Michelle Obama, “non mi candiderò mai a Presidente Usa”/ L’ex first lady si racconta nel suo libro “Becoming”

- Dario D'Angelo

Michelle Obama, “non mi candiderò mai a Presidente Usa”. L’ex first lady si racconta nella sua autobiografia, “Becoming”, da oggi in edicola.

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Michelle Obama

I Democratici d’America si rassegnino: non sarà Michelle Obama a raccogliere l’eredità del marito Barack e a sfrattare Donald Trump dalla Casa Bianca. Ad annunciarlo è stata proprio l’ex first lady nel suo libro autobiografico “Becoming”, in libreria da oggi:”Siccome me lo chiedono spesso, lo dirò qui senza mezzi termini: non ho intenzione di candidarmi a una carica politica, non lo farò mai. Non sono mai stata un’appassionata di questo mondo e la mia esperienza negli ultimi dieci anni non ha fatto molto per cambiare il mio atteggiamento“. Michelle ha comunque voluto precisare:”Questo non vuol dire che non mi stia a cuore il futuro del nostro paese“. Ed è in questo senso che Michelle Obama non nega di aver “letto notizie che mi fanno rivoltare lo stomaco” dal momento dell’insediamento alla Casa Bianca del successore del marito.

MICHELLE OBAMA, “VOLEVO FARE LA PEDIATRA”

C’è tutta la vita di Michelle Obama tra le pagine di “Becoming”, il libro in uscita da oggi edito da Garzanti. L’ex first lady Usa si racconta:”Da bambina, le mie aspirazioni erano semplici. (…) Dicevo che da grande avrei fatto la pediatra. Perché? Perché mi piaceva avere a che fare con i bambini, e imparai presto che agli adulti faceva piacere sentirselo dire. Oh, il medico! Che bella scelta! A quei tempi portavo le treccine, comandavo a bacchetta mio fratello maggiore e riuscivo, sempre e comunque, a prendere il massimo dei voti a scuola. Ero ambiziosa, anche se non sapevo esattamente quali fossero i miei obiettivi. Adesso credo che ‘Cosa vuoi fare da grande?’ sia una delle domande più inutili che un adulto possa rivolgere a un bambino. Come se crescere fosse un processo che a un certo punto finisce. Come se a un certo punto si diventasse qualcosa e basta, fine della storia. Nella mia vita, finora, sono stata avvocato, dirigente di un ospedale e direttore di un ente non profit che aiuta i giovani a costruirsi una carriera. Sono stata una studentessa nera della working class in un costoso college frequentato in prevalenza da bianchi. Sono stata spesso l’unica donna e l’unica persona afroamericana presente nella stanza, in molte stanze diverseSono stata moglie, neomamma stressata, figlia lacerata dal dolore del lutto. E, fino a non molto tempo fa, sono stata la first lady degli Stati Uniti d’America, un lavoro che ufficialmente non è un lavoro, ma che mi ha offerto una tribuna che mai avrei immaginato. Mi ha stimolato e mi ha reso umile, mi ha tirato su il morale e abbattuto, a volte nella stessa circostanza. Solo ora comincio a elaborare quanto è accaduto in questi ultimi anni, da quando, nel 2006, mio marito cominciò a parlare dell’idea di candidarsi alla presidenza, fino alla fredda mattina di gennaio in cui sono salita su una limousine con Melania Trump per accompagnarla alla cerimonia d’insediamento di suo marito“.



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