“Fame nel mondo? Fa bene ad alcuni”/ Onu elimina articolo: “satira”? Cosa non torna

- Silvana Palazzo

“Fame nel mondo? Ad alcuni fa bene”, scrisse professor George Kent in un articolo di 14 anni fa. Usato per diffondere una fake news, è stato cancellato dall’Onu. L’autore va all’attacco…

onu articolo kent fame mondo 640x300
"I benefici della fame nel mondo"

«L’Onu ha pubblicato un articolo che giustifica il suo comportamento e spiega i benefici della carestia che ha creato». La bufala ha trovato facile appiglio visto che questo articolo, diventato virale sui social, è stato cancellato. Persone inorridite dall’incredibile malvagità delle Nazioni Unite hanno scatenato una bufera, tirando in ballo il “grande reset”. La fake news, perché di ciò si tratta e vi spiegheremo perché, è stata rilanciata anche su Zero Hedge. Ma è doveroso fare delle premesse. La prima sulla data di tale articolo, dal titolo The Benefits of World Hunger: ha 14 anni, essendo stato pubblicato nel 2008. In secondo luogo, questo articolo aveva lo scopo di evidenziare i timori che alcuni nella società traggano beneficio dalla continua fame nel mondo.

L’autore dell’articolo, il professor George Kent (all’epoca docente di di scienze politiche dell’Università delle Hawaii), ha dedicato gran parte della sua carriera al tema della fame del mondo. Ai microfoni di AAP FactCheck il professore ormai in pensione ha confermato che il suo articolo aveva lo scopo di evidenziare come alcune persone beneficino della fame nel mondo. Quindi, la sua intenzione era di favorire una comprensione migliore del tema, peraltro attuale, viste le conseguenze dell’invasione della Russia in Ucraina a livello economico ed alimentare.

GAFFE ONU SU ARTICOLO SULLA FAME NEL MONDO

L’articolo, passato in gran parte inosservato per 14 anni dopo la sua pubblicazione, è stato frainteso sui social media per via di alcuni passaggi. «La fame ha un grande valore positivo per molte persone. In effetti, è fondamentale per il funzionamento dell’economia mondiale». L’articolo si conclude con questa tesi: «Per quelli di noi nella fascia alta della scala sociale, porre fine alla fame a livello globale sarebbe un disastro. Se non ci fosse fame nel mondo, chi arerebbe i campi? Chi raccoglierebbe le nostre verdure? Chi pulirebbe i nostri bagni? Non c’è da stupirsi che le persone di fascia alta non si stiano affrettando a risolvere il problema della fame. Per molti di noi, la fame non è un problema, ma una risorsa». Dopo che molti utenti sui social hanno affermato che questa è la prova dell’agenda delle Nazioni Unite, l’articolo è stato ritirato. Una decisione discutibile, considerando il vero significato dell’articolo del professor Kent. Anziché smontare la bufala, si è pensato di eliminare il problema cancellando l’articolo. Come se ciò non bastasse, un portavoce dell’Onu ha descritto l’articolo come un «tentativo di satira» non pensato per essere preso alla lettera. «Siamo stati informati dei suoi fallimenti, anche come satira, e l’abbiamo rimosso dal nostro sito».

KENT VS ONU “ARTICOLO TOLTO SENZA CONSULTARMI”

Ma il docente in pensione confuta la tesi dell’Onu, spiegando che non era affatto satira: «Certamente non stavo cercando di essere divertente. Non ricordo alcuna menzione di satira quando ho presentato il documento o in qualsiasi momento da allora. I redattori del Cronaca delle Nazioni Unite avrebbero potuto chiedermi di chiarire le mie intenzioni in qualsiasi momento. Non hanno comunicato con me prima o dopo aver tolto il mio articolo». Il professor George Kent ha ribadito che voleva spiegare perché è nell’interesse di alcuni mantenere affamate ampie fasce della popolazione. «Il mio articolo aveva lo scopo di attirare l’attenzione su quello che vedo come un semplice fatto: alcune persone beneficiano della fame persistente. È importante prestare attenzione a questo punto. Non è stato scritto come una sorta di scherzo o come elogio per la fame persistente. Lo scopo del mio articolo del 2008 era chiedere il riconoscimento del fatto che alcune persone con potere resistono agli sforzi per porre fine alla fame persistente perché ne beneficiano. Questo dovrebbe essere studiato. La mia intenzione era quella di chiedere una migliore comprensione del problema in modo da poter combattere la fame in modo più efficace».





© RIPRODUZIONE RISERVATA