EDITORIALE/Il coraggio della verità – N° 51 – Dicembre 2013

- Mario Gargantini

L’esperienza di tanti insegnanti e ricercatori documenta come un cammino di ricerca della verità sia possibile e sia condizione per un lavoro efficacemente educativo.

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Il coraggio della verità

Verità: parola scomoda, quasi sempre evitata o pronunciata sottovoce, soprattutto nei contesti culturali, educativi e della comunicazione. Più ancora nel mondo scientifico dove, come dice Laurent Lafforgue nel brano in apertura di questo numero che inaugura i «secondi cinquant’anni» di Emmeciquadro: «la maggior parte dei ricercatori non usa la parola verità, che li mette in imbarazzo».
Tuttavia, a chiunque è sufficiente un momento di sincerità per rendersi conto della validità della ulteriore constatazione del matematico francese: “Sono convinto che la vita universitaria, accademica, non esisterebbe, o scadrebbe in polvere, se le persone non portassero in sé il desiderio della verità, un desiderio che viene da lontano …. non potrebbero consacrarsi alla ricerca di una verità particolare se non avessero questo desiderio”.
La stessa cosa che Lafforgue afferma per i suoi colleghi, che “non riconoscono la verità come ideale, ma vi si consacrano”, può valere per gli insegnanti e per quelli delle discipline scientifiche in particolare: tanti che dichiarano di non volersi attribuire il compito di educatori ma solo di attivatori di risorse, di stimolatori della curiosità dei ragazzi, non possono non rintracciare nella loro esperienza la tensione a comunicare la scienza come qualcosa di vivo, di utile, di realmente interessante per la persona. Non solo. Qualcosa di vero, che si inserisca in un percorso di crescita, in un cammino di scoperta della realtà, che accomuna chi insegna e chi apprende.
Certo, ci vuole coraggio; perché tutto sembra remare contro una prospettiva del genere. Il contesto culturale è sempre più «liquido», i riferimenti ideali sempre più evanescenti e la pressione delle contingenze sembra spingere verso un basso pragmatismo individualistico. Anche questo però è abbracciato senza tanta convinzione e fiducia; ed è inevitabile che sia così: il tarlo dello scetticismo e del nichilismo non intacca solo le fedi e i grandi sistemi di pensiero ma arriva a toccare anche le tecniche e gli strumenti. Per cui si esaltano le tecnologie, collocandole in una sfera che sembra non richiedere alcun ancoraggio alla verità; e si vorrebbe trasferire tutta l’aspettativa di riuscita, anche personale, alla applicazione corretta di procedimenti, al funzionamento di sistemi più o meno autonomi; ma sotto sotto resta l’incertezza sulla reale tenuta di un simile approccio.
Si tratta allora di documentare – e molti contributi del presente numero lo fanno – che un percorso verso la verità è possibile; a partire dai primi passi dell’incontro con la scienza fino ai vertici della ricerca nei grandi laboratori internazionali.
Qui – come testimonia il contributo di Gianpaolo Bellini – il coraggio della verità si manifesta nell’onestà intellettuale del ricercatore; che lo porterà, ad esempio, a evitare “annunci prematuri di scoperte scientifiche” e a cercare conferme sperimentali sempre più accurate e riproducibili. A costo anche di vedere che “la scienza, come conoscenza di base, non è amata da coloro che vogliono far prevalere a tutti i costi un loro punto di vista, anche se questo non è mai stato sottoposto al vaglio della realtà”.
Si tratta anche – come suggerisce Paolo Musso – di cogliere il nesso, pur nella distinzione, tra verità e certezza e di trovare il coraggio della certezza; il che non solo è possibile ma “è necessario: perché rinunciare all’idea di certezza significa rinunciare anche a quelle di verità e, di conseguenza, di educazione”.
Alla luce di tutto ciò va richiamata la portata di un evento che si è svolto lo scorso ottobre presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso per iniziativa dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN): il Workshop Scienza e Metodo, che ha visto la partecipazione di più di cento insegnanti di formazione scientifica e filosofica.
Un’occasione per rimettere a fuoco i cardini sui quali anche oggi si costruisce la conoscenza scientifica e per comprendere come la stessa tensione alla verità e la stessa passione per la realtà si traduca nella pluralità di approcci metodologici alle diverse discipline.
Con la pubblicazione degli Atti del Workshop, allegati a questo numero della Rivista, intendiamo offrire un contributo al lavoro di quanti, in tutti i livelli di scuola, stanno intraprendendo il coraggioso cammino di ricerca della verità.

Mario Gargantini
(Direttore della Rivista Emmeciquadro)

© Pubblicato sul n° 51 di Emmeciquadro

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