Fatima, bimba morta a Torino: patrigno in carcere/ “Mamma gli urlava: è colpa tua!”

- Silvana Palazzo

Fatima, bambina morta a Torino dopo essere precipitata dal balcone: patrigno in carcere con l’accusa di omicidio colposo. “La mamma gli urlava: è colpa tua!”, racconta una testimone a Ore 14

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Fatima, bambina precipitata dal balcone: testimone a Ore 14

È stato convalidato il fermo di Azhar Mohssine, il patrigno di Fatima, la bimba di 3 anni precipitata dal balcone giovedì scorso a Torino. L’uomo quindi resta in carcere perché sussistono il pericolo di fuga e il rischio che possa commettere altri episodi violenti. D’altra parte, il giudice ha derubricato il reato da omicidio volontario con dolo eventuale a colposo. Questo perché il gip ritiene che il marocchino non volesse uccidere una bambina. Non voleva farle del male, ma si è reso responsabile di una «negligenza inaccettabile e ingiustificata». Lo scrive nero su bianco nell’ordinanza parlando di una «tragedia umana senza eguali». Ci sono ancora alcuni aspetti della vicenda da chiarire, ma non sono emersi conflitti evidenti all’interno della coppia.

Anzi, l’indagato aveva un ottimo rapporto con la bambina e non c’erano stati contrasti con la compagna. Proprio Lucia Chinelli, mamma di Fatima, ha raccontato il forte legame tra il fidanzato e la figlia. «A lei piaceva stare con Mohssine. Giocavano a cavalluccio, si rincorrevano, si facevano il solletico. Tra i giochi preferiti della piccola vi era il “vola vola”: lui l’afferrava dal busto, sotto le braccia, e la spingeva verso l’alto».

LE VERSIONI SULLA TRAGEDIA

La posizione della donna è ancora al vaglio degli inquirenti, a cui ha riferito che la figlia era uscita di casa per raggiungere Azhar Mohssine al piano di sopra. Non vedendola, sarebbe andata sul balcone e avrebbe notato il fidanzato sul ballatoio mentre andava incontro alla bambina che lo chiamava. Gli avrebbe urlato di giocarci un po’ e di riportargliela a casa, poi avrebbe udito le urla della figlia che precipitava giù. Invece l’uomo ha raccontato che la mamma della piccola era in balcone e che quando Fatima le è scivolata dalle mani quest’ultima stava proprio salutando la mamma. Due versioni che necessariamente dovranno essere messe a confronto. Dopo aver raccontato che la bambina era caduta dal ballatoio senza che se ne accorgesse, il marocchino nell’udienza di convalida ha ammesso: «La lanciavo in aria, la buttavo e la prendevo. Poi è scivolata dalle mie mani ed è caduta». Inoltre, aveva bevuto e fumato hashish: in casa c’erano una bottiglia di vodka e un posacenere pieno di mozziconi, oltre al ciuccio di Fatima. «È allora evidente che pur non avendo egli direttamente voluto la morte di Fatima, l’ha però altrettanto direttamente cagionata».

LA TESTIMONE A ORE 14

La confessione di Azhar Mohssine è considerata «verosimile», ma ci sono degli elementi su cui fare chiarezza. Ad esempio, andrebbe messa in relazione anche con la dichiarazione di una testimone a Ore 14. «Ho finito il mio turno e ho buttato il secchio d’acqua fuori come ogni sera. Ho sentito delle voci di un uomo in lingua straniera e una donna che rispondeva. Ma sinceramente non ho sentito bene cosa dicevano, non mi sono interessata. Quando ho posato il secchio ho sentito un boato come fosse una cassa d’acqua, la mia idea era quella», ha raccontato la commessa di una panetteria. Poi ha ricostruito i terribili momenti successivi: «La mamma è scesa e si è presa una crisi di asma, continuava a dire a lui che era colpa sua, che è scivolata dal balcone, ma io ho guardato le ringhiere, sono troppo strette. Non poteva scivolare da lì. Lui ha detto che era colpa sua, c’era puzza di fumo, di bruciato… La madre aveva aperto la porta e la bambina era uscita seguendo questo ragazzo. Dice che ogni volta facevano quel percorso, ma alle 21 fa freddo per uscire col pigiamino…».





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