HAMAS vs ISRAELE/ Farouq: Netanyahu sbaglia i conti, l’Egitto non starà a guardare

- int. Wael Farouq

Per WAEL FAROUQ, per comprendere che cosa farà Morsi bisogna tenere conto che oggi l’Egitto è una democrazia, e la pressione delle strade sul presidente è molto più forte di quella degli Usa

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foto: Infophoto

“Qualsiasi calcolo da parte di Israele su che cosa farà o non farà l’Egitto è sbagliato, e rischia di avere conseguenze estremamente pericolose. La ragione è semplice, oggi l’Egitto è una democrazia e il presidente non può più fare quello che vuole, ma deve obbedire alla volontà del popolo che è decisamente contrario a come si sta comportando Israele”. A sottolinearlo è Wael Farouq, professore all’American University del Cairo e all’Università Cattolica di Milano. Per Farouq, “tutti i partiti egiziani hanno chiesto a Mohamed Morsi di intraprendere forti iniziative contro Israele. Se ci fosse ancora al potere Mubarak, avrebbe mandato la polizia e avrebbe arrestato tutti i partiti. Oggi il governo egiziano non ha più a disposizione questa opzione. Israele ne tenga conto se non vuole che la violenza si diffonda in tutto il Medio Oriente”.

E aggiunge l’esperto egiziano: “Nessuno al Cairo ha interesse ad essere coinvolto in un conflitto con Israele, ma le tensioni interne in Egitto potrebbero condurre a esiti ‘imprevedibili’. E questo non perché gli islamisti siano più filo-palestinesi (attualmente sono più interessati a consolidare il potere ottenuto), ma perché le opposizioni interne (liberali, comunisti e nazionalisti) sono paradossalmente diventate più radicali contro Israele proprio per mettere in cattiva luce i Fratelli musulmani. Che una volta al potere, contrariamente a quanto affermato in campagna elettorale, stanno assumendo un atteggiamento morbido, e quindi molto simile a quello di Mubarak, nei confronti di Israele”.

Farouq, se Israele ha attaccato Gaza è perché è sicuro al 100 per cento che l’Egitto non infrangerà gli accordi di pace di Camp David…

Israele dovrebbe essere consapevole del fatto che oggi la situazione è molto diversa dal passato, perché dopo la rivoluzione il regime egiziano non può più fare quello che vuole. Se quindi Israele non auspica che la violenza si diffonda nel Medio Oriente, dovrebbe esercitare un maggiore autocontrollo.

Secondo lei che cosa farà Morsi?

Per comprendere che cosa farà Morsi non dobbiamo tanto focalizzarci sul fatto che è un membro dei Fratelli musulmani, quanto sul fatto che oggi tutti i settori della società sono attivi e fanno sentire la loro voce. E il conflitto tra israeliani e palestinesi è uno dei temi centrali nella vita politica in Egitto. Il presidente e il governo del Cairo si troveranno sotto una pressione molto forte, anche perché presto si voterà per il referendum sulla bozza della Costituzione.

Quindi che cosa accadrà?

Il presidente Morsi avrà bisogno di soddisfare i desideri della maggioranza della popolazione egiziana. E in gran parte quest’ultima è decisamente contraria al comportamento violento di Israele nei confronti della Palestina. Se anche accettiamo quanto afferma Israele, secondo cui tutto è iniziato dal fatto che da tempo ci sono dei terroristi che da Gaza attaccano le città ebraiche, le autorità dello Stato ebraico devono punire questi terroristi, e non l’intera popolazione della Striscia come sta avvenendo ora. Numerosi bambini sono stati feriti, tre sono stati uccisi, e questo non è accettabile da parte di nessuno, e non solo dagli egiziani.

Gli Stati Uniti non permetteranno mai che l’Egitto minacci Israele.

Oggi nelle strade egiziane nei confronti del presidente Morsi c’è una pressione molto più forte di quella che potrebbero esercitare gli Stati Uniti o qualunque altro alleato dell’Egitto. Se le leadership coinvolte dai fatti di queste ore non si mostreranno sufficientemente sagge, le conseguenze potrebbero essere molto negative. E non mi riferisco al governo egiziano, bensì a quello israeliano. La politica del premier Benjamin Netanyahu, del ministro degli Esteri, Avigdor Liebermann e il loro modo di gestire i conflitti in Medio Oriente non potranno più essere accettati senza una reazione da parte dei Paesi arabi. Oggi le strade arabe sono infatti più forti dei loro governi.

 

Anche di quello dei Fratelli musulmani, che hanno una maggioranza schiacciante in Parlamento?

 

Dopo la caduta di Mubarak il Consiglio militare, che aveva tutti i poteri, è stato costretto a ritirarsi dalla scena. Gli stessi Fratelli musulmani oggi rischiano a loro volta di trovarsi in difficoltà, perché la società civile egiziana si è svegliata. La reazione ufficiale di tutti i poteri politici egiziani è stata il sostegno al presidente Morsi affinché prenda qualsiasi decisione contro Israele. Liberali, islamisti, nazionalisti, tutti gli ex candidati alla presidenza si trovano d’accordo su questo punto. Se ciò fosse successo sotto Mubarak avrebbe mandato la polizia e li avrebbe fatti arrestare, ma oggi Morsi non ha più a disposizione questa opzione.

 

Finora però il presidente egiziano ha mantenuto i nervi saldi…

 

Morsi ha richiamato il suo ambasciatore nello Stato di Israele e inviato a Gaza il primo ministro, Hisham Kandil. Se la situazione dovesse deteriorarsi ulteriormente, nessuno può prevedere quale sarà la decisione del presidente sotto la pressione delle strade egiziane. Proprio per questo, oggi l’Occidente non può più fare pressione sull’Egitto, e se vuole la pace in Medio Oriente deve dirigere le sue pressioni su Israele.

 

Lei prima ha detto che Israele avrebbe dovuto arrestare i jihadisti che hanno lanciato i primi razzi da Gaza, anziché scatenare i raid aerei. Ma la responsabilità della sicurezza nella Striscia non è di Hamas?

 

Se Israele avesse arrestato i jihadisti il 90 per cento dei leader di Hamas sarebbe stato d’accordo. Tanto in Palestina quanto nel territorio dello Stato ebraico, mettere fuori gioco i terroristi è qualcosa che Israele può fare senza particolari difficoltà. Molti palestinesi stanno combattendo contro l’occupazione, e la loro guerra è legale se rivolgono la loro violenza contro i soldati dell’esercito. Esiste una resistenza legale, riconosciuta dal diritto internazionale e dall’Onu. Sono però contrario a qualsiasi forma di attacco contro i civili israeliani, e condanno qualsiasi palestinese che colpisce i luoghi dove vivono persone disarmate. A differenza di chi combatte contro un’occupazione militare, chi uccide dei civili è un terrorista e Israele ha il diritto di eliminarlo. Ciò che non ha il diritto di fare è bombardare delle aree densamente popolate e giustificarsi dicendo che ci vivevano dei terroristi.

 

(Pietro Vernizzi)

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