BRUCIATA VIVA DALLE COMPAGNE DI SCUOLA/ Aveva denunciato il preside per molestie

- Paolo Vites

Studentessa islamica è stata bruciata viva dalle compagne perché aveva denunciato il preside di molestie nei suoi confronti

Giornata contro la violenza sulle donne
Pixabay

Bruciata viva dalle sue compagne di scuola per aver osato denunciare il preside di averla molestata. Nusrat Jahan Rafi, 19 anni, aveva registrato una testimonianza video alla polizia, il cui filmato non si sa come è stato diffuso in giro. Tanto è bastato per diverse sue compagne di scuola, un istituto islamico, per minacciarla se non avesse ritirato la denuncia. Dopo di che alcune di loro l’hanno portata sul tetto della scuola e le hanno dato fuoco. E’ morta dopo quattro giorni di agonia. E’ successo in Bangladesh, un caso di violenza estrema che colpisce perché a compierlo sono state delle ragazze, un caso unico si pensa, ma che rivela quale clima di intolleranza e di educazione alla violenza vige in queste società. La polizia ha arrestato 15 persone, tra cui due maschi, che si ritengono responsabili della violenza. Secondo quanto la giovane aveva raccontato alla polizia, lo scorso 27 marzo il preside della madrassa, una scuola islamica, l’aveva chiamata nel suo ufficio.

QUATTRO GIORNI DI ORRIBILE AGONIA

A quel punto, secondo le sue accuse, l’uomo le avrebbe messo le mani addosso fino a quando è riuscita a scappare. Nello stesso giorno si è recata alla polizia a denunciare il fatto. Quando il video della testimonianza è stato diffuso, sicuramente a opera di qualche elemento della polizia, si è scatenata la protesta verso di lei e la sua famiglia in difesa del preside. Il 6 aprile, dovendo sostenere alcuni esami, per paura la giovane si era fatta accompagnare a scuola dal fratello. Al ragazzo non è stato permesso di entrare mentre lei veniva trascinata sul tetto dell’edificio: lì ha trovato un gruppo di ragazze con indosso il burqa che le hanno detto di ritirare subito la denuncia. Quando ha detto di no, l’hanno tenuta ferma e le hanno rovesciato del cherosene sul corpo e quindi le hanno dato fuoco. Secondo la ricostruzione hanno cercato di inscenare un suicidio, in quanto darsi fuoco è spesso quanto fanno le vittime di molestie sessuali. Ancora viva, mentre veniva portata in ospedale, ha registrato con  lo smartphone del fratello un video in cui fa i nomi di alcune delle persone che l’avevano attaccata. Quattro giorni dopo è morta.



© RIPRODUZIONE RISERVATA