CAOS SIRIA/ Tarcha: Putin denuncia i rapimenti dell’Isis ma è solo propaganda anti-Usa

- int. Naman Tarcha

Vladimir Putin lancia l’allarme: 700 ostaggi, anche americani ed europei, rapiti dall’Isis nella zona della Siria controllata dall’esercito degli Stati Uniti. NAMAN TARCHA

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Vladimir Putin (LaPresse)

Fake news, propaganda anti-americana o che cosa? E’ mistero su quanto denunciato dal presidente russo Vladimir Putin l’altro giorno durante il forum di Valdai a Sochi: 700 persone, tra siriani, europei e americani sarebbero state rapite da forze dell’Isis nelle ultime settimane nella zona della Siria controllata dagli americani. Notizia che, ha detto ancora Putin, nessuno ha riportato. Perché? Sembra assai strano: se anche un solo cittadino, ad esempio tedesco, fosse stato rapito, tutto il mondo ne avrebbe parlato. Putin poi si sarebbe anche contraddetto, dicendo che i rapiti sarebbero 130 siriani abitanti dei piccoli villaggi circostanti, concludendo che la colpa di tutta questa situazione è degli americani che non combattono contro le forze dell’Isis presenti nella zona: “L’Isis si sta espandendo sulla riva sinistra dell’Eufrate per colpa degli americani”. Il giornalista siriano Naman Tarchia spiega qual è la vera situazione.

Putin, unica fonte al mondo, denuncia rapimenti di massa, un ultimatum dell’Isis che ucciderebbe 10 ostaggi al giorno, ma non dice quale sia la richiesta dei terroristi. Che ne pensa?

Mi sembra una notizia non corrispondente al vero, bisognerebbe capire cosa ha detto esattamente, se ci sono stati errori di traduzione, e soprattutto, la cosa più importante, a quale arco di tempo si riferisce.

Lei ha notizie di quella zona? Secondo Putin è quella controllata dall’esercito americano.

E’ vero che in quella zona, dove vivono i siriani drusi, negli ultimi giorni ci sono stati combattimenti e mi risulta il rapimento di alcuni siriani, ma non così tanti come denuncia Putin. Di sicuro non cittadini europei e americani come dice lui.

In quella zona però oltre all’esercito americano c’è anche un campo di accoglienza per rifugiati, gli europei e gli americani potrebbero essere stati rapiti lì.

Non lo credo possibile. Si immagini, se avessero rapito qualche cittadino europeo ne avrebbe parlato tutto il mondo. Di sicuro risultano cittadini siriani rapiti proprio nella zona vicino al confine con la Giordania dove c’è la base americana in Siria.

E dell’altra denuncia di Putin, che l’Isis si starebbe espandendo sulla riva sinistra dell’Eufrate, lei cosa ne dice? E’ veritiera?

Quella zona in pratica è un deserto, non ci sono centri urbani, ma solo piccoli villaggi. Gli americani si sono posizionati lì da tempo, ultimamente ci sono stati degli scontri cui ha preso parte l’esercito regolare siriano, ma è stato bloccato dall’Isis. E’ una sorta di zona franca, dove i rimanenti delle milizie dello stato islamico fanno un po’ quello che vogliono.

E gli americani?

Gli americani se ne stanno nella base, non escono. Uscire fuori per attaccare e avanzare via terra senza copertura aerea vorrebbe dire essere un bersaglio facile. Non ci pensano proprio a uscire fuori. Ma la loro presenza è sufficiente a far sì che che neanche le forze dell’Isis possano espandersi di nuovo in Siria. Tra americani e Isis ci sono degli accordi di non sconfinamento, così quella zona rimane una sorta di terra di nessuno.

Ci sono state molte accuse nei confronti degli americani di applicare anche loro bombardamenti indiscriminati, è vero?

Certamente e lo abbiamo visto, basti pensare a quello che è successo a Raqqa che gli americani hanno bombardato fino a raderla al suolo senza farsi problema di chi ci fosse o non ci fosse. Il territorio dove si trovano le truppe americane poi è una zona difficile perché desertica, un attacco richiede l’uso delle forze aeree. Inoltre gli americani applicano la loro tattica usuale: il territorio dove c’è una loro base militare diventa automaticamente territorio americano a cui nessuno può avvicinarsi. Il loro interesse è avere questa presenza in Siria per impedire che il paese finisca sotto totale controllo delle forze iraniane ma anche russe.

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