distorto il senso a loro vantaggio, oseranno biasimare e diffamare questa impresa, non me ne curo affatto, al punto che disprezzo anche il loro giudizio giudicandolo temerario».
Gli undici capitoli che seguono sono in realtà una precisazione analitica di quanto esposto nella prefazione. Il lettore noterà che c’è ancora un atteggiamento un po’ dicotomico in cui il «nuovo» viene affermato per la coerenza con il «vecchio», cioè l’ipotesi platonico-aristotelica che il moto circolare sia proprio dei corpi celesti. Ed è proprio la complicazione dei moti nel sistema tolemaico che li rende, a suo parere, poco aristotelici.

Tuttavia questa esigenza di ordine e semplicità provoca delle osservazioni innovative: possibile che tutto l’Universo del cielo stellato si muova con una velocità impensabile (era già chiaro che le dimensioni del sistema solare erano piccolissime rispetto alla supposta sfera delle stelle fisse), e non sia invece la Terra a ruotare su se stessa? Così, dopo aver nei primi quattro capitoli riaffermato l’importanza del moto circolare come criterio interpretativo dei moti celesti, nel V e nel VI lo applica alla Terra.
Nei capitoli VII e VIII riprende la critica al sistema tolemaico; proprio la confutazione del sistema tolemaico nel capitolo VIII provocò, nel 1616, l’interdizione del testo copernicano da parte della Sacra Congregazione donec corrigatur e tra le correzioni indicate dalla stessa Congregazione ci fu proprio l’eliminazione del capitolo VIII.
Nel IX riprende il discorso sulla Terra affermando la possibilità che le si possano attribuire dei movimenti come agli altri pianeti; nel X si occupa dei moti dei pianeti. In questo capitolo è interessante il discorso su Mercurio e Venere: la loro perenne vicinanza al Sole e la loro variazione di grandezza durante il moto si spiegano con una rivoluzione intorno al Sole mentre risultano contraddittorie con una rotazione intorno alla Terra; é un’argomentazione che sarà ripresa e resa quantitativa da Galilei con lo studio delle fasi di Venere.
Nell’ultimo capitolo Copernico riprende in esame la Terra e afferma l’esistenza di tre movimenti; e qui è interessante notare che il terzo movimento, quello che modifica l’inclinazione dell’asse terrestre rispetto al Sole, permettendo le stagioni, in realtà non esiste: Copernico è legato al concetto di Terra attaccata a una sfera, mentre oggi sappiamo che l’asse terrestre è fisso rispetto alle stelle , e proprio per questo nel moto di rivoluzione cambia la sua inclinazione rispetto al Sole.
Anche se rimane il limite dell’ipotesi del moto circolare, e delle sfere celesti, la lettura di questo primo libro di Copernico dà in modo impressionante la sensazione di un imminente passaggio a un modo nuovo di studiare la realtà, quello che poi Galileo codificherà nel metodo sperimentale.
Occorre infine dire qualcosa sull’ampia introduzione che la casa editrice ha affidato a Michel Blay. Essa riprende il percorso che va da Copernico a Newton, con ricchezza di documentazione.
Meno valido ci sembra il discorso epistemologico con l’accentuazione un po’ fuori luogo dell’importanza in questa vicenda di Giordano Bruno e di Cartesio; così come una certa esaltazione della ragione illuministica «una ragione che deve prendere coscienza della propria infinità rendendo conto sia del mondo sia dell’infinito» ci sembra un po’ semplicistica e datata.

 

Niccolò Copernico

La Struttura del Cosmo

Leo S. Olschki – Firenze 2009

Pagine 57 – Euro 10,00

 

 

 


Recensione di Lorenzo Mazzoni

(Già Docente di Matematica e Fisica, membro del Comitato di Redazione della Rivista Emmeciquadro e del Comitato Scientifico dell’Associazione Euresis)

 

 

 

 

© Pubblicato sul n° 47 di Emmeciquadro




© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori