Fed pronta ad aumentare i tassi d’interesse/ Ultime notizie, furia Trump “Manovra folle, il dollaro è forte”

Fed pronta ad aumentare i tassi d’interesse. Ultime notizie, furia del presidente Donald Trump “Manovra folle, il dollaro è forte”

19.12.2018 - Davide Giancristofaro Alberti
Trump e Jill Acosta
Scontro Trump-Jill Acosta alla Casa Bianca (Twitter Cnn, 2018)

La Fed è pronta ad aumentare i tassi d’interesse nonostante le lamentele delle ultime ore del presidente degli Stati Uniti d’America. Stando alle indiscrezioni circolanti stamane, se tutto andrà come previsto la Federal Reserve aumenterà di 25 punti base i tassi di interesse, una decisione che arriva al termine della due giorni del FOMC, il Federal Open Market Committe, organismo che la Fed utilizza per sorvegliare le operazioni di mercato aperto negli USA. Una manovra, come dicevamo, che giunge nonostante il monito di Donald Trump, che più volte nelle ultime ore ha twittato contro la banca centrale USA guidata da Jerome Powell: «È incredibile che la Fed – alcune delle parole dell’uomo più potente al mondo – consideri un altro aumento dei tassi di interesse con un dollaro molto forte, virtualmente no inflazione, il mondo fuori dagli Stati Uniti che esplode, Parigi che brucia e la Cina che frena». Un vero e proprio braccio di ferro quello fra la banca centrale e Trump, con quest’ultimo che ha invitato la Fed ad ascoltare il mercato, reduce da due giorni di ribassi.

FED PRONTA AD AUMENTARE I TASSI D’INTERESSE

L’annuncio ufficiale dell’aumento dei tassi di interesse è atteso per questa sera, alle ore 20:00, e come ricorda l’edizione online di Repubblica, potrebbe portare a far aumentare per l’ennesima volta il costo del denaro. Si tratterebbe nel dettaglio della nona volta dal 2015, e la quarta nel solo 2018, con tassi di interesse che salirebbe fino a toccare quota 2.25-2.5%. Un’altra ipotesi è invece quella di un congelamento dei suddetti tassi fra il 2 e il 2.25%, lo stesso livello a cui tra l’altro furono portati lo scorso mese di settembre, un’eventualità che consentirebbe al Governatore della Banca centrale americana «di aggiustare il tiro in materia di politiche monetarie – scrive Repubblica considerata anche la crescita che continua a registrare l’economia statunitense (+3,5% annuo)».



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