Eutanasia, 3 italiani su 4 dicono sì/ Consenso cresciuto del 20% in 5 anni

- Alessandro Nidi

Statistica interessante emersa da un’indagine Eurispes: la popolazione dello Stivale è sempre più favorevole a una morte priva di sofferenze

eutanasia don roberto colombo
(Pixabay)

L’eutanasia è un argomento che trova sempre maggiore convincimento fra gli italiani: è quanto si evince da un’indagine statistica effettuata da Eurispes, secondo cui tre intervistati su quattro si dicono favorevoli a questo trattamento di fine vita, che si attua mediante la somministrazione diretta di un farmaco letale al malato. Una pratica illegale, ad oggi, in Italia, dove il 75,2% degli intervistati ha detto sì alla sua introduzione (consenso cresciuto di 20 punti percentuali negli ultimi cinque anni). Un incremento, come evidenziato in un articolo pubblicato sulle colonne de “La Stampa”, accompagnato anche dalla caduta di alcuni tabù culturali: nel 2020, ad esempio, il 73,8% degli italiani si è detto favorevole anche al testamento biologico, documento con cui la persona fisica può indicare quali esami, terapie o trattamenti sanitari subire qualora in futuro si rivelassero necessari e quest’ultima non fosse però in grado di intendere e di volere. Una decisione preventiva sul proprio destino, insomma.

EUTANASIA: APERTURA DEGLI ITALIANI ANCHE SUL SUICIDIO ASSISTITO

Come riferisce “La Stampa”, inoltre, per ciò che attiene all’eutanasia si registra un’importante e significativa apertura da parte della popolazione italiana anche in materia di suicidio assistito, argomento sul quale è intervenuto Marco Cappato: “Che i cittadini italiani siano più aperti del ceto politico sui temi delle libertà civili non è una novità. Ciò che accade su eutanasia e fine vita dovrebbe però destare particolare allarme per la condizione di marginalità nella quale versa il Parlamento italiano”. Sensazioni che sono state confermate anche da Gian Maria Fara, presidente Eurispes, che al quotidiano torinese ha asserito: È facile ipotizzare che in un prossimo futuro si moltiplicheranno i casi nei quali la medicina sarà in grado di rinviare il momento estremo del malato terminale. Di conseguenza è importante, per il bene della società e il rispetto dei valori che ne sono alla base, trovare quanto prima una posizione normativa che possa soddisfare le diverse istanze”.



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