ALEPPO LIBERA/ Eid: Assad si riprende la città, ma chi è il vero vincitore?

- int. Camille Eid

Cosa significa davvero la fine della battaglia di Aleppo? Secondo CAMILLE EID le incognite sono tante e comunque il prezzo pagato non consente di chiamarla una vittoria

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Aleppo, foto LaPresse

Commenta con l’amaro in bocca Camille Eid la notizia della “liberazione di Aleppo”: “Si può chiamare vittoria quando un presidente ha bombardato le sue stesse città e ucciso i suoi connazionali? In realtà ad Aleppo hanno perso tutti”. Un giudizio che fa perno anche su una confusione mediatica alimentata a forza per confondere ancora di più l’opinione pubblica mondiale e i vari governi, che da quando è cominciata la guerra in Siria hanno dimostrato di credere alle favole più incredibili, come quella dei “ribelli democratici”: “C’è una divisione e una confusione voluta nei mass media impressionante: da una parte ci sarebbero solo i buoni, dall’altra i cattivi, e questo vale per entrambe le forze in campo, ma non è così. Vengono diffusi video di persone che denunciano di avere le ore contate, post di bambini terrorizzati, ma nessuno sa la verità o se siano dei falsi fabbricati apposta. Da cittadino di Beirut ho visto di persona la brutalità dei siriani che non esitano a mettere la gente al muro, ma nessuno può dire veramente cosa succede ad Aleppo, se non che grazie a Dio un primo convoglio di feriti è uscito ieri e altri sono in partenza”. Il futuro di Aleppo? “Si parla di distruzione demografica imposta, la costruzione di ghetti confessionali, la cacciata dei sunniti, cosa che sarebbe la peggiore di tutte, mentre Iran, Turchia e Russia aspettano di spartirsi la Siria”. Nel frattempo i cristiani, aggiunge ancora Eid, hanno in gran parte già lasciato la Siria e chissà se quelli rimasti in futuro avranno ancora voce in capitolo.

I primi convogli umanitari hanno cominciato a lasciare Aleppo, anche se forze non ben identificate hanno sparato loro addosso. Che sta succedendo veramente?

Nonostante il cessate il fuoco non possiamo certo parlare ancora di pace completa. Ad Aleppo operano una infinità di gruppi, dalle forze russe a quelle siriane, dalle milizie iraniane a quelle irachene. In questo momento è normale che la situazione non sia ancora del tutto sotto controllo. Ma vedere alcuni convogli umanitari lasciare la città è già un buon segno.

L’accordo preso con i circa 4mila ribelli per il cessate il fuoco prevede che sia concesso loro di raggiungere la provincia di Idlib, dove si concentrano le ultime forze ostili ad Assad.

Da più di un anno tutte le volte che il regime arriva ad accordi nelle varie zone della Siria, offre ai ribelli di andare in questa provincia. Il problema è che adesso sta diventando un serbatoio sottodimensionato, perché non ci sono le possibilità materiali per ospitare tute queste persone. La mia idea è che nel prossimo futuro tutta la guerra in Siria si concentrerà su questa provincia, per spazzare via definitivamente i ribelli.

Che scenario si può prevedere? Una prima tregua ad Aleppo era saltata perché turchi e russi non avevano convocato Assad. Chi finirà per comandare una volta finita la guerra?

Il fatto che turchi e russi trattino con i ribelli senza Assad la dice lunga, lui è quello che mette la firma sulle decisioni altrui.

E quindi?

La Russia avrà per forza un ruolo dominante nella futura Siria per l’impegno anche militare che vi ha messo. Prima della Turchia però viene l’Iran, protettore degli sciiti. La Turchia sta cercando di entrare nella futura ripartizione delle zone di influenza, si vedrà se nascerà una Siria federalista o verrà sventrata in tante parti. Ricordiamoci che la Turchia da sempre ha delle mire in Siria e in Iraq.

 

Mentre Usa e Europa si sono tagliati fuori da soli, è così?

Giocheranno comunque un ruolo nella Siria del futuro anche perché Aleppo non significa tutta la Siria. Bisogna vedere fra un mese quando l’amministrazione Trump entrerà in carica cosa succederà. Hanno un segretario di Stato amico di Putin, ma bisogna vedere quante e quali concessioni verrà permesso di fare a Mosca.

 

In questo quadro, cosa significa veramente la liberazione di Aleppo?

Il lato positivo è senz’altro che dopo quattro anni la città non è più divisa e in guerra. Sembrava di assistere a situazioni come Beirut, Belfast, Berlino e Gerusalemme, divisioni che avevano motivazioni politiche, mentre ad Aleppo non c’era alcuna ragione per farne una città divisa. Era qualcosa contro natura. Per quanto sia oggi una città distrutta, almeno adesso è pacificata.

 

E’ un passo importante per la vittoria finale di Assad?

Segna un punto importante per il regime, ma ricordiamoci che proprio in questi giorni l’Isis ha riconquistato Palmira. Ognuno è bravo ad esaltare le proprie vittorie e a nascondere le sconfitte. Assistiamo a un continuo rimescolamento sul campo, la stessa Aleppo è ancora a rischio. Ad Assad poi, come ha sempre detto, interessa il controllo di quella che lui chiama “Siria utile”, cioè le grandi città. Conquistata Aleppo, a lui di Raqqa interessa assai poco.

 

Cosa faranno adesso i civili di Aleppo, una evacuazione di massa?

C’è un punto che lascia sconcertati, si è parlato di cambiamenti demografici in seguito alla vittoria, ad esempio cacciare i sunniti. Sono molto spaventati di quello che potrebbe succedere loro se restano ad Aleppo, c’è una volontà di cambiare la cultura demografica della città e questo sarebbe gravissimo. Diventerebbe una città divisa in ghetti confessionali.

 

E i cristiani?

Un terzo dei cristiani che vivevano in Siria è già andato via. Chi può dire la loro sorte? Chi può sapere se avranno ancora una voce in capitolo nella Siria del futuro?

 

(Paolo Vites) 

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