CAOS VENEZUELA/ Sangue e spari nel primo giorno della rivolta di Guaidó

- Arturo Illia

In Venezuela è scoppiata la rivolta contro Nicolas Maduro. Juan Guaidó invita la popolazione a lottare per la libertà e si inizia anche a sparare

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Gli scontri in Venezuela (Lapresse)

E’ caos in Venezuela. Un gruppo di militari venezuelani si è sollevato ieri mattina e, nello stesso tempo, militari dei servizi segreti del Sebin hanno liberato il leader oppositore Leopoldo Lopez che da 5 anni era prigioniero. Allo stesso tempo il Presidente ad interim Juan Guaidó ha chiamato il popolo a unirsi ai militari che si sono ribellati, provocando la reazione della parte dell’esercito ancora fedele a Maduro. Il vicepresidente Cabello ha annunciato un tentativo di colpo di Stato, ma ha anche affermato che le truppe controllano la situazione, che al momento è circoscritta alla sola base ella Carlota, nei dintorni di Caracas. Ma se in un primo momento le manifestazioni popolari intorno alla base sono state represse dalle truppe maduriste e dai colectivos, ora le stesse si stanno spostando verso la parte Ovest della città, dietro ordine di Guaidó stesso, per poi marciare verso Miraflores dove, si suppone, dovrebbe trovarsi Maduro.

Alle 5.:30 Guaidò aveva rivolto un discorso alla nazione, invitandola ad “accompagnare i militari ribelli in un processo che significa la definitiva fine dell’usurpazione nel nostro Paese. Come Presidente del Venezuela e legittimo Comandante dell’Esercito convoco a tutti i soldati e le loro famiglie ad accompagnarci in questo gesto che, come abbiamo sempre fatto, si realizza nel pieno rispetto della Costituzione. Riusciremo a conquistare la libertà del Venezuela”. La risposta della gente non si è fatta attendere e una massa enorme di persone si sono mosse fino alla base La Carlota, iniziando una situazione che, finora, non appare ben definita nei suoi contorni.

Di certo colpisce che agenti dei servizi segreti abbiano di fatto liberato Lopez, cosa che ha dato origine, come confermato poi da altri movimenti dell’esercito, a una spaccatura all’interno dell’esercito steso, anche se al momento pare che diversi strati dello stesso, che avevano promesso di appoggiare questa manovra, pare non abbiano compiuto quanto detto.

La situazione è precipitata nel caos, anche perché il maggiore dell’Esercito Herbert Garcia Plaza ha scritto in un messaggio che “in questo momento stanno ordinando l’evacuazione del personale medico cubano dall’Ospedale Militare Carlos Arvelo. La ragione di questo ordine e quello contemporaneo di stato di allerta nel suo bunker nel Forte di Tiuna significano che Maduro non controlla più la situazione”.

Maduro è rimasto in silenzio totale fino alle prime ore del pomeriggio, quando in un tweet ha dichiarato: “Nervi d’acciaio!! Ho parlato con i Comandanti delle nostre forze di combattimento che mi hanno espresso la loro lealtà al popolo e alla nostra Costituzione (quella non riconosciuta da gran parte dei Paesi del mondo, ndr) e alla Patria. Chiamo alla massima mobilitazione popolare per assicurare la vittoria della pace. Vinceremo!!”.

Quello che è sicuro è che il bagno di sangue, abbondantemente previsto, pare inevitabile: membri dei colectivos, le truppe irregolari al servizio di Maduro, hanno appena lanciato nelle reti sociali il messaggio che sono pronti a intervenire e sparare sulla gente per difendere il regime. C’è da considerare che tutto il disordine pare avere una regia ben precisa, anche perché c’è da considerare che sia la Cina, che la Russia e, da non dimenticare, l’Iran non vogliono assolutamente perdere la possibilità di poter occupare un balcone che dà direttamente sugli Usa e non solo perché potrebbero porre le loro mani su di uno dei Paesi più ricchi del mondo.

Altro dato sicuro è che Guaidó e Lopez a questo punto non possono più tornare indietro e che, nel caso, c’è da sperare che i loro calcoli sulla forza, non solo popolare, ma soprattutto militare possa finalmente e pacificamente raggiungere lo scopo di restituire la libertà. Ma gli spari che ormai in qualsiasi zona di Caracas si sentono non fanno ben sperare: al calar della notte c’è da aspettarsi una recrudescenza della repressione.

Intanto si vanno diffondendo notizie secondo le quali Lopez e la sua famiglia siano ospiti nell’Ambasciata Cilena e Bolsonaro ha comunicato che militari fedeli a Guaidó hanno chiesto ospitalità all’Ambsaciata brasiliana. Un quadro decisamente allarmante dove però la Cadena Caracol venezuelana ha diffuso la notizia secondo cui la ragione dell’ospitalità cilena a Lopez è da attribuirsi a trattative con il regime per una transazione pacifica. Ormai è caos!

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