EX BOSS A MATTARELLA “FUCILATEMI”/ Quando l’ergastolo non è giustizia, ma vendetta

- Mauro Leonardi

Salvatore Cappello, ex boss mafioso condannato all’ergastolo ostativo, ha scritto a Mattarella chiedendo di essere fucilato: “non voglio più morire tutti i giorni”

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(LaPresse)

Salvatore Cappello è un ex boss mafioso il cui curriculum fa venire i brividi. Condannato all’ergastolo ostativo, a quel tipo di pena cioè cui non è possibile applicare alcun tipo di beneficio, dopo 24 anni di carcere scrive provocatoriamente una lettera a Mattarella in cui chiede di essere fucilato. “Illustrissimo Presidente – dice – chiedo di essere fucilato nel cortile dell’istituto, così la facciamo finita perché, dopo 24 anni, non voglio più morire tutti i giorni, voglio morire una sola volta. (…) Quando guardo gli occhi dei miei figli, dei miei cari, di mia moglie penso che la condanna a morte è anche per loro. E non voglio – prosegue la lettera – che muoiano tutte le volte quando rinnovano il mio ergastolo con scuse banali e senza fondamento, per questo chiedo di morire”.

Cappello dice di aver pensato molte volte al suicidio, e di averlo visto fare molte volte, ma chiede di morire una sola volta. “Siete voi che dovete eseguire la sentenza perciò chiedo che venga eseguita tramite fucilazione nel cortile dell’istituto, così la facciamo finita. Perché non basta che tu stia scontando l’ergastolo, non basta che lo sconti pure con la tortura del 41 bis, c’è anche la cattiveria” sostiene aggiungendo una serie di esempi.

Sono frasi tremende che interpellano in maniera feroce il cuore dell’uomo e del cristiano. Papa Francesco, nell’incontro del 14 settembre 2019 in Piazza San Pietro con tutti coloro che operano all’interno delle carceri, ripeteva: “L’ergastolo non è la soluzione dei problemi – lo ripeto: l’ergastolo non è la soluzione dei problemi –, ma è un problema da risolvere. Perché se si chiude in cella la speranza, non c’è futuro per la società. Mai privare del diritto di ricominciare!”.

Cappello, con la sua lettera, ci ricorda provocatoriamente che il problema dell’ergastolo “pena di morte nascosta” non è ancora stato risolto, anzi forse non è neppure stato adeguatamente affrontato. Per cominciare dovremmo chiederci quale differenza c’è tra giustizia e vendetta. Quando noi diciamo “devi marcire in carcere fino alla fine dei tuoi giorni” stiamo facendo giustizia o stiamo facendo vendetta? Chiediamocelo, ricordandoci che la vendetta non è una giustizia eccessiva: la vendetta è l’anti-giustizia. La vendetta è il combustibile che fa diventare il carcere una polveriera. Se siamo contrari alla pena di morte, leggiamo la lettera di Salvatore Cappello – un boss terribile – e prendiamo atto della verità che nonostante ciò contiene. E allora decidiamo almeno di essere coerenti e di dire a noi stessi che se siamo a favore dell’ergastolo siamo a favore della pena di morte.

Però non pensiamo di essere coerenti e “bravi cristiani”. Perché due anni fa, nel 2018, con un rescritto ad hoc, Papa Francesco aveva cambiato il punto 2267 del Catechismo scrivendo che “la pena di morte è inammissibile”. E allora decidiamo da che parte stare.

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