Jean Starobinski è morto/ Addio ad uno dei più grandi critici letterari contemporanei

E’ morto Jean Starobinski, noto critico letterario: aveva 98 anni

biblioteca libreria libri 1 pixabay1280
Pixabay

E’ morto Jean Starobinski, aveva 98 anni ed era uno dei critici letterari più apprezzati non soltanto a livello europeo. Nato a Ginevra il 17 novembre del 1920, da una famiglia polacca arrivata in Svizzera nel 1912, Starobinski ha vissuto una vita intera nella città di Jean-Jacques Rousseau, studiando musica al conservatorio, quindi iscrivendosi all’università della città presso la facoltà di letteratura classica e poi di medicina, seguendo le orme dei suoi genitori. Starobinski ha insegnato presso l’università di Ginevra (tenendo anche corsi di storia delle idee e della medicina), ma anche alla John Hopkins University di Baltimora e all’Università di Basilea, con corsi di letteratura francese. Numerosi i libri scritti da Starobinski e tradotti in numerose lingue, considerati dei “classici” dalla critica contemporanea su vari temi. In particolare, il noto studioso si occupò della creazione poetica nella poesia contemporanea, e dei problemi dell’interpretazione.

JEAN STAROBINSKI È MORTO

Medico specializzato in psichiatria, Starobinski si soffermò molto a studiare le cause che portano alla malinconia e nel 1964 fu anche il primo a pubblicare le ricerche di Ferdinand de Saussure sugli anagrammi. Numerose le accademie di cui il critico svizzero faceva parte, a cominciare dall’Academie des sciences morale et politiques, passando per l’institut de France, e numerose altre europee e statunitense. Inoltre, viste le sue opere e la sua importanza critica, fu insignito di svariate lauree honoris causa in università del Vecchio Continente e degli Stati Uniti. Nel 1984 ottenne il Premio Balzan per la storia e critica delle letterature, mentre nel ’98 vinse il Grinzane Cavout e il Grand Prix National des lettres. «Quello che mi ha sempre interessato nel corso della vita – una delle sue citazioni più note – sono le espressioni dell’uomo, il fatto che l’uomo sia un animale che può camuffarsi, che può darsi una forma. La cultura è appunto la forma che l’uomo acquisisce attraverso i suoi atti…». Il suo saggio più famoso è “Ritratto dell’artista da saltimbanco”, redatto nel 1983, ma sono svariate le opere di assoluto livello su temi come l’illuminismo, il rapporto fra la parola e l’immagine, Torquato Tasso e molti altri.



© RIPRODUZIONE RISERVATA