“Macellaio del Texas” avrebbe sgozzato bimbi sopravvissuti all’aborto/ Usa, Fbi indaga contro il medico Kerpen

- Niccolò Magnani

Il “macellaio del Texas”: medico Usa avrebbe sgozzato bimbi sopravvissuti all’aborto nelle cliniche specializzate. L’FBI indaga sul dottor Douglas Kerpen e sul processo iniziale

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Aborto (Foto: LaPresse)

L’orrendo caso del “Macellaio del Texas” scoppiato nel 2012 torna di stretta attualità in questi ultimi giorni negli States per la riapertura del caso da parte dell’FBI: l’accusa contro il dottor Douglas Kerpen è delle più ignobili, avrebbe sgozzato e spezzato il collo ai bimbi sopravvissuti all’aborto. L’interruzione volontaria di gravidanza è una pratica diffusissima e legale negli Usa, così come in Italia e in tanti altri Paesi del mondo, ma quanto avvenuto nel Texas è una di quelle “storie” che allargano ancora di più i cordoni del dramma e della tragedia che l’umanità è “capace” di infierire contro se stessa. Nel 2012 quattro donne hanno contattato l’organizzazione pro-Life “Operazione Riscatto” per denunciare gli atti presunti del medico in apertissima violazione della legge pure molto permissiva con la pratica dell’aborto. Cheryl Sullenger, vice presidente di Operation Rescue, ha ricevuto alcune foto che ha scattato con il cellulare un assistente di Karpen: in sostanza l’operatrice Deborah Edge, come racconta il Daily Mail, ha denunciato di aver visto particolari raccapriccianti con «scene infernali» che ha dovuto assistere presso la Aaron Women’s Clinic di Houston nel 2011 e poi ancora in altre due strutture abortiste, gestite da Karpen in Texas, riporta l’agenzia Corrispondenza Romana.

LE PROVE DELLA ORGANIZZAZIONE PRO-LIFE

Tagli sul collo, ossa spezzate e cornicioni esanimi dei bimbi che erano nati vivi sopravvissuti all’aborto non andato a buon fine: scampati al primo “omicidio”, il “Macellaio del Texas” provvedeva a finirli in maniera trucida e profondamente illegale. Eppure il dottore Usa, inizialmente condotto di fronte al Gran Giurì, si rifiutarono di perseguire l’uomo per “mancanza di prove”. Solo l’ostinazione e le continue raccolte di documenti e prove dell’agenzia “Operazione Riscatto” hanno potuto svelare le varie comunicazioni intercorse tra il procuratore distrettuale e l’avvocato della difesa di Kerpen. In pratica lo scandalo è che non solo i due erano amici d’infanzia – e fin qui nulla di illegale o di gravissimo – ma il legale aveva donato poco prima 25mila dollari alla campagna politica del procuratore distrettuale: fu ritenuto per questo motivo dall’associazione pro-Life troppo influenzato e “controllabile” nel suo esercizio di imparziale ruolo di fronte all’oscenità avvenute in quelle cliniche. «Concluso questo lavoro di intelligence, l’”Operazione Riscatto” si è presentata al tavolo del Procuratore generale, Jeff Sessions, chiedendo l’apertura di una nuova inchiesta. Ciò che ora è nelle mani del Dipartimento di Giustizia», riporta ancora l’agenzia italiana. Ora indaga sull’intera vicenda anche l’FBI ma quanto commesso in fase investigativa oltre che nel contenuto proprio del reato, è qualcosa di cui vergognarsi senza se e senza ma. Come minimo, per non parlare del reato e dell’omicidio di vittime innocenti e innocue..



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