VISTO DAI PALESTINESI/ Jadallah (giornalista): è una grande operazione di destra

- int. Jamal Jadallah

Continua l’escalation fra Israele e Hamas: ieri un missile ha colpito la periferia di Gerusalemme. JAMAL JADALLAH spiega il punto di vista palestiense su quanto sta accadendo

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foto: Infophoto

Ore drammatiche in Medio Oriente, mentre si assiste a una escalation che porta verso la guerra. I bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza continuano, mentre Hamas è riuscita a lanciare un missile che, per la prima volta nella storia, è stato in grado di colpire Gerusalemme, la Città santa considerata da sempre intoccabile. Fortunatamente è caduto in periferia, in una zona disabitata, ma dimostra il livello a cui si sta arrivando mentre l’esercito israeliano si sta ammassando ai confini di Gaza per una possibile invasione. L’ennesima crisi di una situazione mai risolta: ilsussidiario.net ha chiesto a Jamal Jadallah, corrispondente palestinese di Al-Quds e altre testate, di spiegarci il punto di vista palestinese. “Stiamo assistendo al tentativo israeliano di sabotare con la violenza l’appoggio che la comunità internazionale sta dando, tramite le Nazioni Unite, alla richiesta palestinese di uno stato indipendente”. Per Jadallah l’unico modo che ha Israele per fare questo è bombardare Gaza: “Non dimentichiamo che sono in vista le elezioni in Israele e la destra deve far vedere al popolo israeliano che è in grado di proteggerlo in qualunque modo: il governo israeliano è un governo di guerra”.

Com’è la situazione nella striscia di Gaza?

Continuano i bombardamenti, dopo due giorni le vittime sono almeno una ventina e la popolazione è stremata. Siamo con la speranza che la comunità internazionale si muova in modo più efficace per fermare questa escalation contro i civili a Gaza e riesca a fermare questa macchina da guerra che è Israele.

Però per la prima volta un missile palestinese si è diretto verso Gerusalemme, città considerata intoccabile dalla guerra.

Il progetto israeliano, come ha detto il presidente palestinese Abu Mazen, è quello di impedire il cammino intrapreso alle Nazioni Unite dove noi chiediamo il riconoscimento della Palestina. Il discorso dei missili conta poco: Israele, lo sappiamo tutti, ha i missili più potenti, quelli che colpiscono i palazzi civili a Gaza. Non credo che un missile palestinese arrivi davvero fino a Gerusalemme e faccia qualche danno.

Secondo lei è prevedibile che l’esercito israeliano scateni anche un’offensiva di terra?

Certo, è prevedibile in quanto il governo israeliano è un governo di guerra. Lo hanno dichiarato in più di una occasione dicendo che Israele deve dimostrare la sua superiorità militare e quindi l’unico posto dove lo possono fare è a Gaza, da anni sotto controllo israeliano. E’ la parte più debole, così riescono a guadagnare quello che hanno perso nella guerra del Libano.

E’ solo questo il movente di Israele?

Teniamo conto che ci sono anche le elezioni e la destra vuole mostrare i muscoli davanti al popolo, dicendo in questo modo che loro sono in grado di proteggerli e così via. La comunità internazionale stava cercando di dare appoggio alla richiesta palestinese di uno stato indipendente e Israele l’unico modo che ha per opporsi è di creare tensione e bombardare Gaza.

L’Egitto ha dichiarato unità e solidarietà con il popolo palestinese: crede che possa anche intervenire militarmente al suo fianco?

L’Egitto ha una grande responsabilità, ma non dimentichiamo che c’è un accordo tra Egitto e Israele. Con questi  bombardamenti Israele mette a rischio questo accordo e le conseguenze non sono a favore di nessuno dei tre, palestinesi, egiziani e israeliani. E’ ovvio che in questo momento noi chiediamo alla comunità internazionale di far di tutto per far rispettare la legge internazionale e far sedere a un tavolo israeliani e palestinesi. E chiediamo che venga riconosciuto lo Stato che manca, che è quello di Palestina. Uno Stato che dev’essere riconosciuto secondo le leggi internazionali e secondo il principio di due Stati, uno palestinese e uno israeliano che vivano insieme fianco a fianco. Non so perché gli israeliani non vogliano questo, visto che si considerano un paese democratico.

 

Lei pensa che i territori di West Bank, che sono separati da quelli di Gaza, possa essere la ragione? Se riconosce la Palestina, Israele deve rinunciare anche a West Bank.

 

Non lo so, si può dire quello che si vuole. Il problema è che esiste una occupazione militare israeliana che divide Gaza da West Bank. Se finisce questa occupazione ovviamente si passa a discutere sugli insediamenti locali, i rapporti con gli ebrei che vivono lì e tutte le conseguenze del caso, ma deve esserci un accordo fra le due parti.

 

E Hamas? Il fatto che per molti sia una organizzazione terroristica? Crede che abbia delle responsabilità nel provocare le reazioni di Israele?

 

Chi dà forza ad Hamas è Israele. Noi abbiamo chiamato più di una volta il popolo alle elezioni, ma Israele ha sempre fatto opposizione e così abbiamo visto che cosa ha fatto Hamas a Gaza: ha preso il potere. A Gaza c’è una popolazione stremata dal blocco israeliano, c’è sempre stato il problema dell’occupazione. Oggi abbiamo una leadership aperta, moderata e democratica che cerca il dialogo e il riconoscimento internazionale. Lo sanno tutti.

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