VENEZUELA, UE RICONOSCE GUAIDÒ PRESIDENTE/ Scontro Lega-M5s, Bruxelles crea gruppo contatto per Caracas

- Niccolò Magnani

Venezuela, Parlamento Ue riconosce Guaidó presidente ad interim: sgarbo a Maduro. Scontro tra Lega e M5s, le ultime notizie. Bruxelles crea gruppo contatto per Caracas

Guaidó vs Maduro in Venezuela
Caos in Venezuela: Guaidó vs Maduro (LaPresse, 2019)

Nuovi aggiornamenti sul fronte Venezuela: come riporta l’Ansa, l’Unione Europea ha deciso di stabilire un gruppo di contatto internazionale per «accompagnare il processo democratico verso nuove elezioni presidenziali a Roma». Come spiegato dall’Alto rappresentante Federica Mogherini, il gruppo sarà coordinato dall’Ue e il suo lavoro sarà soggetto a revisione dopo 90 giorni, ne faranno parte alcuni Paesi dell’Unione Europea, tra cui l’Italia, e gli Stati dell’America Latina. Ecco le parole della Mogherini: «Il gruppo di contatto non è una mediazione o un dialogo formale, ma serve ad accompagnare il percorso attraverso la pressione internazionale per permettere ai venezuelani di esprimersi in modo democratico e pacifico con nuove elezioni presidenziali. Se il gruppo di contatto non avrà una dinamica costruttiva o utile sul terreno entro 90 giorni, sarà sciolto. La prima riunione si terrà la prossima settimana». (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

TENSIONE LEGA-M5S

Nuove tensioni tra Lega e Movimento 5 Stelle, tiene banco il capitolo Venezuela. Le due forze di maggioranza si sono astenute al voto del Parlamento Europeo, ma hanno posizioni totalmente diverse sul confronto Maduro-Guaidò. Come abbiamo anticipato in precedenza, il Carroccio ha preso una netta posizione con il sottosegretario agli Esteri Picchi, che ai microfoni di Agi ha commentato: «Certamente troviamo assurde fuori dalla realtà le dichiarazioni di certi esponenti dei Cinque Stelle, anche di governo. Non hanno capito la gravità della situazione. La Lega è di tutt’altra opinione e soffre le posizioni ideologiche. La linea del governo è quella che ha espresso ieri Moavero in Parlamento». Manlio Di Stefano, esponente grillino, ha affermato che l’Italia non riconosce il leader dell’opposizione al dittatore, con Alessandro Di Battista che ha aggiunto: «L’Italia, con forza, sposi la linea del dialogo tra governo e opposizioni promossa da Messico e Uruguay». (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

PICCHI: “PRESIDENZA MADURO FINITA PER LA LEGA”

Si profila un nuovo scontro tra Lega e Movimento 5 Stelle sul caso Venezuela. Nonostante l’astensione di entrambi i partiti al voto dell’Europarlamento, i grillini hanno sottolineato di non riconoscere Guaidò presidente ad interim. Ma il Carroccio rilancia: «Per la Lega la presidenza Maduro è finita. Convochi nuove elezioni autorizzando osservatori indipendenti, magari mandando l’Ocse», le parole del sottosegretario Guglielmo Picchi. E il Partito Democratico continua a punzecchiare i gialloverdi, ecco le parole di Simona Bonafè: «Il Parlamento europeo riconosce Guaido Presidente ad interim del Venezuela in difesa della libertà e della democrazia. Lega e M5S perdono l’occasione di schierarsi contro il dittatore Maduro». Queste le parole di Anna Ascani: «Ottima notizia: il Parlamento Europeo ha riconosciuto Guaidó come legittimo presidente del Venezuela. L’Europa sta dalla parte della democrazia, contro i dittatori! Trovo invece inaccettabile che qualcuno nel mio partito si sia voluto allineare a Lega e Cinque Stelle astenendosi». (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

CASO NEL PD

Sta diventando un vero e proprio caso all’Europarlamento il voto della mozione che riconosceva, pur se non in modo vincolante, la legittimità dell’autoproclamazione di presidente ad interim del Venezuela di Juan Guaidò. Infatti, se si sapeva che gli eurodeputati del Movimento 5 Stelle e della Lega era orientati verso l’astensione nel voto (che comunque ha visto prevalere nettamente i sì) e che ha scatenato il duro tweet del Presidente del Parlamento Ue, Antonio Tajani, è scoppiato invece un vero e proprio caso nel Pd dato che tra gli “astensionisti” ci sono stati anche sei esponenti dem. Infatti, secondo quanto si apprende, sarebbero stati degli europarlamentari vicini al candidato segretario Nicola Zingaretti a non avere votato sì, con i renziani che hanno approfittato subito della cosa per criticare la decisione dei colleghi di partito. E se la corrente che fa capo al senatore di Rignano parla di atteggiamento “inaccettabile”, la replica dei zingarettiani arriva da Brando Benifei che spiega come il riconoscimento “aggrava il rischio di guerra civile nel Paese e permette al sanguinario autocrate Maduro di dipingere anche l’Unione Europea come attore di parte”, aggiungendo inoltre che le polemiche finiscono solo per danneggiare il lavoro di mediazione portato avanti dall’Alto Rappresentante italiano Federica Mogherini. (agg. di R. G. Flore)

IL TWEET DI TAJANI

L’europarlamento vota la mozione (comunque va ricordato non vincolante) che riconosce a larga maggioranza la legittimità della presidenza ad interim dell’autoproclamato Juan Guaidò in Venezuela ma a Bruxelles scoppia ugualmente la polemica. Pur se i sì sono stati 439, rispetto ai soli 104 no, a far discutere sono le astensioni (88) tra cui molte di parlamentari italiani: infatti, Lega e Movimento 5 Stelle hanno deciso in maniera pressoché compatta di non votare ma come fatto notare nelle ultime ore proprio dal presidente del Parlamento Ue, Antonio Tajani in un tweet, anche alcuni esponenti del Partito Democratico non hanno votato contro ma non hanno scelto nemmeno di appoggiare la mozione. “Spiace” ha scritto sul proprio profilo l’esponente di spicco di Forza Italia riferendosi al fatto che diversi eurodeputati italiani non si siano schierati “contro la dittatura di Nicolas Maduro”. (agg. di R. G. Flore)

ASTENSIONE DI M5S E LEGA DAL VOTO

Un riconoscimento formale che non aiuta ancora il Venezuela a uscire dall’impasse ma che certo ha un alto valore simbolico: con un voto il Parlamento Ue ha riconosciuto la legittimità dell’autoproclamazione di Juan Guaidò a presidente ad interim del Paese sudamericano anche se a far notizia, pur se con motivazioni tra loro diverse, è l’astensione dei rappresentanti a Bruxelles di Movimento 5 Stelle e Lega. Ad ogni modo la risoluzione non vincolante del Parlamento ha ottenuto 439 sì e solo 104 no ma adesso bisognerà vedere in che modo il sostegno europeo al ripristino dell’autorità dell’Assemblea Nazionale si tradurrà in fatti concreti: il legittimo presidente, Nicolas Maduro, nella giornata di ieri ha provato a tendere la mando al leader dell’opposizione e aprendo la strada al dialogo e anche a nuove elezioni legislative, ma chiudendo invece la porta al voto presidenziale che secondo il successore di Chavez si terrà solamente nel 2025. (agg. di R. G. Flore)

“GUAIDO’ LEGITTIMO PRESIDENTE AD INTERIM”

Ora è ufficiale, l’Europa riconosce ufficialmente il capo dell’opposizione in Venezuela Juan Guaidó come nuovo presidente al posto del dittatore Nicolas Maduro; una mossa politica, avversata dalla Russia e dalla Cina oltre ovviamente dal Governo ancora in carica di Caracas. «Parlamento UE prima istituzione comunitaria a riconoscere Guaido presidente ad interim del Venezuela», ribadisce il Presidente Antonio Tajani mentre la responsabile della politica estera dell’Ue, Federica Mogherini, ha fatto sapere da Bucarest di aver sollecitato Maduro al «rilascio immediato dei quattro, tra giornalisti e dipendenti, dell’agenzia spagnola di notizie EFE, arrestati dai servizi di sicurezza venezuelani a Caracas, dove coprivano la crisi politica». Il titolare della Farnesina Enzo Moavero Milanesi, ha spiegato in Senato la posizione del governo dopo le tensioni tra Lega e Cinque Stelle: Italia pienamente allineata con l’Unione Europea sulla questione, «L’Ue, con il pieno sostegno di Roma, ha sempre insistito su cinque punti: il pieno ripristino e rispetto dei poteri dell’Assemblea Nazionale, che fossero indette elezioni presidenziali credibili, il rilascio di tutti i prigionieri politici, la piena garanzia della libertà di informazione ed espressione, l’apertura di corridoi umanitari». Niente ultimatum, dunque, marcando una differenza non secondaria dai Governi di Parigi, Berlino, Madrid e Londra. Intanto il responsabile d’affari nominato negli Usa da Guaidò, Carlos Vecchio, ha fatto sapere che l’opposizione è interessata ad un eventuale dialogo «solo per negoziare l’uscita dalla dittatura».

VENEZUELA, EUROPA SI SCHIERA UFFICIALMENTE CON GUAIDÓ

Oggi è il giorno in cui il Parlamento Ue riconoscerà Juan Guaidó presidente ufficiale del Venezuela, in attesa di libere elezioni da tenersi nei prossimi mesi: dopo gli Stati Uniti anche l’Europa, pur con diverse opposizioni al proprio interno, impongono il lato diplomatico sulla complessa realtà sociale e politica nel Paese sudamericano mettendo ancora più nell’angolo il Presidente Nicolas Maduro, costretto negli ultimi giorni ad aprire il dialogo con le opposizioni e abbozzare una possibile convocazione delle Elezioni. Nel frattempo lo stesso Guaidó ha rifiutato quello descritto come «un falso dialogo» del dittatore venezuelano: lo ha annunciato in una lungo articolo scritto di suo pugno sul New York Times, dove ha anche sottolineato l’importanza della scelta futura dei militari su quale parte sostenere della imminente guerra civile che si scatenerà qualora Maduro non lasciasse il suo incarico. In un’intervista all’agenzia russa Ria Novosti ieri, l’erede di Chavez a Caracas era tornato ad offrire un dialogo con l’opposizione, precisando però che non intende dimettersi dal suo incarico e proponendo invece elezioni legislative, dunque non presidenziali, anticipate.

IL RACCONTO DEL GIUDICE: “PAESE SPACCATO IN 2”

«Abbiamo avuto incontri clandestini con membri delle forze armate e delle forze di sicurezza»: è sempre Guaidó a parlare e annuncia anche al popolo americano «Il ritiro del sostegno militare a Maduro è fondamentale per consentire un cambiamento nel governo e la maggioranza dei militari in servizio concorda che i recenti travagli del Paese siano insostenibili», conclude il leader e Presidente ad interim del Venezuela. La Russia intanto fa il suo passo e dal Ministero degli Esteri Lavrov arriva l’invito all’opposizione venezuelana di «mostrare un approccio egualmente costruttivo, ritirare gli ultimatum e agire indipendentemente sotto la guida degli interessi del popolo venezuelano». Intanto il racconto fatto questa mattina sulle nostre pagine da Luis Alberto Petit Guerra – giudice venezuelano ed ex coordinatore per l’area metropolitana di Caracas per la materia civile e per le tutele costituzionali – offre uno scenario tanto più preoccupante di quanto viene descritto nel mondo fuori dal Venezuela. «Il paese è spaccato a metà, le violenze sono continue», e poi annuncia «Juan Guaidó ha chiesto alle forze armate (termine che a mio avviso dovrebbe essere scritto con lettere minuscole per le loro azioni vergognose) che non diano un colpo di Stato e che semplicemente non obbediscano a ordini illegali. Che non reprimano il popolo e che non sparino più contro di esso. Che si mettano dal lato del popolo. Gli stiamo offrendo una legge di amnistia proposta dal Parlamento: che ci aiutino a recuperare la democrazia e ne potranno beneficiare, fatta eccezione per crimini di lesa umanità, violatori e torturatori. Le cose vanno chiamate con il loro nome: ci potrà essere solo un “dialogo” sincero, una volta in grado di realizzare il percorso proposto dal Presidente in carica della Repubblica basato su alcuni punti».

QUI L’INTERVISTA AL GIUDICE VENEZUELANO LUIS ALBERTO PETIT GUERRA

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