Eugenio Borgna/ “Solitudine monaci apre al mondo, isolamento pandemia ci imprigiona”

- Niccolò Magnani

L’ultimo libro di Eugenio Borgna sulla solitudine ai tempi del Covid: “è apertura al mondo come insegnano nel Monastero, l’isolamento invece imprigiona”

Isola Lago d'Orta
Isola Orta San Giulio (sito Monastero Mater Ecclesiae)

«Nella solitudine si è aperti al mondo delle persone e delle cose, e al desiderio di essere in relazione con gli altri, nell’isolamento invece si è chiusi in se stessi, nei confini della nostra soggettività, nulla conoscendo della speranza, che è orientata senza fine al futuro»: è un frammento dell’ultimo libro scritto da Eugenio Borgna e reso pubblico da Davide D’Alessandro sull’Huffington Post, “In dialogo con la solitudine”.

Un saggio illuminante dove il 91enne primario emerito del servizio psichiatrico dell’Ospedale Maggiore di Novara ripercorre questi ultimi tempi segnati dalla pandemia globale, sanitaria e culturale. Un ‘dialogo’ costante con alcuni grandi della letteratura (Woolf, Leopardi, Rilke) per riflettere su quanto il mondo di oggi sembra unire sotto lo stesso tetto, la solitudine e l’isolamento per l’appunto: «Non è facile parlare di solitudine, della sua essenza fragile e umbratile, fuggitiva e impalpabile, mistica e inconfondibile nella sua comunione con il mondo della vita, ma non è nemmeno facile parlare dell’isolamento, che è parola ambigua e oscura, fredda e gelida, uniforme e monocorde», scrive ancora Borgna enunciando tutti i rischi dell’isolamento che purtroppo abbiamo imparato a conoscere con i lockdown (e non solo).

BORGNA TRA SOLITUDINE E ISOLAMENTO

Ancora citando l’anticipazione all’HuffPost, lo studioso illustra «L’isolamento ci imprigiona, ci allontana dal mondo, immerge il nostro orizzonte di vita in un circolo fatale, facendo di noi monadi dalle porte e dalle finestre chiuse, e distogliendoci dalla comunione e dalla solidarietà con il mondo degli altri». Nel suo nuovo libro Borgna racconta da vicino il silenzio e il mistero di un monastero sull’isola di San Giulio, Lago d’Orta (l’abbazia benedettina Mater Ecclesiae): il professore racconta di aver incontrato la fondatrice di quel monastero, Anna Maria Canopi, e di aver capito meglio cosa significhi la “solitudine” e perché non possa essere assimilata all’isolamento tout court. «In monastero, ci sono stato alcune volte, ho conosciuto la solitudine, immaginando il fiume ininterrotto di meditazioni e di silenzi, di solitudine e di lavoro, che, alla luce delle preghiere, scorre nei giorni, e nelle notti, delle sorelle benedettine», scrive ancora Borgna denunciando le conseguenze provocate dal Covid-19 (e dalle scelte politiche connesse), «la pandemia ha approfondito il solco tra umano e umano, ha costretto la solitudine a diventare isolamento, ha piegato le speranze, ha spento i sorrisi, ha accresciuto i fenomeni di depressione e di disperazione».



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